Non è una vecchia ciabatta democristiana, Ignazio Marino, né una pantegana post comunista. Viene dalla cosiddetta società civile, entra nel Pd da indipendente e presto ne diventa – meritatamente, a mio modesto avviso – un autorevole esponente, raccogliendo stima, simpatia e consenso. Serio, ma mai serioso, preparato, mai un filo di boria, mai un’ombra di spocchia, niente a che vedere con la figura del boiardo cinico e spregiudicato, che è tanto comune in quel partito. Persona pulita, poi, e chi ha cercato di sporcarlo (Il Foglio, Libero e il Giornale) ne ha pagato le conseguenze in tribunale. Laico, da sempre schierato in favore dei diritti civili, ha posizioni schiettamente progressiste in campo bioetico. Si fa fatica a trovargli un difetto, insomma, e tuttavia anche Ignazio Marino sembra averne uno: il paternalismo.