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Intervista con anne-sylvie salzman

Creato il 20 febbraio 2018 da Nickparisi
INTERVISTA CON ANNE-SYLVIE SALZMANBentornati su Nocturnia! Oggi vi presento la mia intervista con la scrittrice "weird" francese Anne-Sylvie Salzman. Anne-Sylvie è l'autrice di Lacerazioni, l'antologia pubblicata da Edizioni Hypnos di cui ho parlato QUI.
Col suo vero nome Anne-Sylvie Homassel la nostra è anche una valente traduttrice sempre legata ai generi weird  ed horror.  L'occasione ci permette di gettare uno sguardo a quanto succede oltralpe.
Ringrazio Anne-Sylvie (che spesso si firma anche Ash) per la sua gentilezza e la sua disponibilità mentre a tutti voi auguro-come sempre- buona lettura!
Attendo i vostri commenti.

(For english version, please scroll down )

Nick:  Benvenuta su Nocturnia Anne-Sylvie Salzman, è davvero un grande piacere averti ospite del mio blog. Cosa ti ha avvicinato in particolare a generi come l'horror ed il weird e cosa ami di questi generi letterari?
Anne-Sylvie Salzman: Credo di essere stata attratta dall'horror e dal weird fin dall'infanzia, sebbene non in maniera del tutto diretta. Uno dei miei primi esperimenti fu di leggere, quando avevo sette anni, le prime pagine di L'Île aux trente cercueils, probabilmente uno dei più cupi romanzi di Arsène Lupin. Quell'opera ha infiammato in profondità il mio cervello con immagini potenti di auto-mutilazioni e giardini mostruosi. Penso di aver cercato quel senso infantile di orrore e meraviglia da allora - nella letteratura, nelle arti e in qualche modo anche nella mia vita di tutti i giorni.
Nick: Quali sono stati gli scrittori e le opere che ti hanno formato come scrittrice prima ancora che come professionista del settore? Naturalmente puoi citare anche film, serie televisive, comics,musica e tutto quello che ti viene in mente.

