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INTERVISTA A…/ Fabio Caressa racconta il suo diario a Lampedusa

Creato il 07 aprile 2011 da Iltelevisionario

INTERVISTA A…/ Fabio Caressa racconta il suo diario a Lampedusa(di Alessandra Giorda) Dopo il successo di Buongiorno Afghanistan, si prosegue con SOS Lampedusa. Si tratta di un reportage di 50 minuti in cui attraverso gli occhi di un giornalista sportivo, quindi non di chi mastica ogni giorno questi argomenti, si raccontano molti momenti non ancora visti in televisione o descritti sulla carta stampata. Fabio Caressa porterà il telespettatore a vivere quello che lui stesso ha vissuto in questo viaggio dove si narrano vicissitudini di dolore, ma anche di sorriso e speranza in mezzo a tanta disperazione. La dote di questo giornalista, oltre alla ineccepibile bravura, è che ha come credo che la “notizia” non si fa solo con il negativo ma anche con il positivo.

Miei cari lettori, che mi seguite sempre copiosi e di questo Vi ringrazio, Vi suggerisco di non perdervi l’appuntamento di giovedi 7 Aprile ore 22,00 su Sky Uno. Il mio non vuole essere un messaggio promozionale come tanti, bensì un consiglio, poiché Fabio Caressa è maestro nel raccontare situazioni complicate con gli occhi di chiunque. Il compito di un giornalista è riportare notizie ed essere super partes, idea che come sapete sposo nella sua interezza, infatti il mio input è frutto del dovere d’informazione, poiché Caressa Vi porterà a scoprire quello che ancora non si sa e che è giusto che Voi conosciate. Capiamo meglio l’esperienza di Fabio attraverso quest’intervista, dove ci racconta un assaggio di quello vedremo in SOS Lampedusa e l’episodio per eccellenza che rimarrà indelebile nella sua mente.

D: Come nasce l’idea di SOS Lampedusa?

R: Nasce come prosecuzione di quello che avevo fatto in Afghanistan, ossia quando ci sono situazioni complicate mi reco sul luogo con gli occhi di chi non sa e vuole capire cosa sta succedendo.

D: Parlami dei migranti e cosa hai letto nei loro occhi?

R: Intanto bisogna distinguere quelli i tunisini che arrivano dalla loro patria ed i profughi che provengono dalle zone sub sahariane. Quelli che giungono dalla Somalia, dall’Eritrea e Darfur, zone di guerra ,hanno lo status di profughi, mentre i tunisini no. Quest’ultimi arrivano abbastanza tranquilli senza donne e bambini. Quelli che arrivano dalla Libia e dal centro Africa sono in situazioni drammatiche in più hanno al seguito mogli e prole.

D: Come hai visto la situazione dei Lampedusani?

R: Sono rimasto colpito dalla pazienza. In televisione abbiamo visto le immagini delle loro proteste infuocate, che però si sono perpetrate per solo un giorno. Gli isolani sono stati abbandonati per 40 giorni, ma hanno saputo gestire la situazione, con la mentalità di essere abitanti alle porte dell’Europa e con i valori quali generosità ed umanità. Ho visto gli abitanti dell’isola siciliana a comprare il pane e regalarlo ai migranti, a donare loro abbigliamento, prodigarsi in aiuti ed offrire il caffè tranquillamente senza paure.

D: Raccontami un episodio che ti ha colpito del vissuto a Lampedusa?

R: Come tutti sappiamo la scorsa settimana c’è stato un naufragio di persone che provenivano dalla Libia, non si sapeva se i morti fossero 11 o più. Sono partito con la guardia costiera, sono andato a recuperare 5 superstiti di un peschereccio egiziano e non dimenticherò mai il dolore nei loro occhi per la dipartita dei compagni.

D: Le forze politiche sono intervenute troppo tardi?

R: Assolutamente si.

D: Un giudizio sull’intervento del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi?

R: E’ stato accolto con grande entusiasmo poiché i lampedusani stavano vivendo un momento di difficoltà. Alcune “cose” che ha detto sono state fatte, altre saranno difficili da attuare ed altre non hanno fondamenta come quelle della casa e del campo da golf. Personalmente le avrei evitate.

Di seguito le immagini di SOS LAMPEDUSA realizzate in Tunisia da Sergio Ramazzotti/ParallelozeroClick to view slideshow.



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COMMENTI (1)

Da Walter
Inviato il 08 aprile a 17:48
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Se si considera l'Eritrea "zona" di guerra, è indispensabile menzionare anche l'Etiopia; se no, contro chi la farebbe? Comunque, la realtà è una altra. In Eritrea (come in Etiopia) vige una situazione di pace-non-pace alis guerra-non-guerra. Tutto ciò, grazie alla poltronaggine dell'O.N.U. che non vuole far osservare all'Etiopia gli accordi e le relative risoluzioni.