Intervista a Guido Jucci autore di 16 Giorni

Creato il 31 maggio 2010 da Thebackinblack

Abbiamo intervistato Guido Jucci autore di 16 Giorni (Castelvecchi Editore), già segnalato sulle nostre pagine. Abbiamo scoperto una persona schietta, senza troppi fronzoli e attenta. Alle minuzie e alla non banalizzazione degli argomenti.
 
Da avvocato a scrittore. Come è nata questa esigenza?
Non è stata un'esigenza ma una necessità. Il processo a un dialogo, difficile perché l'interlocutore non riconosce di essere oppresso e manipolato dalla tradizione della cultura dominante nel proprio paese, non riesce a trovare un editore che ne consenta la diffusione. Il format del romanzo consente invece di spargere qualche seme di dubbio nelle pieghe del racconto, magari se leggero, veloce e intrigante Questo è pertanto il primo libro pubblicato. Ce ne sono altri tre, che spero prima o poi vedranno la luce della brossura. Un primo riguarda l'approccio razionale al paranormale letto in chiave spirituale ma rigorosamente aconfessionale. Ho tentato di allineare con la logica numerose esperienze vissute di persona per cercare di capirne il senso, visto che non provenivano da alcuna volontà umana. Il secondo ha un titolo auto-esplicativo "L'illibertà di pensiero", una ricerca sulle ragioni che conducono l'uomo all'incapacità di analizzare i motivi della sua elaborazione, che naturalmente per ciò rimane monca, quando va bene. Il terzo è un'esegesi di quasi 3000 pagine di Word contenenti la canalizzazione tramite scrittura automatica di testi scritti da persone a me vicine negli ultimi undici anni.
Si va dalla teosofia alla psicologia applicata, nulla a che vedere con ciò che abbiamo visto purtroppo in televisione.

Questo è il suo primo libro. Ha avuto qualcuno accanto nella sua
realizzazione?

Nella stesura del libro sono stato solo, qualche volta aiutato da intuizioni che mi sembrerebbe strano attribuire alle mie capacità inventive. Una volta terminato, l'editing è stato fatto da Carlo A. Martigli.
 
Cosa c'è dietro 16 Giorni, perché sembra quasi che ci sia un secondo livello
di lettura.

Non so se ho ben inteso la domanda. Se per secondo livello di lettura ci si riferisce al tentativo di indurre curiosità di carattere spirituale la risposta è sì. Nella prossima edizione si troverà il disclaimer che per errore è saltato nella prima. Eccolo:"Ogni riferimento a persone e fatti è puramente casuale e frutto della fantasia dell’autore. Gli episodi definiti non direttamente razionalizzabili sono invece reali, anche se narrati in forma romanzata. I messaggi delle Guide di Claudia sono rigorosamente autentici, salva l’identità della medium."
 
Come definirebbe il suo romanzo?
Lo definirei, se mai ci riuscissi, una proposta di ricerca, un messaggio di consapevolezza che chiunque è in grado di farcela purché sia onesto con sé stesso più di quanto già creda di esserlo, una critica ai valori della materia,inclusi nella materia quelli lapalissianamente confessionali.
Lei ha scelto delle donne come protagoniste, che sembrano quasi degli stereotipi,è così?
Sono degli stereotipi, ma vivi e pulsanti, pieni di difetti e di capacità come tutti. Sono donne perché, almeno da noi, le donne hanno maggiore apertura mentale, sono più coraggiose verso la diversità, sono meno schematiche e quindi più tolleranti. Nella tradizione orientale, della quale non mi occupo, la destra, il maschile, comprende il materiale, il dare e il fare. La sinistra, il femminile, comprende il sentire, il ricevere e lo spirituale. Se fosse vero, la risposta starebbe qui. Nel libro esse sono donne che hanno realizzato ciascuna il suo sogno ancestrale, ma invece di essere felici perché realizzate, provano, così diverse tra loro, il medesimo senso di disagio. Ed è perciò che vanno a scavare nella vera radice del loro sogno che non le ha rese soddisfatte e scovano che il difetto sta nel manico di una cultura che ha plagiato le loro vite come quella di ciascuno di noi.
 
L’Alchimista

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