Intervista a Biagio Proietti e Diana Crispo

Creato il 12 giugno 2012 da Paolo Franchini

Nomi: Biagio e Diana
Cognomi: Proietti e Crispo
Ultimo lavoro: Chiunque io sia
http://it.wikipedia.org/wiki/Biagio_Proietti

Ciao Diana, ciao Biagio. Benvenuti nel salotto di VareseNoir.

Grazie.

A voi il divanetto, a me la poltrona. Bevete qualcosa?

Il solito.

Perfetto, mi aggrego volentieri. 

Fai bene.

Biagio Proietti sul palco di “18E20″, la rassegna curata a Salsomaggiore da Andrea Villani

Diana: Preferisco descrivere io Biagio, lui me, saremo sicuramente più generosi verso l’altro. In tutti questi anni, non ha mai perso l’entusiasmo per il suo lavoro e soprattutto per la vita. Anche nei momenti di difficoltà lui crede sempre al lato ottimistico dell’esistenza, questo è piacevole se devi lavorare con uno così ed essenziale se ci vivi anche insieme.

Biagio: Una sola cosa dico di lei: è la regina della pazienza, da 45 anni mi sopporta. Essendo uno entusiasta della vita sono anche umorale, quindi è necessario per me avere vicino, nel lavoro e nella vita, qualcuno che non si accenda subito e, con santa pazienza, aspetti che io mi dia una calmata. Tanto lo sa che alla fine sono anche capace di riconoscere i miei errori. Quando sono onesti, gli umorali sono fatti così.

Vi va di raccontarci il vostro ultimo lavoro? Ognuno a modo suo, dai…

D: Chiunque io sia, il nostro ultimo romanzo, nasce da uno sceneggiato televisivo del 1976 dal titolo LA MIA VITA CON DANIELA, scritto insieme, nascendo da una mia idea. Noi abbiamo sempre lavorato così: uno dei due ha un’idea, la passa subito all’altro e si vede che reazioni suscita. Ne abbiamo buttate via tante, soprattutto perché dopo un esame accurato e spietato non reggono. Questa idea ha retto, se ha dato vita a un filmTv.

B: Ha retto così bene che abbiamo avuto voglia di affrontare il tema attraverso un mezzo diverso, il romanzo. Perché in questo caso sarebbe stato possibile approfondire certi temi, scavare ancora di più nel personaggio femminile che è il vero motore di tutta la storia.

D: Ma anche sul rapporto di coppia che è al centro della vicenda, come spesso nelle nostre storie, basta ricordare il televisivo DOV’E’ ANNA? e il romanzo uscito subito dopo. A noi interessa molto analizzare le dinamiche di una coppia, soprattutto quando non sono calme e felici.

B: In questo modo, abbiamo lasciato calma e felice la nostra. Forse ci siamo curati scrivendo dei guai degli altri.

Quando avete iniziato a scrivere, sapevate già che – prima o poi – vi sareste affidati a questo genere di narrazioni “a quattro mani”?

B: Io ho cominciato a fare cinema come aiuto regista, lo sono stato nel 1962 in un bellissimo film di Francesco Maselli GLI INDIFFERENTI, poi sono stato suo aiuto anche in un film con Monica Vitti FAI IN FRETTA AD UCCIDERMI… HO FREDDO, una commedia sofisticata scritta anche da me come soggetto e sceneggiatura. Dopo, ho cominciato a lavorare come autore di cinema e di televisione. Debuttando nel 1970 con un grande successo, CORALBA, andato in onda in Germania, in Francia, in Svezia e naturalmente in Italia, tratto da un mio romanzo inedito e sceneggiato con Daniele D’anza, con il quale iniziò una collaborazione durata anni. Con diana avevamo sempre inventato storie, quando ho avuto il potere di proporre idee originali in tv ho proposto le nostre, quindi abbiamo sempre lavorato a quattro mani.

D: Biagio ha anche lavorato da solo e spesso con D’anza, un’altra coppia era diventata. in realtà non è un problema perché, anche quando ha scritto da solo due romanzi, UNA VITA SPRECATA e IO SONO LA PROVA, io l’ho aiutato, essendo sempre pronta a fare da cassa di risonanza ai suoi problemi, cioè a fare quello che fanno gli editor. A me non piace lavorare da sola, perché quello che amo di più è inventare storie, dopo serve un lavoro strutturato e complesso per realizzare il palazzo: farlo in due lo trovo molto più affascinante e gradevole.

Avete mai ballato sotto la pioggia?

D: Insieme mai, abbiamo preso la pioggia spesso, non sa se lui l’ha fatto con qualche altra partner.

B: A parte che non lo confesserei neanche sotto tortura, giuro che non ho mai ballato sotto la pioggia. Ho camminato, ho corso, ho navigato su barche sferzate dalla pioggia, ma ballato mai… Peccato, perché nonostante la mia mole sono stato sempre un buon ballerino. All’asciutto.