Salzman:  Il primo shock mi è stato provocato da Maurice Leblanc, l'autore dei romanzi di Lupin. Ma anche da Doyle, Agatha Christie e Jules Vernes, da tutto quello che fosse ricco di descrizioni ed esotismo. Molte delle raccolte di racconti della famosa serie francese chiamata «Contes et légendes» (Contes et légendes de Sibérie e Contes et légendes du Japon erano in cima alla mia lista di preferenze). Poi devo aver letto un mucchio di autori britannici - le sorelle Brontë, Du Maurier, Lehman, Goudge, Cronin, Dickens, Stevenson - perché ovviamente sei un lettore prima di diventare uno scrittore. Quando la scrittura è diventata un processo più consapevole, ho guardato in direzione dei francesi (Nerval - che mi ha anche dato accesso al meraviglioso Heinrich Heine, Fénéon che non ha scritto molto, ma il suo Nouvelles en trois lignes è una lettura obbligata per ogni aspirante scrittore , Marcel Schwob ..., tra gli scrittori più recenti forse Queneau). Potrei anche menzionare Bulgakov ... Stranamente, ho anche avuto una duratura infatuazione per Robert Musil. Che sembra essere tutto tranne che weird... Nelle arti suppongo abbiano giocato un ruolo considerevole nella mia formazione i pittori simbolisti, che ho scoperto quando ero  adolescente. Soprattutto i francese Moreau e Redon o i belgi Rops, Khnopff, Spillaert ... e anche Gallen-Kalela. Per anni ho tenuto un poster della sua  Mother of Lemminkäinen nel mio studio. Un amico ceco mi ha fatto conoscere Josef Vachal, un artista, scrittore edincisore estremamente interessante, il cui mondo pieno di idiosincrasie è piuttosto interessante. Cineasti come Hitchcock, Tourneur, Ruiz, Bergman o più recentemente Guerman  e Lynch mi hanno mostrato un bel po ' di immagini e sui suggestioni. E da qualche anno sono molto interessata dall' ero-guro (1)e  dal J-horror. Ma ancora non so come utilizzarli.
Infine, sono anche influenzata dai paesaggi. Per me, le periferie, i margini delle città - e le montagne, rappresentano le influenze principali
INTERVISTA CON ANNE-SYLVIE SALZMANNick:  Sempre a proposito di influenze, leggendo i racconti di "Lacerazioni " ho come la sensazione che una gran base dell'ispirazione dei tuoi racconti venga da un misto di folklore francese, scozzese ed orientale. E' una sensazione sbagliata la mia?
Salzman: Non ne sono così sicura - nella maggior parte dei casi si tratta di falso folclore! Quindi sì, ho letto un po 'di folklore, come ho detto prima, ma ho inventato o reinventato molte cose (il che spiega il mio apprezzamento per Lord Dunsany e le sue storie di Pegana.) La cosa principale presa dal folklore potrebbe essere la relazione tra uomo e animale. Le infinite possibilità di metamorfosi e trasformazione da uomo a animale e viceversa.
Nick: Leggendo i racconti contenuti in "Lacerazioni" si notano alcune tematiche ricorrenti, la prima è la fascinazione nei confronti degli occhi intesi sia come oggetti fisici sia come specchi del fantastico e dell'irreale. Il secondo tema ricorrente è il disagio relativo alla maternità. Cosa ti affascina in questi temi?
Salzman: Gli occhi, certo, non sono un argomento decisamente weird ? Un sacco di persone condividono questo malsano interesse, collezionano occhi di vetro e fantasticano sull'enucleazione e sugli occhi vaganti e cose simili ... C'era nel mio caso una ragione ovvia, che riguardava ciò che Odilon Redon e altri artisti stanno facendo con gli occhi; ma poi ho scoperto che uno dei miei antenati era un fabbricante di occhi di vetro. E,se per questo anche un assassino, ma questa è un'altra storia.
Per quanto riguarda la maternità - è perché, essendo senza figli, ed essendo donna, sono affascinata da quello che sarebbe potuto essere, ma non è successo? Sto fantasticando liberamente sulla maternità perché non ho mai avuto figli? Probabile.
Ma davvero non lo so.
INTERVISTA CON ANNE-SYLVIE SALZMANNick:  I tuoi sono racconti molto intimisti quasi onirici, il più delle volte l'azione è quasi esclusivamente interiore, nei pensieri dei personaggi, spesso si rimane col dubbio che tutto avvenga solo nella fantasia dei personaggi. Si tratta di una scelta voluta da parte tua?
Salzman:  Sì, voglio che i lettori decidano da soli. Non mi piacciono molto le spiegazioni. Quello che sto cercando di offrire sono psicologie, case, paesaggi, paesi che i lettori sono liberi di esplorare. Non appena il racconto o il romanzo sono stati scritti e pubblicati, non mi appartengono più.
Nick:  Molto spesso i tuoi personaggi bramano il ritorno verso una condizione quasi selvatica, penso ad esempio alla protagonista di "Vivere da Selvaggi in Città" ( Vivres Sauvage dans le Villes"). Sei d'accordo con Robert E. Howard sul fatto che la Civilizzazione sia stata solo un errore di percorso e che alla fine la Natura umana non cambierà mai?
Salzman:  No, per niente. Penso solo che alcuni di noi siano attratti da certi aspetti della loro psiche che hanno a che fare con funzioni di base - mangiare, cacciare, copulare, espellere - e tendono a costruire le loro vite esclusivamente al completamento di queste funzioni. È semplicemente una parte della natura umana. Ciò che mi interessa in queste storie è la loro natura esagerata. Kim, la ragazza di "Vivre sauvage ...", segue questa sua spinta fino alla sua logica conclusione.Invece nella storia  "La Breccia", ad esempio, le giovani donne tornano in una sorta di civiltà dopo aver assaporato il gusto assoluto della ferocia. La stessa cosa la fanno  i ragazzi de "L'invenzione di Brunel".
