Intervista a Massimiliano Santarossa

Creato il 24 novembre 2010 da Sulromanzo
Di Morgan Palmas
Un incontro con Massimiliano Santarossa
Buongiorno, vorrei iniziare chiedendole a quale età si è avvicinato alla scrittura e se è stato o meno un caso fortuito.
Mi sono avvicinato alla scrittura intorno ai vent’anni. Ricordo molto bene la mia prima volta. Era circa mezzanotte. Stavo dentro una vecchia osteria di paese, allungavo le orecchie per ascoltare le storie di un vecchio sub, di un ex domatore di tigri e di un giovane pazzo. Mentre ascoltavo le loro folli avventure mi sono accorto per la prima volta del posto, di cosa contenesse per davvero quella vecchia bettola, di quanta vita ci fosse lì dentro e del peccato mortale che stavamo tutti commettendo nel lasciar cadere certe storie nell’oblio. Chiesi al barista carta e penna e cominciai a scrivere ciò che sentivo e vedevo. Poi sono venuti i primi racconti brevi. E dopo qualche anno i libri.
Se consideriamo come estremi l’istinto creativo e la razionalità consapevole, lei collocherebbe il suo modo di produrre scrittura a quale distanza dai due?
In assoluto più vicino alla razionalità consapevole. Non voglio imbrogliare nessuno usando la favoletta delle storie che nascono per magia. No. Le mie storie nascono dall’ascolto delle vite altrui, dall’uso delle mani per toccare gli oggetti di cui scrivo, dall’uso degli occhi per vedere il mondo che mi circonda, e dallo sfruttamento della memoria per riportare alla luce ciò che ho vissuto in prima persona. L’unico istinto creativo viene alla fine della stesura, quando tento di inserire nel romanzo quella che definisco l’anima del racconto, cioè le frasi che più mi piacciono, e che più andranno a caratterizzare il libro.
Moravia, cascasse il mondo, era solito scrivere tutte le mattine, come descriverebbe invece il suo stile? Ha un metodo rigido da rispettare o attende nel caos della vita un’ispirazione? Ce ne parli.
Conosco bene i vizi degli scrittori. Ci sono anche interessanti saggi in merito. Quando facevo l’operaio scrivevo sempre, ogni istante libero era buono, anche in mezzo al freddo del capannone, magari nascosto dietro qualche macchinario, poi sistemavo gli appunti durante la pausa pranzo. Oppure prendevo appunti mentre giravo per strada, mentre stavo al centro d’un rave party, alle volte anche dopo una scazzottata o una corsa in auto. Sfruttavo l’adrenalina per trovare le parole giuste per i miei primi racconti brevissimi, quelli che pubblicavo in riviste molto alternative e sconosciute.Oggi, alla soglia dei quarant’anni, sono molto più pigro. Scrivo solo la sera, dopo aver giocato con mio figlio, dopo aver ascoltato la sua giornata. Appena si addormenta prendo il mio quaderno e scrivo. Mai prima delle nove e mezza di sera. Attendo che ci sia silenzio assoluto.
Di che cosa non può fare a meno mentre si accinge alla scrittura? Ha qualche curiosità o aneddoto da raccontarci a riguardo?
Non posso fare a meno di avere la casa in ordine. Piatti puliti, divano sistemato, lavastoviglie scaricata, spazzatura svuotata, la tuta comoda addosso, il quaderno ordinato (la prima stesura la faccio solo su carta) e qualche matita con la punta pronta. Oggi sono pignolo, per concentrarmi ho bisogno che attorno a me sia tutto in ordine. E pensare che la mia vita “precedente” è stata solo un grande caos!
Wilde si inchinò di fronte alla tomba di Keats a Roma, Marinetti desiderava “sputare” sull’altare dell’arte, qual è il suo rapporto con i grandi scrittori del passato? È cambiata nel tempo tale relazione?
Vado spesso alla tomba di Pier Paolo Pasolini a Casarsa. Lo sento ancora vivo. Forse ancora il più vivo tra noi. Vado lì, mi fermo davanti alla sua lapide, gli parlo a bassa voce di cose che condivido solo con lui. È l’unico maestro che non riesco ancora a mangiare. Con tutti gli altri scrittori del passato non ho alcun rapporto. Li leggo. Punto.
L’avvento delle nuove tecnologie ha mutato i vecchi schemi di confronto fra centro e periferia, nonostante ciò esistono ancora luoghi italiani dove la letteratura e gli scrittori si concentrano? Un tempo c’erano Firenze o Venezia, Roma o Torino, qual è la sua idea in merito?
Oggi come oggi è tutto molto complesso. Ma non per colpa delle nuove tecnologie. Bensì per colpa dell’economia che arranca. Gli scrittori, almeno quelli che vedo io, mi pare che di questi tempi tendano a concentrarsi attorno ai finanziamenti pubblici, piuttosto che attorno a un’idea di letteratura e di cultura. Per cui posso dirle che non vedo centri geografici, ma solo centri di potere a cui aggregarsi. Per quanto mi riguarda, ne sto lontano.
Scrivere le ha migliorato o peggiorato il percorso di vita? In altre parole, crede che la letteratura le abbia fornito strumenti migliori per portare in atto i suoi desideri?
Sono orfano di padre fin da piccolo, sono cresciuto solo grazie a mia madre operaia, ricordo benissimo gli inverni gelidi senza nemmeno il riscaldamento in casa, ho frequentato la “classe dei bambini diversi”, non ho alcun titolo di studio, sono entrato in fabbrica da giovanissimo, ho conosciuto tutto ciò che di peggiore la vita possa offrire, poi quasi per caso ho incontrato la scrittura. La scrittura è stata il mezzo per uscire dalla “classe dei diversi”, per capire che pure noi eravamo bambini identici a tutti gli altri, esseri umani quanto gli altri, e infine per scrollarmi di dosso l’etichetta del cattivo ragazzo di strada. Poi grazie alla scrittura ho capito che potevo salvare dall’oblio le storie di persone definite “ultime”. E questo mi ha dato un po’ di pace.
La ringrazio e buona scrittura.
Massimiliano Santarossa (Pordenone, 1974) è uno scrittore italiano.Ha pubblicato “Storie dal fondo” per Biblioteca dell'immagine nel 2007, “Gioventù d'asfalto” sempre per Biblioteca dell'immagine nel 2009. Il nuovo romanzo “Hai mai fatto parte della nostra gioventù?” Baldini Castoldi Dalai editore è uscito nel 2010. I suoi libri nascono nell'estrema periferia italiana, tra disagio, vite ai margini, avventure di ogni genere. Prima di dedicarsi alla scrittura, l'autore è stato falegname, poi operaio in una fabbrica di materie plastiche e ha condotto buona parte della propria vita a braccetto con i personaggi da lui stesso narrati. Le storie narrate, per quanto incredibili, hanno riscontro in dati autobiografici. Ha vinto nel 2008 il premio letterario "Parole Contro" e nel 2009 ha ricevuto la menzione speciale del premio "Tracce di Territorio".Dal 2009 i suoi libri sono rappresentati a teatro.

Potrebbero interessarti anche :

Possono interessarti anche questi articoli :