Intervista di Daniela Montanari a Claudia Zironi, autrice de “Eros e polis”

Creato il 08 gennaio 2015 da Alessiamocci

Claudia Zironi sembra riservata, pare abbia timore di disturbare eppure non mostra timidezza, è a suo agio, legge volentieri ad alta voce le sue prose, è una donna “all’antica”. Non per via dell’età -  tutt’altro – quanto piuttosto per il buon modo di proporsi.

Bolognese, classe 1964, scrive dall’età di otto anni; scrive, scrive, scrive e a un certo punto – il destino! – la rottura di un hard disk nel suo personal computer si porta via tutto: le sue parole ammalate e guarite, sposate e bambine, integre o frammentate, rapite per sempre.

Resta, nelle poesie e nelle prose, la padronanza della lingua e di come farla danzare nei suoi componimenti: si percepisce nella fluidità delle sue liriche, nella naturalezza con la quale racconta e si racconta, cela e si cela.

Il sottotitolo dell’ultima pubblicazione, “Eros e polis“,  “di quella volta che sono stata Dio nella mia pancia”, racchiude probabilmente il susseguirsi degli anni che da ragazza l’hanno accompagnata qui, oggi, ed è una frase dai colori accesi e cangianti che riconducono con sicurezza a lei.

Da pochi anni ha scelto di mettere i suoi componimenti a disposizione, di condividere, e infine, di pubblicare. È proprio da qui che partiamo, in questo breve viaggio che ci aiuterà a conoscere meglio Claudia  Zironi.

D.M.:  Quale è stata, secondo te, la molla che ti ha permesso di darti ai lettori?

Claudia Zironi: Ciao Daniela. Grazie per l’intervista che per me è un battesimo e per questa prima domanda, è molto brutto se rispondo: “per caso e non avendo niente di meglio da fare in un periodo privo di stimoli intellettuali”?  Ho scritto in modo intimista fino al 2012, con esperimenti di forma ma non di contenuto, riservando la poesia e la scarsa prosa a un ambito puramente diaristico, per mio segreto uso e consumo. Nel 2012, acquisita un po’ di libertà dagli impegni materni, con intenti esclusivamente relazionali sono entrata in un gruppo di poesia a caso su facebook. Sono stata fortunata e da lì mi si è spalancato un mondo di confronti, insegnamenti, amicizie. La mia intenzione non era di espormi come poeta, pubblicare due libri, tenere reading, fondare e condurre con illustri autori una fanzine on line (Versante Ripido), far parte per un anno dello staff organizzativo di un festival letterario locale, conoscere importanti e interessantissime persone perfino oltreoceano, essere tradotta in inglese, anelare a essere a tutti gli effetti, un’artista. Tuttavia il mio percorso è radicalmente cambiato nel giro di due anni e, come per caso, sono riuscita a fare tutto questo – molto più di quanto mi aspettassi di poter fare in una vita intera.

D.M.:   “e oggi ci si guardi / negli occhi di una bimba, solamente”. – “quale follia? Quel giorno / ci ha fatto dire sì, per la vita / salvo divorzio.” Esorcizzare la fine di un’unione senza dare peso all’amarezza, seppur citata, può essere il segno del superamento  emotivo di un epilogo. Lo consideri un traguardo – ciò che nascondono le poesie “al marito” e “31 dicembre1999” – o piuttosto una nuova linea di partenza?

Claudia Zironi:  Eros e polis, Terra d’ulivi ed., illustrato dall’amico pittore, poeta e regista teatrale Alberto Cini, non è un libro autobiografico, rivendica a gran voce la propria indipendenza dalle mie vicissitudini personali ma non dalla mia visione delle cose, ovviamente. Considero questi i capisaldi, che tengo a ricordare e ribadire, di ogni scrittura letteraria. Però mi hai “beccata in castagna”, queste che citi sono, in effetti, poesie autobiografiche, e senza scendere in dettagli so per certo che il tempo aiuta a superare, ci rende migliori relazionatori, maggiormente disponibili al dialogo, mettendo in risalto i buoni ricordi.

D.M.:  “Somiglianze” è una dedica, un rimpianto, o un ricordo?

Claudia Zironi: Ho riportato in versi le parole di un collega che mi erano sembrate estremamente poetiche. Ho compiuto l’attività di riportare frasi di altri in diverse poesie, ad esempio in “come dice l’amore un poeta”. A volte le persone esprimono, senza volere, concetti dall’alta carica emotiva e metaforica. Essere poeta forse è proprio anche questo: saper cogliere e riportare dettagli di contesto che spalancano mondi.

D.M.:  “Ci ha partorito il mare: siamo / seppie, e delle seppie gli ossi.” Nelle tue liriche c’è più disfacimento che ricostruzione, almeno in “Eros e polis”. Ti trovi d’accordo oppure vuoi illustrarci meglio, dove hai posto tu, il “restauro”, il ripristino della tua “polis”?

Claudia Zironi: “Eros e polis” è pervaso dal mio pessimismo a volte cinico, dalle mie emozioni, dalla mia visione del mondo. Ma è un libro cronachistico che ha la pretesa di svelare un tempo epocale attraverso un percorso amoroso femminile. È costituito da frammenti che illustrano le esperienze di una donna della mia età, che ha vissuto la propria vita “fertile” fra le lotte femministe degli anni ’70 e la grande crisi economica e sociale, con rigurgito addirittura antifemminile (si pensi alla discriminazione sul lavoro tutt’altro che superata, alle violenze domestiche e non, all’educazione sessista ancora prevalente, ai movimenti antiabortisti), di questo periodo. Quindi non c’è intenzione alcuna in esso né di disfare né di costruire, c’è solo la volontà di testimoniare la condizione femminile. In ciò sta la polis. Il verso di ispirazione e dedica Montaliana, in particolare, conclude una terzina di chiusa riferita alla relazione uomo/donna.

D.M.:  Il tipo di poesia è semplice, ma non certo disadorno. Le parole sono chiare, non sottintendono, vanno dirette e fanno centro. Anche dove ci narri di Eros e del suo schiavo, il sesso, rimani composta, le parole educate fanno capolino, e poi rientrano. E’ comunque importante per te, parlarne? Sono messaggi, di Eros, che vuoi recapitare?

Claudia Zironi: Eros e polis non è un libro erotico. Tratta di eros inteso come dio dell’amore carnale e della passione. E di polis come spiegato nella risposta precedente. Inevitabile trattare anche il tema erotico, dal piacere del godimento, alla naturalezza, alla perversione, al pericolo. La maggior parte delle poesie a contenuto erotico-positivo sono ironiche. Questa dello schiavo a cui ti riferisci è una fantasia molto eccitante ma delicata. Come poeta do un grande peso alle singole parole, al significante esplicito e implicito, al suo straniamento. Non spreco termini forti per fare sensazionalismo, preferisco costruire il gioco verbale. Inoltre credo nella comprensibilità della poesia e del suo messaggio. Dunque la mia poetica è accessibile e rifugge la volgarità. In tutto Eros e polis ho usato una sola volta un termine forte: “merda“, e solo perché il contesto di rabbia e dolore lo chiamava.

D.M.:   “E fa i capricci / per stare con me nel lettone / Si addormenta quieto / succhiandomi il seno / e lì rimane fino al mattino” da “Giovane ricordo” pubblicato in “Il tempo dell’esistenza”. C’è qualche ricordo che non leggeremo nelle tue poesie? Se così è,  è per via del troppo dolore o del troppo piacere che conserverai tu sola lo sbuffo nella memoria?

Claudia Zironi: La silloge Il tempo dell’esistenza pubblicata nel 2012 con Marco Saya edizioni, tratta perlopiù temi mentali e filosofici. Non è un ricordo specifico il tema di trattazione in questi versi ma piuttosto la caratteristica di fuggevolezza e il manifestarsi casuale del ricordo.

D.M.:  C’è più Claudia in “Il tempo dell’esistenza” oppure in “Eros e polis”?

Claudia Zironi: La visione filosofica, quella poetica, i fondamentali della mia personalità sono in questi i libri. Il percorso di crescita nella scrittura è pure mio e non lo rinnego. Io sono in entrambi i libri, certo, ma questi libri non sono me.

D.M.:  Nel congedarci Claudia, cosa vuoi regalarci di tuo, che non abbiamo ancora letto nel blog, nei trafiletti che parlano di te né nelle tue parole pubblicate?

Claudia Zironi: Mi sto dedicando attualmente a sperimentare forme di commistioni di arti e all’uso della voce per proporre i miei scritti. Ho creato un audio-video-libro disponibile su youtube. Mi piacerebbe, salutando e ringraziando te Daniela, la rivista che ci ospita e chi ha avuto la bontà di leggere questa intervista, augurarvi una buona visione del video sottostante. 

Written by Daniela Montanari  

 


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