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Intorno all’Ivanhoe di Walter Scott

Creato il 01 febbraio 2018 da Martinaframmartino

Intorno all’Ivanhoe di Walter ScottIt is hardly surprising, then, that when something reasonably resembling modern fantasy began to emerge, it often did so in the disguise of children's literature (as with John Ruskin, Lewis Carroll, or Charles Kingsley), pseudo-historical fiction (as with Walter Scott), hermetic or occult fiction (as with Edward Bulwer Lytton), or pseudo-medievalia (as with William Morris).

A scrivere queste parole sono stati Edward James e Farah Mendlesohn in The Cambridge Companion to Fantasy Literature.

Intorno all’Ivanhoe di Walter ScottNella mia testa John Ruskin resterà sempre l'autore di Le pietre di Venezia e Mattinate fiorentine, ma nella sua bibliografia c'è anche Il re del fiume d'oro. Lewis Carroll non ha bisogno di nessuna presentazione, Charles Kingsley è autore di Bambini acquatici, una delle opere analizzate nell' Atlante dei luoghi letterari curato da Laura Miller, Edward Bulwer Lytton è stato colui che ha scritto " la penna è più forte della spada" e soprattutto " era una notte buia e tempestosa", con buona pace di Snoopy. La cosa assurda è che per parecchio tempo ho cercato Gli ultimi giorni di Pompei, poi me ne sono dimenticata, il libro è stato ristampato, poi è andato fuori catalogo e naturalmente ora mi è tornato il desiderio di leggerlo. Vabbé... Quanto a William Morris, non si può studiare Storia dell'Arte, come ho fatto io, e non conoscerlo. Il fatto che abbia anche scritto Notizie da nessun luogo e La fonte ai confini del mondo per me è secondario. Quanto a Walter Scott, possiamo dire che Ivanhoe è un fantasy onorario? C'è un solo momento in cui sembra sia presente un elemento fantastico, anche se entro breve scopriamo di esserci lasciati trarre in inganno dalla prima impressione, ma quanti elementi di questo romanzo sono confluiti nel fantasy? Enrico Groppali ha chiuso la sua introduzione al romanzo (edizione Garzanti) scrivendo

Intorno all’Ivanhoe di Walter ScottCi sia infine permessa un'osservazione a proposito della fortuna che attualmente la "fantasy" (o fantastoria avventurosa, best-seller d'evasione) incontra nei paesi anglosassoni. Una disamina dei luoghi deputati del nostro romanzo, abilmente dislocati, intercalati da fonti spurie, frammessi ad ibridi impressionanti tra citazioni wagneriane e frammenti di epopee leggendarie, occuperebbe, in La Spada di Shannara di Terry Brooks (1978), uno studio a parte: dalla parafrasi Robin Hood/Panamon Creel al contrasto tra i fratelli Buckannah analogo al dissidio tra Cuor di Leone e il principe Giovanni eccetera.

E questi sono solo i commenti che ricordo perché li ho letti di recente, ma quante altre volte avevo sentito accostare Ivanhoe al fantasy? Non che quest'accostamento sia l'unico motivo per cui ho letto l'opera di Scott, a me piacciono anche i romanzi storici, in particolare quelli, come ho detto una volta, in cui ci si ammazza con le spade, cioè ambientati in periodi antecedenti all'invenzione della polvere da sparo.

Intorno all’Ivanhoe di Walter ScottIl romanzo è del 1819, dettaglio da tenere presente sia per certi atteggiamenti di superiorità di Scott verso il periodo - 1194 - in cui è ambientata la storia, sia per lo stile. Credo sia scontato dire che l'atmosfera è ottocentesca. Scott inizia la sua storia con una lunga descrizione, e per arrivare là dove si sta dirigendo perde tempo, si lascia incuriosire dai dettagli, spiega quel che potrebbe essere oscuro. La stessa storia, narrata oggi, sarebbe contenuta in meno di metà delle pagine del romanzo originario. Ma che effetto farebbe alla storia donarle un ritmo moderno? Un romanzo non è solo gli eventi che vi accadono, ma anche l'atmosfera che riesce a evocare e il contatto che stabilisce con il lettore. Io non ho problemi con i ritmi di Robert Jordan, figuriamoci se posso avere problemi con quelli di Walter Scott.

A livello di trama non sapevo praticamente nulla, da elementi raccolti in vari momenti persi nel tempo sapevo in modo molto generico che c'erano un cavaliere di nome valoroso chiamato Ivanhoe - in realtà come ho scoperto, questo è il suo titolo, il nome è Wilfred - e Robin Hood. Io ho letto Robin Hood qualche decennio fa, è pure possibile che abbia visto il film Ivanhoe con Robert Taylor ed Elizabeth Taylor, forse non tutto, certo alcuni frammenti, ma in un tempo che mi sembra lontano quanto le Crociate. Ho ritrovato persino una frase che ho sentito chissà dove e che all'epoca avevo appuntato su un quaderno in cui per anni ho raccolto citazioni, e la cosa mi ha fatto un certo effetto visto che mi ero dimenticata di queste parole:

"Queste tregue con gli infedeli", esclamò, senza curarsi di aver interrotto il nobile Templare, "mi fanno sentire vecchio!".