Ognuno di voi ha un libro che avrebbe voluto scrivere?

D&B: I libri che amiamo sono tanti, siamo lettori voraci e tante sono le opere che ci piacciono. Per quanto riguarda il genere che amiamo di più, il mistery, i preferiti sono i libri di RAYMOND CHANDLER, per fortuna quello che amiamo di più IL LUNGO ADDIO lo abbiamo sceneggiato insieme, Biagio lo ha anche diretto come regista, per la radio quando era una cosa seria e si faceva prosa.

B: Un altro autore che amo molto è DASHELL HAMMETT, su di lui ho scritto un’opera teatrale, quindi piuttosto che stare a morire d’invidia, dedico a loro due appassionati omaggi . anche per il piacere di farli conoscere a un pubblico ancora più vasto.

La canzone preferita da ognuno è…?

B: Quelle di PIERO CIAMPI, ogni volta che le sento, piango. Giuro che è vero.

D: THE SHADOW OF YOUR SMILE che era in un brutto film di Vincent Minnelli THE SANDPIPER, la canzone era bellissima e vinse anche l’oscar.

E quella che piace a entrambi?

D&B: Quella indicata da Diana, perché è stata la nostra canzone in quel periodo, anni ’67-68 ed è rimasta la nostra canzone. Sicuramente per i ricordi che ci fa nascere.

Che rapporto avete con la televisione?

D&B: Adesso la vediamo poco, vediamo film e non ci piace la fiction italiana, preferiamo quella americana. A suo tempo, negli anni settanta, fino al novanta, il rapporto è stato ottimo. Ci hanno dato la possibilità di fare le storie che ci piacevano, erano tranquilli perché delusioni non ne abbiamo mai date. Questo fino al 1989 quando abbiamo presentato SOUND un film per la tv di fantascienza, con un cast eccezionale, Peter Fonda, Elena Sofia Ricci. Molti lo esaltano al punto che hanno creato una pagina su facebook “SOUND il misterioso film di Biagio Proietti” – noi la consideriamo una delle cose più belle fatte da noi, però da quel momento la televisione è diventata una corsa verso la banalità, la serialità intesa nel senso peggiore: storie che non diano fastidio a nessuno, sicurezza di avere buoni ascolti ripetendo lo stesso schema, insomma il coraggio di fare storie vere è sparito e noi abbiamo preferito lavorare nella letteratura creando a romanzi nei quali ritroviamo la libertà d’inventare e di raccontare della quale abbiamo sempre goduto.

E con il cinema?

D: Se intendi come lavoro, il rapporto è stato più complesso, perche in realtà il cinema di genere che piace a noi – il giallo, il noir, il mistery – doveva rispondere a esigenze produttive non condivise, tipo troppo sangue, molta violenza, molto sesso. Allora meglio lavorare in TV dove queste cose non te le chiedevano e ti lasciavano fare una storia affascinante e originale come quella di CHIUNQUE IO SIA.

B: Io da solo in cinema ho fatto due cose che mi sono piaciute e che sono diventate due film cult: THE BLACK CAT, tratto da un racconto di Edgar Allan Poe scritto per Lucio Fulci e LA MORTE RISALE A IERI SERA, tratto dal romanzo del grande Scerbanenco I MILANESI AMAZZANO AL SABATO, la mia gioia è che quando ho conosciuto, anni dopo, la vedova: Nunzia ha detto e scritto che quello era il film che amava di più, fra i tanti tratti da racconti o da romanzi del marito.

Avete mai parlato al telefono per più di due ore?

D&B: Quando non vivevamo insieme parlavamo noi due per ore al telefono.

D: Comunque è lui quello che parla di più, sia al telefono sia nella vita, a viva voce. Se poi gli date un microfono è difficile levarglielo.

Vi piacciono i proverbi? Ne usate uno più spesso?

D&B: Risposta assolutamente condivisa, non li conosciamo, non li citiamo, qualche volta ne inventiamo di finti, spesso in inglese maccheronico.

Avete tre righe (a testa) per dire quello che volete a chi volete. Vi va di usarle?

D: Che la gente sia più educata e gentile, rispettarsi è la cosa forse non facile ma sicuramente più importante del vivere civile.

B: Non ho messaggi, preferisco rivolgermi a chi leggerà questa intervista nella speranza che diventi un nostro lettore. Io sono un critico feroce delle cose che scriviamo, anche di quelle che scrivo da solo, in questo caso CHIUNQUE IO SIA mi pare un romanzo ben strutturato e soprattutto ben scritto.

Vi siete mai rapati a zero?

B: Il mio record è all’opposto, ho portato per anni i capelli lunghi, tanto lunghi, poi ho anche avuto il periodo della coda, adesso che sono un vecchio signore li porto lunghini, ma quasi da persona seria.