Nick:  Sei stata prima collaboratrice e poi direttrice della rivista "Le Visage Vert"Presentala ai lettori italiani che ancora non la conoscono.
Salzman: Sono ancora solo una collaboratrice! Il direttore è - ed è sempre stato - il grande Xavier Legrand-Ferronnière. È un erudito e collezionista di tutto ciò che sia legato al fantastico, al' horror, e al weird e lo è da sempre. Quando era ancora solo un adolescente, ha lanciato alcune fanzine, poi, in seguito, ha creato  il primo Visage Vert, che usciva sotto forma di opuscoli ... Poi, insieme a Norbert Gaulard, un altro studioso e collezionista, ha deciso di lanciare un trimestrale. Elisabeth Willenz, una traduttrice dal tedesco al francese, nonché studiosa di Gustav Meyrink, si è unita al gruppo, lo stesso ha fatto Michel Meurger, studioso, scrittore, affascinante saggista. E ci sono entrata anche io, come traduttrice dall'inglese. Non tanto come autrice, mi ci sono voluti alcuni anni prima che mi decidessi a proporre una mia storia al comitato di redazione... Ciò che avevamo tutti in comune era una grande simpatia per le bellissime bibliografie bizzarre e precise. Ebbene, il primo numero, 300 copie in tutto, lo abbiamo auto prodotto, auto-pubblicato se si preferisce, e  abbiamo girato da libreria a libreria per convincere gli addetti lì a venderlo direttamente al pubblico.
Joëlle Losfeld, che all'epoca stava pubblicando scrittori come Walter de la Mare e Mervyn Peake - ed anche Arthur Machen - ne acquistò una delle copie e propose subito di pubblicarci. Tempi felici, che durarono parecchi anni. Poi ha dovuto lasciarci andare dopo il n ° 13. Abbiamo avuto una breve avventura con Zulma, un'altra casa editrice, poi abbiamo deciso che potevamo prenderci cura di noi stessi. Quindi ci gestiamo da noi Le Visage Vert a partire dal n ° 18. Le dimensioni, il tipo di copertine, il numero di pagine ... tutto è cambiato ma non lo spirito che ci anima.
Lo stesso vale per la natura e i generi dei contenuti.
INTERVISTA CON ANNE-SYLVIE SALZMANNick:  Quali son le soddisfazioni maggiori che hai ottenuto nei tuoi anni su "Le Visage Vert" , i racconti e gli autori che hai pubblicato o i momenti che ricordi con maggior affetto ? E quali invece le difficoltà maggiori?
Salzman: È difficile indicare momenti specifici perché è sempre stato un piacere. Non si tratta solo una rivista letteraria e una piccola pubblicazione, siamo anche un gruppo di amici ... Ma ebbene, c'è stato  questo: nel 1996 (sì, siamo-e lo sono anche io-delle anticaglie), abbiamo deciso di tradurre e pubblicare "Enoch Soames" di Max Beerbohm, si tratta di uno dei racconti più perfidamente perfetti che si possa immaginare. Enoch Soames è un poeta fallito che Beerbohm (che è anche il narratore della storia) prende in simpatia. Il 3 giugno 1897, Soames stipula un patto con il diavolo e, come risultato, viene inviato un centinaio di anni dopo alla sala di lettura della British Library, cento anni dopo, per controllare la sua fama presso i posteri. Non dirò di più sulla storia che è assolutamente da leggere.  Però all'inizio del 1997 abbiamo saputo che alcuni fans di Enoch Soames avevano deciso di riunirsi in gruppo proprio all'interno della Biblioteca per aspettare la sua venuta. In qualche modo siamo stati invitati alla festa di benvenuto e la nostra editrice di allora, Joëlle Losfeld, ci ha gentilmente offerto il viaggio a Londra. E ha anche pubblicato la nostra (Norbert Gaulard era il mio co-traduttore di quel progetto) traduzione dell'opera Seven Men (e Two Others), di cui faceva parte il racconto "Enoch Soames".
Per quanto riguarda la rivista ... si tratta di un atto d'amore, nessuno viene pagato, quindi dobbiamo attenerci a un programma che continua a sfuggirci tra le dita. Tuttavia, siamo riusciti a pubblicare 29 numeri della rivista e una serie di libri, soprattutto grazie a Xavier Legrand-Ferronnière e  a Elisabeth Willenz. Ma anche grazie al co-fondatore di Visage Vert  Norbert Gaulard, a Michel Meurger, François Ducos, e al membro più giovane del direttivo editoriale Mikaël Lugan
E naturalmente  a tutti  gli altri molti collaboratori: traduttori, illustratori, esperti, scrittori ...
Nick: Tu in Francia sei anche un'apprezzata traduttrice. Col tuo vero nome Anne-Sylvie Homassel hai tradotto dall'inglese in francese molti autori come Fritz Leiber; Arthur Machen e Lord Dunsany. Quanto le due attività s'influenzano tra loro ed in quale maniera?
Salzman: Questa è una questione complicata. Ho iniziato a scrivere fiction prima di diventare  traduttrice. Recentemente ho fatto la stessa domanda a Edward Gauvin, che scrive (in inglese) e traduce (dal francese all'inglese). Aveva questa risposta riguardo alla traduzione alla quale penso di poter fare affidamento. "La traduzione è, in un certo senso, scrittura allo stato puro. Sollevati dal dovere di creare per forza un senso, ci si può soffermare sull' infinitamente dolce e piacevole affinamento del linguaggio. "(Una brutta traduzione del suo eccellente francese, temo).
Nick: Quello del traduttore è un lavoro fondamentale, direi che è quasi uno dei più importanti per definire il gradimento del lettori nei confronti di un testo, anche per questo è uno dei più difficili Quali sono le difficoltà maggiori che tu hai affrontato nel tuo lavoro di traduttore? E sopratutto, esistono scrittori più facili da tradurre di altri? E si per quali motivi?

