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Intorno all’Ivanhoe di Walter Scott

Creato il 27 dicembre 2017 da Martinaframmartino
Intorno all’Ivanhoe di Walter Scott

The Gothic, along with the historical novels of Sir Walter Scott, ushered in the nineteenth-century cult of the medieval.

Come ci ricordano Farah Mendlesohn ed Edward James in The Short History of Fantasy, la narrativa fantasy contemporanea deve molto a quella gotica, e quella gotica è legata strettamente ai romanzi storici e a cose come Ivanhoe di Walter Scott. Loro non citano specificamente l'Ivanhoe, ma è normale che il pensiero corra a quel romanzo. Io l'ho comprato... quanto? Tre, quattro anni fa, ma solo ora mi sono decisa a prenderlo in mano. Intorno all’Ivanhoe di Walter ScottLa mia edizione è la Garzanti, con introduzione di Enrico Groppali. Le parole con cui chiude il suo testo sono:

Ci sia infine permessa un'osservazione a proposito della fortuna che attualmente la "fantasy" (o fantastoria avventurosa, best-seller d'evasione) incontra nei paesi anglosassoni. Una disamina dei luoghi deputati del nostro romanzo, abilmente dislocati, intercalati da fonti spurie, frammessi ad ibridi impressionanti tra citazioni wagneriane e frammenti di epopee leggendarie, occuperebbe, in La Spada di Shannara di Terry Brooks (1978), uno studio a parte: dalla parafrasi Robin Hood/Panamon Creel al contrasto tra i fratelli Buckannah analogo al dissidio tra Cuor di Leone e il principe Giovanni eccetera.

Intorno all’Ivanhoe di Walter ScottAl di là della slealtà di suggerirmi di rileggere La spada di Shannara per vedere quel che ha visto lui, il commento è interessante. Slealtà perché ho letto per l'ultima volta il romanzo di Terry Brooks quasi trent'anni fa, il che significa che non lo ricordo molto bene, solo che non ho tempo per un'altra rilettura. Io lascio lì per chi ha più tempo di me la frase di Groppali e passo alla prefazione di Scott:

In genere, pubblico è portato a pensare che chi l'ha soddisfatto in un dato genere letterario è incapace, proprio per il talento dimostrato, di avventurarsi in altri campi. Gli effetti di questa avversione da parte del pubblico verso gli artefici del suo divertimento quando essi cercano di ampliare il loro campo d'azione li si può vedere nelle stroncature che la critica volgare di solito fa contro attori o artisti che tentano di variare le caratteristiche delle loro fatiche e ampliare così i confini della loro arte.

Intorno all’Ivanhoe Walter ScottInsomma, se inizi come scrittore di genere sarai sempre etichettato come scrittore di genere. Guy Gavriel Kay ha iniziato con il fantasy epico stile J.R.R. Tolkien con La trilogia di Fionavar, ergo è uno scrittore di fantasy. Kazuo Ishiguro ha esordito con la storia di una vedova giapponese che vive in Inghilterra e la cui figlia si è suicidata in Un pallido orizzonte di colline e ha proseguito con la storia di un pittore nel Giappone del dopoguerra in Un artista del mondo fluttuante, quindi è uno scrittore serio, anche se Non lasciarmi è fantascienza distopica e Il gigante sepolto è fantasy. Ma lui può, senza perdere la sua aura di scrittore vero.

Se l'autore che si trova limitato a una data tematica, cerca di rinvigorire la sua fama sforzandosi di aggiungere nuove attrattive a temi dello stesso tipo di quelli da lui precedentemente affrontati con successo, ci sono tutte le ragioni perché, a un certo punto, debba fallire. Se la miniera non è esaurita, la forza e la capacità del minatore sono destinate inevitabilmente a esaurirsi. Se l'autore imita minuziosamente gli schemi narrativi che già ha portato al successo, è destinato a "stupirsi che non piacciano più". Se si sforza di vedere gli stessi oggetti da un altro punto di vista, ben presto si rende conto che ciò che era chiaro, grazioso e naturale si è esaurito; e per ottenere l'indispensabile fascino della novità, è costretto a ricorrere alla caricatura e, per non ripetersi, deve divenire stravagante.

Forse non è necessario elencare tante ragioni per spiegare perché l'autore dei "romanzi scozzesi", come allora erano chiamati, sentisse il desiderio di misurarsi su un soggetto esclusivamente inglese.

Intorno all’Ivanhoe di Walter ScottScott sta spiegando il suo passaggio dai romanzi di ambientazione scozzese a quelli di ambientazione inglese, ma questo vale per tutti. Se si ripetono sempre gli stessi schemi o motivi senza innovare in nulla solo perché si vuole restare nella scia del successo già ottenuto si diventa ripetitivi, e questo è il motivo principale per cui non amo Terry Goodkind.

Finita la prefazione - per la verità Scott ha scritto diverse altre cose, ma se volete sapere cosa dovete procurarvi il suo romanzo - passo alla lettera dedicatoria.

i più severi studiosi di cose antiche possono pensare che, mescolando, come ho fatto, la finzione con la realtà, io abbia contaminato la sorgente della storia con moderne invenzioni e abbia instillato nelle nuove generazioni idee false sui tempi che descrivo. Non posso non ammettere, in un certo senso, la validità di questo ragionamento che spero però di controbattere con le seguenti considerazioni.

È vero che non posso né pretendo di raggiungere un'assoluta esattezza in quel che riguarda la foggia dei costumi e tanto meno per quanto si riferisce al modo di vita e al linguaggio. Ma le stesse ragioni che mi impediscono di scrivere il dialogo in anglosassone o in franconormanno e che mi vietano di pubblicare questo lavoro con i caratteri di Caxton o di Wynken de Worde, mi evitano di confinare il mio tentativo entro i limiti del periodo in cui la mia storia si svolge. È necessario, per suscitare un qualsiasi interesse, che il soggetto prescelto sia, per così dire, tradotto nei modi e nel linguaggio del tempo in cui viviamo. La letteratura orientale non ebbe mai un fascino eguale a quello ottenuto dalla prima traduzione di Mr. Galland delle Mille e una notte, in cui, mantenendo da un lato lo splendore dei costumi orientali e dall'altro la natura selvaggia della narrativa orientale, egli mescolò questi motivi a quel tanto di sentimenti e di espressioni comuni da renderli interessanti e comprensibili, mentre riduceva i passaggi prolissi, abbreviava le riflessioni monotone ed eliminava le infinite ripetizioni dell'originale arabo. In tal modo i racconti, anche se meno strettamente orientali rispetto alla stesura originale, erano molto più adatti al mercato europeo e ottennero un successo senza pari nel favore del pubblico, che certamente non avrebbero mai raggiunto se lo stile e i modi non fossero stati, fino a un certo punto, resi familiari ai sentimenti e alle abitudini del lettore occidentale.

Per rendere, dunque, giustizia alle folle che, spero, divoreranno avidamente questo libro, ho reso in linguaggio moderno le nostre antiche espressioni e ho disegnato minutamente i caratteri e i sentimenti dei miei personaggi in modo che il lettore contemporaneo non sia troppo intralciato dall'aridità repulsiva che hanno di per sé le cose antiche.

Intorno all’Ivanhoe di Walter ScottScott si prende libertà nella descrizione del contesto storico per renderlo più vicino ai lettori, adatta, universalizza, interpreta. Quasi due secoli dopo Kay non usa più la finzione del romanzo storico e scrive fantasy ispirati alla realtà storica ma caratterizzati, come ha scritto un critico, da "un quarto di giro verso il fantastico". Kay si è tolto la maschera indossata da Scott per mostrarci quel che voleva lui pur proseguendo lungo la stessa strada.

Chi vuole imitare con successo una lingua antica, deve badare alle sue caratteristiche grammaticali, alla sua tecnica espressiva e alla sua costruzione piuttosto che affaticarsi a raccogliere vocaboli strani e obsoleti che, come ho già detto, negli autori antichi sono proporzionalmente alle parole ancora in uso (sebbene forse un po' mutati nel significato e nell'ortografia) nel rapporto di uno a dieci.

Quel che ho detto a proposito del linguaggio, può dirsi a maggior ragione dei sentimenti e dei costumi. Le passioni, le fonti da cui esse scaturiscono in tutte le loro manifestazioni, sono in genere le stesse in tutte le classi e condizioni sociali, in tutti i paesi e in tutti i tempi. Ne consegue, quindi, che le opinioni, i modi di pensare, le azioni, per quanto influenzati dalle particolari condizioni sociali, devono avere, nel complesso, forti somiglianze fra di loro. I nostri antenati non erano certo più diversi da noi di quanto lo siano gli ebrei dai cristiani; avevano "occhi, mani, organi, dimensioni, sensi affetti e passioni", erano "nutriti dallo stesso cibo, feriti dalle stesse armi, soggetti alle stesse malattie, riscaldati e infreddoliti dalla stessa estate e dallo stesso inverno" come noi. L'insieme dei loro affetti e sentimenti doveva quindi configurarsi nelle stesse proporzioni di quanto avviene per noi.

Ne consegue perciò che tra i materiali di cui un autore può disporre per un romanzo o un racconto immaginario, del tipo di quello che io ho osato tentare, una gran parte di essi, sia per quanto riguarda il linguaggio che i costumi, si adatta tanto ai tempi attuali quanto a quelli in cui si svolge l'azione.

E ne consegue che se l'autore sa trattare adeguatamente affetti e sentimenti il genere da lui scelto non è importante, anche se molta critica non se ne accorge. Scott prosegue ancora per un po' nelle sue spiegazioni e infine inizia il suo romanzo. Un romanzo ottocentesco, e si sente. Nessuno scrittore moderno "perderebbe" così tanto tempo nell'introduzione, nel narrare i luoghi e gli abiti, senza far accadere nulla. L'abitudine moderna, inculcata dalle scuole di scrittura creativa, di far iniziare la storia in media res, può sì agganciare da subito il lettore, ma può anche farci perdere tanto. Certo fa perdere il gusto di assaporare con calma ogni cosa. No, grazie, io nella lettura non ho nessuna fretta.


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