D: Ho ritrovato delle fotografie, dove praticamente mi ero rapata a zero, devo dive che stavo bene, adesso l’estate ci arrivo vicino, ma senza avere la coraggiosa incoscienza di allora.

Se poteste cambiare una cosa (ma una soltanto) del vostro ultimo lavoro, che cosa scegliereste? Il titolo? L’immagine di copertina? Altro?

D&B: Il titolo no, la copertina è strana ma ci piace, ci sembra efficace. Altro potrebbe anche significare cambiare tutto il romanzo? In questo caso, almeno per ora, non cambieremmo niente.

Quando scrivete, avete un lettore di riferimento oppure scrivete solo per voi stessi?

D&B: Lavorare in coppia comporta il cambio dei ruoli, quindi a turno uno può essere il lettore di quello che prima abbiamo generato. Però crediamo che la domanda sia un falso problema, si scrive sempre per se stessi, nella speranza di avere qualche lettore, inseguire fantomatici lettori dei quali non sappiamo niente ci sembra una chimera non solo inutile ma dannosa.

Tra due ore si parte per un viaggio su Marte: ognuno di voi può scegliere tre oggetti da portare con sé e un aggettivo per descrivere l’umanità ai marziani.

D: Sicuramente un libro, una stecca di sigarette con accendino, un pezzo molto grande di cioccolata.

B: Un computer, una pila di dvd, anche nostri, un mezzo per comunicare, se per caso l’astronave non ne avesse uno. Per quanto riguarda l’umanità mi servono due aggettivi: varia e divertente.

D: L’umanità: vale sempre la pena di conoscerla. E provare ad amarla.

La cosa che più vi annoia, quella che più vi diverte e quella che più non sopportate.

D: Quella che mi annoia è sicuramente il calcio visto in tv e Biagio che mi costringe a vederlo. Quella che mi diverte sono i cartoni animati, quando i nipoti erano piccoli, ne abbiamo fatta una scorpacciata. Che cosa non sopporto? Le persone noiose. Però, purtroppo, non so mai prima se chi mi attacca bottone sia noioso o no, quando lo scopri è difficile liberarsene.

B: Mi annoia chi ripete all’infinito la stessa cosa stupida, mi diverte la possibilità di imbattermi in cose nuove e sconosciute (sempre illudendomi che non siano deludenti), non sopporto la stupidità ma forse sono troppo stupido per capire chi lo è e chi non lo è.

State già lavorando al vostro prossimo libro? Se sì, ci regalate un’anticipazione?

D: In questo momento sto cercando di mettere ordine alla marea di poesie scritte, le vorrei buttare tutte, ma Biagio le difende, anzi minaccia di pubblicarle, a nome mio ovviamente, ma io sono contraria. Le poesie le ho sempre scritte per me, unico lettore.

B: Sto lavorando da solo a due romanzi, uno molto difficile perché sono i personaggi a raccontare le loro storie in prima persona, quindi ogni volta cambia stile. L’altro è una storia che ho scritto per la televisione, ma poi non è mai stata finita, adesso la sta sviluppando in forma di romanzo. Forse dopo la faranno in televisione. Su questo però non ho più speranze, se ti dicono che è bella non la fanno.

Prima di salutarci, l’ultima domanda è vostra. Chiedetevi a vicenda quello che volete… ma ricordate anche di rispondervi.

Diana a Biagio: sei contento di aver lavorato con me?

B: A volte ho desiderato ucciderti, ma in realtà sono contento, perché se i risultati sono buoni, i meriti sono di entrambi. Mi piacerebbe che tu pubblicassi le poesie perché sono belle, ma questo è un altro problema. A Roma uno come me lo definiscono tignoso, cioè uno che non si arrende mai.

Biagio a Diana: sei contenta di aver lavorato con me?

D: Quando ho provato a scrivere con altri, rimpiangevo i tuoi difetti, inoltre concordo con te: contano i risultati. Sembrano buoni finora, speriamo che anche CHIUNQUE IO SIA ci regali qualcosa di bello, anzi molto bello.

D&B: Insieme vogliamo salutare chi ci legge e ringraziare chi ha scritto le domande, però una la vogliamo fare noi a lui: quando darai una risposta anche tu? Per esempio, fai sapere a noi e ai tuoi lettori se CHIUNQUE IO SIA ti è piaciuto. Sappiamo che lo stai leggendo, aspettiamo la risposta. Cioè la recensione.

Diana e Biagio, vorrei tanto rispondervi, ma non posso… Sono come uno di quei cattivi che nei film esclamano sul più bello: “Le domande, qui, le faccio solo io”. Farei un’eccezione, sono sincero, ma purtroppo non posso. Ad ogni modo, un altro giro del vostro “solito” non ce lo toglie nessuno. Alla vostra!


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