Salzman: I libri scritti male (o i libri che tu, come traduttore, reputi scritti male) sono difficili da tradurre, perché sono così frustranti. Perché non si può davvero applicare a loro questo "affinamento infinitamente dolce e piacevole del linguaggio" Edward sostiene che se lo fai, li tradisci.
E i capolavori contenenti più livelli di lettura, in cui il significato doppio e triplo si nasconde dietro le parole. In quei casi hai sempre paura di perdere qualcosa. Ma almeno il risultato può essere gratificante.
INTERVISTA CON ANNE-SYLVIE SALZMANNick:   Una mia curiosità, tra l'attività di scrittrice e quella di traduttrice quali preferisci? Oppure per te sono due aspetti dello stesso processo creativo.
Salzman: Sono una traduttrice per mestiere e per vocazione e uno scrittrice per impulso o desiderio. Non sono due cose che si possono paragonare davvero ...
Nick: Come scrittrice, quale dei tuoi colleghi scrittori segui con più attenzione e interesse?
Salzman: Per quanto riguarda la Francia sarò sempre disposta a leggere la maggior parte delle cose che scrive Romain Verger. Lo stesso vale per  Mika Biermann, è una scrittrice tedesca che però scrive in francese. E aggiungo i vecchi amici Yves e Ada Rémy. Quindi la gloria russa Vladimir Sorokine.Per quanto riguarda gli autori della Gran Bretagna e degli Stati Uniti: Livia Llewellyn, Jon Padgett, Edward Gauvin, Vanessa Veselka, Dexter Palmer, alcuni dei quali ho avuto il privilegio di tradurre ... considero un grande autore anche lo svederse Anders Fager  (è stato tradotto in francese). Di solito poi, cerco anche di rimanere informata sulle produzioni di editori in gamba come Tartarus Press, Swan River Press, Undertow, PS Publishing, ect etc . Ai quali adesso aggiungo  Hypnos per quanto riguarda il campo italiano.
Nick: Più in generale, secondo la tua opinione, qual'è lo stato di salute della narrativa horror e weird nel tuo paese, la Francia?

