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Intorno a La gioia di scrivere di Wislawa Szymborska

Creato il 21 ottobre 2018 da Martinaframmartino

Intorno a La gioia di scrivere di Wislawa SzymborskaQuando ha visto il libro di Wislawa Szymborska posato sulla scrivania Alessia ha sgranato gli occhi e mi ha chiesto "Tu hai un libro intitolato La gioia di scrivere?" A lei sembrava assurdo che l'atto dello scrivere potesse essere considerato una gioia. Qualcosa mi dice che non diventerà mai grafomane come sua mamma, io già alle Elementari amavo scrivere e non capivo i compagni che si lamentavano per le composizioni. Va bene, non capivo neppure chi si lamentava dell'analisi logica (quella grammaticale la odiavo pure io) o della geometria, ma scrivere per me è sempre stata una gioia. Quando non è una sofferenza perché quella maledetta parola non viene, o quella maledetta frase non si fa trovare, o è troppo difficile dire bene ciò che nella mia mente è così chiaro... Non sempre scrivere è una gioia, non per nulla George R.R. Martin ha dichiarato più volte che lui non ama scrivere ma aver scritto, almeno quando è soddisfatto di ciò che ha scritto.

Quando lo ha notato mia suocera il libro era nascosto da altri testi, la mia scrivania non è un modello di ordine (colpa anche di chi lascia in giro Lego, perline e quant'altro), e non riuscendo a capire di cosa si trattava mi ha chiesto "Posso vedere cos'è quell'Adelphi?". Chi conosce i libri spesso riconosce la grafica a colpo d'occhio, anche da un piccolo dettaglio. Quando vedete un libraio che passa rapidamente lo scaffale in cerca del libro che volete, e vi sembra che vada troppo di fretta, non sta leggendo i titoli dei libri, una ricerca così è lunga e si sbaglia facilmente. Sta guardando la grafica della copertina, e scartando tutte le grafiche che certamente non possono essere del libro che sta cercando. In questo modo i titoli che legge davvero sono molti meno, e la ricerca è più rapida.

Il libro notato dalla suocera era La gioia di scrivere. Lei, laureata in biologia, legge abitualmente saggi di storia o religiosi (sic!), perciò le sue non sono letture leggere. Però quando ha visto di cosa si trattava ha commentato, quasi giustificandosi, che lei non riesce a leggere poesie. E che male c'è? Io non riesco a leggere libri religiosi... No, non l'ho scritto per parlare della suocera, anche se ho notato il suo stupore. Anni fa, quando le avevo fatto leggere Oggi è nato un Salvatore..., dedicato a La Ruota del Tempo di Robert Jordan, si era stupita per i riferimenti che ero stata capace di fare, per la conoscenza della Bibbia che avevo dimostrato (il fatto che io non legga per piacere testi religiosi non significa che non abbia letto nessun testo religioso, o diversi passi - a volte anche interi libri - della Bibbia). Quello e altri articoli le avevano fatto commentare che era un peccato che io, con le mie capacità, mi dedicassi al fantasy. Da un lato la cosa lusinga, indica un'alta stima, dall'altro... perché ce l'hanno sempre con il fantasy? Se lo leggo non è perché non conosco altro, ma perché mi piace leggerlo. Però a volte mi piace anche leggere poesia, anche se in genere non la commento.

Intorno a La gioia di scrivere di Wislawa SzymborskaWislawa Szymborska è morta il 1 febbraio 2012. Qualche giorno prima avevo terminato di leggere una sua raccolta di poesie, la seconda raccolta sua che leggevo. Non l'avevo commentata, con il pudore di chi sente di essere davanti a un gigante e si chiede che cosa possa dire senza dire sciocchezze o senza apparire banale. Quando è morta ho avuto un fuggevole pensiero del tipo "se avessi scritto di lei il blog avrebbe avuto molti più accessi", ma è stato qualcosa di fuggevole. Scrivere di un morto per far salire un contatore mi è sembrato meschino, perciò non l'ho fatto. Umberto Eco è morto il 19 febbraio 2016. Nel giugno del 2011 avevo scritto un breve testo su Il nome della rosa, testo che nei primi due anni e mezzo di esistenza del blog aveva totalizzato 857 visitatori. Va bene che i visitatori complessivi del blog con il tempo sono aumentati, ma a gennaio 2016 quel testo è stato letto 107 volte. A febbraio il contatore è scattato improvvisamente a 1.150, con la maggior parte dei contatti che sono arrivati nel giro di due giorni. L'ho sempre detto, il morto vende (o, in questo caso, fa contatti). Poi le cifre sono inevitabilmente calate, ma il morto attira l'attenzione dei lettori. Pur sapendolo io non ho mai scritto nulla su Szymborska prima d'ora - comunque ora saranno in pochi a cercarla, ho visto il calo con Eco e lui è morto quattro anni dopo di lei - così come ho scritto poco di Eco, anche se dopo la sua morte ho letto tre libri suoi (altri li avevo letti prima, non ho scoperto Eco son la sua morte, come è accaduto ad altre persone).

La gioia di scrivere raccoglie tutte le poesie pubblicate da Szymborska fra il 1945 e il 2009. Non intendo farne un'analisi come non l'ho fatta di altri testi di poesie che ho letto e come non la farò di quelli che leggerò il futuro. Non mi sento di farla. Mi limito a leggere, a non capire a volte, a lasciare che qualche frase mi raggiunga e illumini qualcosa dentro me. Magari non è ciò che la poetessa intendeva scrivere, ma è ciò che mi tocca, e che quindi per me è importante. Non leggo poesie per capire, le leggo perché i suoni, le combinazioni delle parole, gli accostamenti di immagini diverse possono toccare corde che non sapevo esistessero e ottenere effetti imprevedibili. È qualcosa di personale, e per questo inspiegabile, ma è fondamentale. La prima raccolta di poesie di Szymborska che ho letto si intitola Due punti. Questo è il testo con cui si conclude:

IN EFFETTI, OGNI POESIA

In effetti ogni poesia

potrebbe intitolarsi "Attimo".

Basta una frase

al presente,

al passato o perfino al futuro:

basta che qualsiasi cosa

portata dalle parole

stormisca, risplenda,

voli nell'aria, guizzi nell'acqua,

o anche conservi

un'apparente immutabilità,

ma con una mutevole ombra;

basta che si parli

di qualcuno accanto a qualcuno

o di qualcuno accanto a qualcosa,

di Pierino che ha il gatto

o che non ce l'ha più;

o di altri Pierini

di gatti e non gatti

di altri sillabari

sfogliati dal vento;

basta che a portata di sguardo

l'autore metta montagne provvisorie

e valli caduche;

che in tal caso

accenni al cielo

colo in apparenza eterno e stabile;

che appaia sotto la mano che scrive

almeno un'unica cosa

chiamata cosa altrui;

che nero su bianco,

o almeno per supposizione

per una ragione importante o futile,

vengano messi punti interrogativi,

e in risposta -

i due punti:

Altre dieci poesie di Wislawa Szymborska si trovano qui: https://aforisticamente.com/2017/10/10/le-10-poesie-piu-belle-wislawa-szymborska/.


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