Intervista a Valerio Cosi

Creato il 18 ottobre 2013 da Carusopascoski


“Non so esattamente ciò che sto cercando, qualcosa che non è stato ancora suonato.
So che lo sentirò nel momento in cui me ne impossesserò, ma anche allora continuerò a cercare”
John Coltrane

Se non conoscete ancora Valerio Cosi e digitate il suo nome e cognome su Google sarete sorpresi di scoprire l’ennesimo paradosso italiano: da un lato la critica nazionale e internazionale che elogia quello che è a tutti gli effetti un prodigio musicale appartenete al “ei fu” Belpaese (più precisamente, Taranto), dall’altro come le cartelle di ricerche siano presto sommerse da risultati che non sono mai stati più fuorvianti di questo, ma che beneficiano del diffuso degrado culturale sortendo un maggiore riscontro presso le masse, indicizzandovi così su Valerio Scanu.
Se sarete temerari quel poco che basta da andare oltre questo grottesco equivoco vi si aprirà un orizzonte di sperimentazione e concretezza – “free jazz, free rock, free music” – un magma denso di inarrestabile creatività tra Coltrane, Pharoah Sanders, Sun Ra, la stagione del Krautrock tutta e tonnellate di musica etnica, con un afflato sensibilmente spirituale, sentitamente citazionista e concettualmente oltre ogni convenzione, luogo comune e apatia compositiva, con quest’ultima che è sicuramente il rischio minore per il futuro in un giovane musicista che non si sogna minimamente di sedersi su un curriculum già da maestro di voli estetici.
Oggi Valerio ci racconta la sua musica, il suo percorso artistico e le sue passioni. Per ascoltarlo poi la scelta è veramente ampia: si inizia con “Immortal Attitudes” nel 2006, poi è un incessante vulcano di iniziative e collaborazioni con decine di artisti e label nazionali e internazionali: collabora con Enzo Franchini, Julie’s Haircut, Makoto Kawabata (Acid Mothers Temple), Pulga, Wilson Lee, My Cat Is An Alien, Uton e soprattutto con Fabio Orsi con cui realizza due album (“We Could For Hours” e “Thoughts Melt In The Air”) mentre l’attività autonoma è ancora più fertile con “The Three Faces Of Moongod”, “And The Spiritual Committee”, “Conference Of The Aquarians”, la trilogia “Freedom Meditation Music” e “Heavy Electronic Pacific Rock” che certifica una volta per tutte la qualità della sua produzione solista, cui seguirà l’altrettanto apprezzato “Collected Works”. Dopo aver annunciato “Tuinals” (coming soon) ha ripagato creativamente un debito estetico con l’omaggio “Valerio Cosi plays Popol Vuh” uscito nell’anno corrente.
Da dove iniziare o da dove riprendere? Non temete, l’intervista è abbastanza lunga da poter godere in sottofondo di una buona parte della sua discografia. So, enjoy it.

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