Salzman:   C'è una forte produzione fantascientifica e una fiorente scena gotico\ fantastica , ma non sono altrettanto sicura di poter dire lo stesso per quanto riguarda l'esistenza di una  scena più propriamente weird / horror. Ci sono alcuni scrittori, come Antoine Volodine, che hanno creato filoni o correnti proprie ... Ma l'horror / weird risulterà per lo più come un sintomo solitario, in un autore come Mika Biermann per esempio, o in uno Xavier Mauméjean, altro scrittore degno di nota.
Nick:  Recentemente hai partecipato alla convention italiana "StraniMondi". Puoi tracciarci un bilancio di quella esperienza?
Salzman: E' stato un momento meraviglioso! Sono stata estremamente contenta di vedere quanto sia fiorente la scena "strana" in Italia.
Nick:  Che differenze riscontri tra le Convention italiane e quelle francesi?E tra gli appassionati tra i due lati delle Alpi?
Salzman:  Non ci sono poi così tante differenze!  Poche settimane dopo aver partecipato a StraniMondi sono andata a Rencontres de l'imaginaire de Sèvres, per conto di Visage Vert. L'entusiasmo, l'energia, la gentilezza, la straordinaria diversità delle pubblicazioni sono in qualche modo molto simili.

INTERVISTA CON ANNE-SYLVIE SALZMAN

Anne-Sylvie Salzman a StraniMondi ( a destra)


Nick:  Progetti futuri: a cosa stai lavorando adesso e cosa dobbiamo aspettarci da Anne-Sylvie Salzman nel prossimo futuro?
Salzman:   Ci sono Un paio di cose, ma devo ammettere di essere diventata molto lenta da quando ho iniziato a tradurre a tempo pieno. Così c'è un romanzo in lavorazione - e dopo di questo un romanzo su commissione che parla di donne giganti e di scimmie minuscole- ed anche due progetti in collaborazione. Il primo è iniziato col piede giusto mentre l 'altro che dovrebbe occuparsi di scienza medica nel 19 ° secolo è molto più lontano nel tempo.
Nick:  Bene, Anne-Sylvie Salzman, siamo arrivati ​​alla fine di questa intervista, ti ringrazio ancora e nel salutarti ti rivolgo la classica domanda finale di Nocturnia: c'è una domanda a cui avresti risposto volentieri e che io invece non ti ho rivolto ?
Salzman: Perché ci sono così tante pecore morte nelle mie storie?
ALTRE INTERVISTE:
Nel caso vogliate approfondire, vi propongo il link di quest'altra intervista ad Anne-Sylvie Salzman realizzata dalla brava Laura Sestri.

WEIRDIANA.
NOTE:(1) ero-guro: movimento culturale giapponese di natura interdisciplinare basato su una commistione di componenti erotiche, grottesche e non sense

INTERVIEW WITH ANNE-SYLVIE SALZMAN !- THE ENGLISH VERSION 
INTERVISTA CON ANNE-SYLVIE SALZMAN
Welcome back to Nocturnia
Today I present my interview with the French  writer " of weird and horror literature Anne-Sylvie Salzman. 
Anne-Sylvie is the author of Lacerationi, the anthology published in the Italian language by Edizioni Hypnos of which I spoke here. With his real name Anne-Sylvie Homassel, she is also a talented translator always linked to the genres Weird and horror. Opportunity allows us to cast a glimpse of what happens across the Alps. I want toThank  Anne-Sylvie Salzman for her kindness and her willingness while you all wish-come always-enjoy reading! 
I 'm waiting for your comments!


Nick:  What has brought you closer to genres such as horror and weird and what do you love about these literary genres?
Anne- Sylvie Salzman: I think I have been drawn since childhood to the horror and the weird, although not quite frontally. One of my first experiments was to read, when I was seven, the first pages of L’Île aux trente cercueils, probably one of the grimest Arsène Lupin novels. It burnt deep into my brain powerful images of self-mutilations and monstruous gardens. I think I have been looking for that childhood sense of horror and wonder since then--in literature, in the arts and somehow also in my everyday life.
Nick:  What were the writers and the works that formed you as a writer even before as a professional in the field? Of course you can also mention movies, TV series, comics, music and everything that comes to mind.
Salzman:   The first shock was provided by Maurice Leblanc, the author of the Lupin novels. Also Doyle, Agatha Christie, Jules Vernes, anything that was strong on narration and exoticism. Lots of collections of tales from the famed French series called « Contes et légendes » (Contes et légendes de Sibérie et Contes et légendes du Japon were high on my list). Then I must have read a heap of British authors--the Brontës, du Maurier, Lehman, Goudge, Cronin, Dickens, Stevenson--because obviously you’re a reader before becoming a writer. When writing became a more conscious process, I looked towards the French (Nerval--who also gave me access to the wonderful Heinrich Heine, Fénéon who did not write much, but his Nouvelles en trois lignes is a must-read for every aspiring writer, Marcel Schwob… ; amongst more recent writers maybe Queneau). I could also mention Bulgakov… Oddly enough, I also had a durable crush on Robert Musil. Which seems to be everything but weird… In arts, symbolist painters, whom I encountered as a teenager, played a considerable part in my formation, I guess. Especially the French Moreau and Redon, the Belgian Rops, Khnopff, SpillaertGallen-Kalela as well. For years I kept a poster of his Mother of Lemminkäinen in my study. A Czech friend introduced me to Josef Vachal, an extremely interesting artist, writer and printmaker whose idiosyncrasic world is quite enthralling. Film makers like Hitchcock, Tourneur, Ruiz, Bergman or more recently Guerman, Lynch taught me a bit about images and suggestion. And I have become quite interested since a few years in ero-guro and J-horror. But I still don’t quite know what to do with that.Lastly, you’re also shaped by landscapes. For me, the suburbs, the fringes of cities--and the mountains, are major influences.
INTERVISTA CON ANNE-SYLVIE SALZMAN
Nick: And about influences again, reading the stories of "Lacerazioni" I have the feeling that a great base of the inspiration of your stories comes from a mixture of French, Scottish and Oriental folklore. Is that feel wrong?

Salzman: I’m not so sure--it’s fake folklore most of the time! So yes, I did read a bit of folklore, as stated earlier, but invented or reinvented lots of things (which explains my liking for Lord Dunsany and the Pegana stories.) The main thing from folklore would be the relation between human and animal. The infinite possibilities of metamorphosis and transformation from human to animal and the other way round.

INTERVISTA CON ANNE-SYLVIE SALZMAN
Nick:   Reading the stories contained in "Lacerazioni" we notice some recurring themes: first the fascination with the eyes intended both as physical objects and as mirrors of the fantastic and the unreal. The second recurring theme is the discomfort related to motherhood. What does fascinate you in these themes?
Salzman:  Eyes, yes, isn’t it weird? Quite a lot of people share that unhealthy interest, collecting glass eyes and fantasizing about enucleation and wandering eyes and whatnots… There was an obvious reason, which was what Odilon Redon and other artists are doing with eyes; but then I discovered that one of my ancestors was a glass eye maker. And a murderer, but that’s another story.As for motherhood--is it because, being childless, and a woman, I’m fascinated by what could have been, but did not occur? Am I fantasizing more freely about maternity because I never had children? Possibly. I really don’t know. Nick:  Your stories are very intimist almost oneiric, most of the time the action is almost exclusively internal, in the thoughts of the characters, often we remain with the doubt that everything happens only in the imagination of the characters. Is this a deliberate choice - on your part?
Salzman:  Yes, I want the readers to decide by themselves. I strongly dislike explanations. What I’m trying to offer are psyches, houses, landscapes, countries which the readers are free to explore. As soon as the story or the novel is written and published, it doesn’t belong to me anymore.
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Nick:  Very often your characters crave the return to an almost wild condition, I think for example to the protagonist of "Vivere da Selvaggi in Città" (“Vivre Sauvage dans les Villes"). Are you agree with Robert E. Howard on the fact that Civilization was just a path error and that human nature will never change in the end?
Salzman: No, not at all. I just think that some of us are attracted to certain aspects of their psyche which have to do with basic functions--eating, hunting, copulating, excreting-- and would tend to build their lives exclusively on the completion of these functions. It’s only a part of human nature. What interests me in such stories is their exaggerated nature. Kim, the girl in “Vivre sauvage…”, just follows her urge up to its logical conclusion. In “La Brèche” story, for instance, the young women go back to some sort of civilization after having had a taste of utter ferocity. Same with the boys of “L’invention de Brunel”. Nick:  You were first a collaborator and then director of the magazine "Le Visage Vert". Let's present it to Italian readers who do not yet know it.
Salzman:   I’m still just a collaborator! The director is--has always been--the great Xavier Legrand-Ferronnière. He’s a scholar and collector of everything connected with the fantastic, the horror, the weird and has been since ages. When only a teenager, he launched a few fanzines, then, later on, the first Visage vert, which were brochures… Then, together with Norbert Gaulard, an other scholar-collector, he decided to launch a quarterly. Elisabeth Willenz, who is a German to French translator, and a Gustav Meyrink scholar, was around, as well as Michel Meurger, scholar, writer, fascinating essayist. And I was there too, as a translator from the English. Not so much as an author then--it took me a few years to submit a story to the committee… What we had in common was a great liking for the beautiful bizarre and precise bibliographies. Well, the first issue, 300 copies, was self-produced, self-published if you will, and we took it from bookshop to bookshop to convince the people there to sell it directly to the public. Joëlle Losfeld, who at the time was publishing writers like Walter de la Mare and Mervyn Peake--and Arthur Machen--bought one of the copies and proposed right away to publish us. Happy times, which lasted quite a few years. Then she had to let us go after n°13. We had a brief adventure with another publishing house, Zulma, then decided that we could take care of ourselves. Which we do since Le Visage vert n°18. The size, the cover, the number of pages… everything changed but the spirit. And the nature and genres of the content. Nick: What are the greatest satisfactions you have achieved in your years on "Le Visage Vert", the stories and the authors you have published or the moments you remember with greater affection? And what are the main difficulties?
Salzman:  It’s difficult to point at specific moments because it has always been a pleasure. It’s not only a literary magazine and small press, it is also a group of friends… But well, this: in 1996 (yes, we are—and I am—that ancient), we decided to translate and publish “Enoch Soames” by Max Beerbohm, which is one of the most wickedly perfect short stories you can imagine. Enoch Soames is a failed poet to whom Beerbohm (who is also the narrator of the story) takes a liking. On June the 3rd, 1897, Soames makes a bargain with the Devil and is being sent as a result to the reading room of the British Library, a hundred years later, to check on his posterity. I won’t say more about the story which is an absolute must-read. Early in 1997 we learnt that some Enoch Soames fans had decided to gather in the Library and await his coming. We somehow got invited to the welcoming party and our then publisher, Joëlle Losfeld, very kindly offered us the trip to London. And she also published our (Norbert Gaulard was my co-translator on that project) translation of Seven Men (and Two Others), of which “Enoch Soames” is part. As for the magazine… It’s a work of love, no one gets paid, so we have to stick to a schedule which keeps running between our fingers. Still, we’ve manage to publish 29 issues of the magazine and a score of books, mostly thanks to Xavier Legrand-Ferronnière and Elisabeth Willenz. But also Norbert Gaulard, co-founder of the Visage vert, Michel Meurger, François Ducos, and the youngest member of the board of editors, Mikaël Lugan. And quite a lot of other contributors—translators, illustrators, scholars, writers…


INTERVISTA CON ANNE-SYLVIE SALZMAN
Nick: In France you are also an appreciated translator. With your real name Anne-Sylvie Homassel you have translated from English into French many authors such as Fritz Leiber; Arthur Machen and Lord Dunsany. How much  these two activities influence each other and in what way?Salzman: That is a tricky question. I started to write fiction before becoming a translator. I recently asked the same question to Edward Gauvin, who does write (in English) and translate (from French to English). He had this answer regarding translation which I think I can rely to. “Translation is, in a way, pure writing. Relieved from the duty of creating sense, one can dwell into the infinitely sweet and soft sharpening of language.” (A bad translation of his excellent French, I’m afraid.)Nick:   The translator's is a fundamental work, I would say that it is almost one of the most important to define the readers' appreciation of a text, also for this is one of the most difficult. What are the greatest difficulties that you have faced in your work as translator? And above all, are there writers easier to translate than others? And even if it's yes, for what reasons?
Salzman:  Badly written books (or books you, as a translator, deem badly written) are difficult to translate, because they are so frustrating. Because you can’t really apply to them this “ infinitely sweet and soft sharpening of languageEdward mentions: if you do, you sort of betray them. And multi-layered masterworks, where double and triple meaning lurking behind words. You’re always afraid to miss something. But at least the result can be gratifying. Nick:    A curiosity of mine: between the activity of writer and translator, which ones do you prefer? Or they are two aspects of the same creative process for you?
Salzman:  I’m a translator by trade and calling and a writer by urge or desire. It does not really compare...
INTERVISTA CON ANNE-SYLVIE SALZMAN
Nick:   As the author. Which of your fellow writers do you follow with more attention and interest?
Salzman:  In France, I’ll be willing to read most of what Romain Verger writes. Also Mika Biermann, who is a German author writing in French. And old friends Yves and Ada Rémy. Then the glorious Russian Vladimir Sorokine. In Britain and the US: Livia Llewellyn, Jon Padgett, Edward Gauvin, Vanessa Veselka, Dexter Palmer, some of whom I had the privilege to translate… Anders Fager in Sweden is also great (he’s translated in French). As a rule, I also try to keep in touch with what such publishers as Tartarus Press, Swan River Press, Undertow, PS Publishing, etc. are up to. And now Hypnos in the Italian field. Nick: More generally, in your opinion, what is the health status of the horror and weird fiction in your country, France?
Salzman:  There is a strong science-fiction and a thriving gothic/fantastic scene but I’m not so sure we have a definite weird / horror scene. Some writers, such as Antoine Volodine, have been creating scenes / currents of their own… But horror / weird will mostly resurface as a solitary symptom, in a Mika Biermann for instance, or a Xavier Mauméjean, an other writer of note.
INTERVISTA CON ANNE-SYLVIE SALZMAN
Nick: Recently you have taken a part in the Italian convention "StraniMondi". Can you draw a balance of that experience?
Salzman:  Wonderful moment! I was extremely pleased to see how thriving is the ‘Strange’ scene in Italy. Nick:  What differences do you see between the Italian and French conventions? And between fans on both sides of the Alps?

Salzman: No so many--a few weeks after StraniMondi I went to Rencontres de l’imaginaire in Sèvres, for the Visage Vert. The enthusiasm, the energy, the kindness, the extraordinary diversity of the publications are somehow similar. Nick:   Future projects: what are you working on now and what should we expect from Anne-Sylvie Salzman in the near future?Salzman:  A couple of things but I have become very slow since I am translating full-time. So there’s a novel on the making--then a commissioned novella which deals with giant women and tiny mutant monkeyfrogs-- and two collaborative projects. One has started for good and the other who might deal with medical science in the 19th century is far more remote.Nick:   Well, Anne-Sylvie, we arrived at the end of this interview, I thank you again and in greeting you I address the classic final question of Nocturnia: there is a question that you would have answered willingly and that I did not address you?
Salzman:   Why so many dead sheep in my stories? 
Thank you so much Anne Sylvie Salzman!

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