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Interview with Pierpaolo Curti

Creato il 27 febbraio 2019 da Untitledv
Interview with Pierpaolo Curti Interview with Pierpaolo Curti Pierpaolo Curti, Lodi1972, è artista italiano che utilizza principalmente la pittura come media espressivo caratterizzata da un essenzialità per forme e colori. Una dimensione differente viene data dalla percezione del reale che diventa caratterizzante dei paesaggi dalle tinte fredde. Di seguito vi propongo la mia intervista con Pierpaolo.

Chi è PierPaolo Curti e qual'è il percorso che ti ha portato a diventare artista? 
Senza dubbio non ho avuto un percorso lineare come spesso accade ad altri artisti. Ho iniziato, molto presto, a 20 anni avevo già uno studio, ma non ho frequentato scuole d'arte. Per me l'arte è sempre stata una necessità.
I tuoi dipinti dai colori freddi sintetizzano la tua estetica, caratterizzata dall'essenzialità e danno vita a infinite letture. Cosa caratterizza la tua ricerca? 
Quello che più mi interessa è portare lo spettatore davanti ad una possibile esperienza in maniera disarmata e in solitudine (atteggiamento utile per affrontare le nostre paure). In tal senso la pittura può risultare molto attiva, dinamica, nonostante le caratteristiche di immobilità dell'immagine che da sempre le appartengono. I colori che utilizzo sono calibrati per non avere distrazioni tipiche dell'impianto pittorico, ma mirano al successo dell'interazione. Un nuovo modo di fare pittura realistica, non più copia del reale, ma una realtà espressa in grado di interagire direttamente con il fruitore. Un impianto post-relativista, che si esprime meglio nel grande formato.
I "paesaggi mentali" sono una ricerca personale dentro se stessi, dell'artista e dello spettatore che individua elementi insidiosi. Qual'è l'ispirazione e come prendono vita queste tele? 
Queste tele sono la risultante del mio pensiero nella vita. Da sempre ho in testa che si debba ritornare a quote più alte e per farlo occorre un uomo nuovo, in grado di correggere il software interiore, cosi da ritrovare un adeguato ritorno al proprio vivere. Inutile dire che questo costa fatica e necessita di grande coraggio perchè questo cambiamento avviene solo con noi stessi, dopodiché, sarà questa energia positiva a modificare ciò che ci circonda.

Path 21 è stata la tua prima personale alla Galleria Michela Rizzo, lo spettatore trova l'installazione video Gymkhana che li accoglie, per poi procedere, come nasce questo video e come si relaziona con la tua produzione? 
Il video Gymkhana introduce metaforicamente lo spettatore all'interno di un percorso che ho realmente praticato sull'alta via dolomitica. Apre con una scena girata all'alba che stimola la salita verso le vette, per chiudere con la stessa immagine; indicazione di una continuità. Volutamente girato con mezzi non altamente professionali, Gymkhana vuole rappresentare la ricerca di qualcosa che non riusciamo a definire, ma che ci permette un viaggio interiore in un luogo mistico. Nel video volevo che si percepisse la fatica della salita, con il rumore dei passi, ma soprattutto che si evidenziasse bene l'impossibilità di raggiungere qualcosa. E' importante il cammino non la meta. Nelle grandi tele delle sale successive ho cercato di tradurre quello che questa tensione del viaggio ha sprigionato.
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