Magazine Attualità

Internet delle cose: ecco due successi che parlano italiano

Da B2corporate @b2corporate
Per molto tempo, una delle ragioni dell’ancestrale scetticismo delle aziende – italiane e non solo – verso la rivoluzione digitale è rimasto legato alla sua immaterialità. In altre parole, chi aveva sempre prodotto beni solidi e concreti non riusciva a comprendere come si potesse entrare nell’agone della grande Rete, senza che il proprio core business riguardasse specificatamente l’informatica.
Internet delle cose: ecco due successi che parlano italiano
Oggi, l’idea stessa di Internet è ben lontana dall’essere collegata solo a smartphone, tablet o PC (a proposito, su SosTariffe.it si trovano le tariffe più convenienti per connettersi ad alta velocità): l’Internet delle Cose ha infatti dimostrato che la Rete è un qualcosa che permea tutto, anche gli oggetti di uso quotidiano, e quindi anche per le PMI nostrane c’è la possibilità di non allontanarsi troppo dal proprio know-how e puntare sull’integrazione tra l’industria classica e il terziario più avanzato.
Chi ha già saputo raccogliere la sfida oggi raggiunge traguardi importanti, come le due startup italiane che fanno parte dell’elenco delle migliori 50 stilato da EU Startups in termini di grado d’innovazione, traffico registrato sul sito web, numero di dipendenti e coinvolgimento dei follower sui social. Si chiamano Filo e Alfred e presentano due prodotti molto diversi, ma in grado entrambi di mostrare i percorsi dell’innovazione con l’Internet delle cose.
Da una parte, c’è un’idea che ricorda con interessanti miglioramenti il successo di Tile oltreoceano, cioè una sorta di portachiavi Bluetooth che permette di trovare in pochi secondi gli oggetti che si perdono più spesso: un risparmio non da poco, visto che secondo i calcoli di Filo (gestibile tramite app, sia per iPhone che per Android, e con una portata che arriva fino agli 80 metri, la più alta della sua categoria) ogni persona perde tutti i giorni dai 16 ai 55 minuti per cercare cose, per un totale di circa un anno di vita.
Dall’altra un assistente virtuale (che da giugno si chiamerà Gideon) in grado di controllare tutti i dispositivi “smart” di casa, memorizzando i comportamenti di chi ci vive per arrivare a stilare una serie di regole autonome, nelle prossime implementazioni anche con la possibilità di condividere il proprio programma con altri, visualizzare lo storico dei comportamenti di chi ha interagito e soprattutto migliorare l’efficienza energetica in casa, con un risparmio previsto di più del 30% in bolletta. Storie di successo, oggi, con venture capitalist e angel investor pronti a finanziare con centinaia di migliaia di euro, ma che non sempre hanno avuto un percorso netto e che hanno dovuto fare affidamento su tutta la testardaggine e la passione per la propria idea dei giovani imprenditori: tra finanziamenti non concessi per mancanza di introiti immediati e coraggiosi trasferimenti all’estero, come nell’industria classica, è la determinazione a fare la differenza.

Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :