Intervista di Sarah Mataloni a Luca Gaeta, regista dello spettacolo “Le dissolute assolte”

Creato il 15 maggio 2014 da Alessiamocci

Le dissolute assolte, spettacolo ideato e diretto dal regista Luca Gaeta, racconta  le storie di seduzione di otto tra le donne più amate dal mitico Don Giovanni, che le ha rese immortali imprigionandole nel  famoso catalogo.

Lo spettacolo, si ispira al personaggio di Don Giovanni creato da Tirso De Molina, Molière, Puskin, Rostand, Frisch: il noto seduttore, protagonista invisibile della vicenda ,viene spesso nominato, ma non compare mai, vivendo esclusivamente nel ricordo ossessivo delle otto donne.

Il percorso, guidato da un divertente Leporello, è itinerante, e ogni angolo del Teatro piccolo Campo d’arte, diventa lo strumento per conoscere i misteri delle otto protagoniste: la disperazione (travestita da apparente allegria) di Zerlina, la sete di vendetta di Elvira,  la rabbia di Miranda, diventano ossessioni che imprigionano le otto donne, destinate a non liberarsi dalla memoria dell’amato.

Incontriamo Luca Gaeta, in occasione della prima delle “Dissolute assolte”al Teatro Piccolo campo D’Arte a Roma.

S.M.: Qual è il tuo percorso professionale e quali le esperienze più significative del tuo percorso artistico di attore e di regista?

Luca  Gaeta: Ho iniziato il mio percorso professionale  in un gruppo di teatro amatoriale iscritto alla F.I.T.A. dove ho potuto studiare il teatro da dentro, in ogni sua forma ed emanazione, dalla costruzione delle scene alla drammaturgia. Il laboratorio aveva il supporto di registi professionisti di buona qualità, tra i quali mi piace ricordare: Leonardo Petrillo, Mariano Furlan, Claudio Autelli e i registi internazionali Sven Miller e Achusla Bastible oltre che  il regista Matteo Tarasco.

S.M.: dopo alcune esperienze significative e dopo una fervida collaborazione con il regista Matteo Tarasco con il quale ancora oggi dura il sodalizio, nel 2008 cominci a dare vita ai tuoi spettacoli, scrivendo e adattando testi, pensandoli per luoghi diversi da teatri veri e propri.  Da cosa è dettata questa scelta e qual è la tua concezione di teatro?

Luca Gaeta: Credo che il teatro, per come è concepito in questo paese, abbia bisogno di una carica suppletiva, credo sia necessario  spronare le persone ad andare a teatro riuscendo a non annoiarle. Purtroppo un certo tipo di teatro, anche quello ben fatto e costruito con i dettami giusti, può risultare spento o come scriveva Peter Brook nel suo testo “lo spazio vuoto” è un teatro mortale. Quindi cerco di avvicinare le persone portando il teatro già dalla strada o in luoghi particolari che possano suggerire ed evocare spunti nuovi. Mi piacerebbe stimolare interessi nuovi (teatralmente parlando) e non semplicemente essere considerato “un teatrante”.

S.M.:  Parliamo della tua ultima esperienza, “Le dissolute assolte”. Lo spettacolo, pur avendo come protagonista invisibile Don Giovanni, racconta storie di seduzione dal punto di vista femminile. Perché questa scelta?

Luca Gaeta: Da anni indago le donne, sono interessato alle grandi diversità rispetto agli uomini,  perché credo che nella donna ci sia la risposta per il futuro. L’uomo (inteso come sesso maschile) credo abbia esaurito la sua spinta propulsiva, rosicchiando risorse al pianeta con la sua voglia atavica di scoperta, conquista (direi che appartiene alla Biologia del maschio) mentre la donna deve conservare, mantenere e creare. Qualche anno fa mi è capitato di dover produrre qualcosa che avesse come tematica centrale la figura femminile e ho pensato di dar voce alle protagoniste reali del più temibile uomo che ogni donna potesse incontrare: Don Giovanni. Ho voluto raccontare le donne con le loro anime, ansie, frustrazioni, complessi; ma anche con la loro capacità di perdono e con la loro promessa di salvezza, di  redenzione.

S.M.: In alcune fotografia, le attrici dello spettacolo giocano a imitare le modelle dell’artista Egon Schiele, che  ti hanno ispirato nella scelta dei personaggi. Quali sono i punti di contatti tra le donne dei quadri, e “Le dissolute assolte”?

Luca Gaeta: Adattando il testo e i fatti in una casa chiusa nella Roma anni 50, ho cercato di  dare forma ai personaggi prendendo spunto dalla pittura, partendo dalla vista di qualcosa che già aveva toccato, in maniera alta, il nostro immaginario. Sono amante della pittura e per le luci dei miei spettacoli mi ispiro a certi tagli di Caravaggio o a certi chiaroscuri di Rembrandt. Anche per “Le dissolute assolte” volevo partire dall’arte figurativa, per omaggiare quelle bellissime e “dissolute” figure che hanno dato l’anima ad alcuni capolavori assoluti della pittura.

S.M.: Ogni donna del “Don Giovanni” ritratta nello spettacolo ha una caratteristica: la rabbia di Donna Elvira, la follia di Zerlina, che diventa disperazione, ad esempio. Questi caratteri così spiccatamente diversi, sono una scelta registica? Cosa unisce queste donne?

Luca Gaeta: Scrivendo i personaggi del testo mi sono lasciato guidare dal colore che le attrici avevano dentro, ho cercato di scrivere unendo la storia dei vari testi esistenti sulla figura del  Don Giovanni a quelli delle personalità ( o parti di essa) emerse dalle attrici, che ho scelto dopo un vero provino (spesso i provini che si fanno sono già decisi ed è una sfortuna perché si nascondono tante brave attrici e attori in Italia)  ho tenuto conto dell’equilibrio tra i vari caratteri che dovevano essere espressi nello spettacolo e posso dire che la cosa che unisce queste donne è la crisi della figura maschile.

S.M.: L’ambientazione del Don Giovanni è suggestiva: un percorso itinerante tra candele, confessioni, misteri in ogni angolo del Piccolo teatro Campo d’arte. In quale ambientazione ti piacerebbe rifarlo, se potessi scegliere?

Luca Gaeta: Ho avuto la fortuna di portarlo in scena in un meraviglioso palazzo a Volterra (Palazzo Viti) per il festival internazionale del teatro romano della stessa città, dove Luchino Visconti aveva girato nel 1965, il film premiato a Venezia con il Leone d’oro, “Vaghe stelle dell’orsa” con Claudia Cardinale e Jean Sorel e da lì ho capito la potenzialità espressiva di questo spettacolo, in tal senso cerco ville o luoghi evocativi  dove poterlo proporre. Ma l’idea e la sfida è quella di portarlo dentro un teatro all’italiana, facendo un piccolo lavoro di drammaturgia per rendere e mostrare al meglio sempre e comunque l’idea di base: le dissolute assolte.

Written by Sarah Mataloni


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