"E perché, briccone?", domandò Cedric, con l'atteggiamento di chi è disposto a ricevere con piacere uno scherzo atteso.

"Perché", rispose Wamba, "ne ricordo tre nel corso della mia vita, ciascuna delle quali doveva durare cinquant'anni perciò, facendo il calcolo, dovrei avere almeno centocinquant'anni".

Intorno all’Ivanhoe di Walter ScottQuello che segue non è esattamente un commento sul romanzo di Scott quanto le mie reazioni a quel che leggevo, i collegamenti che la mia mente non poteva non fare. La storia comincia con pellegrini, gente che viaggia in un territorio pericoloso perché quella che vige è la legge del più forte, e abbastanza presto - presto per i ritmi di Scott, ovviamente - ci ritroviamo in un torneo. È stato il secondo momento in cui ho pensato a George R.R. Martin. Il primo è legato ai

latrati chiassosi di tutti i cani nella sala e di altri venti o trenta che si trovavano nelle altre parti della casa.

Cani in una sala da pranzo. Martin si è più volte lamentato dei castelli di disneyana memoria, ricordando i cani presenti in tutte le occasioni, comprese le cene. E poi c'è il torneo, ovviamente. Gli eventi cambiano ma lo sfarzo, lo sventolare di bandiere, l'eccitazione sono gli stessi del Torneo del Primo cavaliere in Il trono di spade o di quello narrato nel racconto Il cavaliere errante. Ci sono un paio di cavalieri misteriosi, altro elemento ripreso da Martin sia nei racconti di Dunk ed Egg che nel torneo di Harrenhal svoltosi nell'anno della Falsa Primavera, episodio intorno al quale stiamo girando da anni. Addirittura il nostro cavaliere misterioso di copre d'onore e poi sparisce nel nulla:

Tuttavia, con sorpresa di tutti i presenti, non si riuscì a trovare il cavaliere prescelto da nessuna parte. Aveva lasciato il campo immediatamente dopo la fine del torneo

Questo cavaliere, il Fannullone Nero, è di corporatura ben più robusta del Cavaliere dell'albero che ride, ma entrambi spariscono in mezzo alla folla e vanno via di nascosto. In Scott lo ritroveremo poco più avanti, in Martin non abbiamo ancora avuto con chiarezza la risposta che tutti sappiamo arriverà: http://wiki.ghiaccioefuoco.com/view/Il_Cavaliere_dell'Albero_che_Ride.

Intorno all’Ivanhoe di Walter ScottJordan, Martin... anche quando stavo leggendo Scott non ho potuto non pensare ad altri autori, per esempio a Brandon Sanderson.

Facemmo di questi stranieri i nostri amici più cari e i nostri servi di fiducia; prendemmo a prestito i loro artisti e le loro arti, disprezzando la semplicità e l'onesta rozzezza dei prodi nostri antenati, e ci lasciammo infiacchire dalle arti normanne molto tempo prima di cadere sotto le loro armi.

Un po' quello che hanno fatto gli abitanti di Roshar con i Parshendi nelle Cronache della folgoluce. Tira aria di guai. Non con Scott, con lui ormai so cos'è successo, ma con Sanderson tira aria di guai e pure belli grossi. Torniamo a Martin.

Non vi darò argento se non per farvelo scendere fuso nella vostra gola avida...

Intorno all’Ivanhoe di Walter ScottE se parlassimo non di argento ma di oro, e non di gola ma di testa? Chissà perché ho proprio il sospetto che Martin abbia letto Ivanhoe. Echi comunque se ne trovano in abbondanza e dei tipi più diversi, la presenza di numerose canzoni mi ha fatto pensare a Il signore degli anelli di J.R.R. Tolkien, quella di una donna ebrea che è anche un ottimo medico, alla Jehane di The Lions of Al-Rassan di Guy Gavriel Kay. Un torneo lo abbiamo anche in A Song for Arbonne di Kay, con tanto di svenimento finale al momento dell'incoronazione della regina di bellezza del torneo - è un po' più complicato di così, ma i dettagli sono questione di scelte dell'autore, il tipo di scena è lo stesso. Il riferimento principale comunque rimane The Lions of Al-Rassan, con i medici ebrei/kindath, il disprezzo nei confronti di questo popolo, e l'allontanamento finale della fanciulla. Rebecca si dirige verso la Spagna, potremmo immaginarla come un'antenata di Jehane che, nata in una Spagna/Esperana divisa fra tre religioni e tre civiltà (ebrei/Kindath, cristiani/Jadditi e musulmani/Ashariti) compie tutto il suo percorso, anche se i personaggi di Kay mi piacciono molto più di quelli di Scott. Non che quello di Scott non sia un bel libro, tutt'altro, solo che quelli di Kay è decisamente più bello.

Intorno all’Ivanhoe di Walter Scott"Mio padre ha un fratello che gode il favore di Mohammed Boabdil re di Granada; andiamo là, sicuri di avere pace e protezione in cambio del riscatto che i musulmani chiedono in pagamento dal nostro popolo".

Esattamente la situazione di partenza di Jehane, che vive in una situazione di pace comprata sotto il re Almalik di Cartada dopo l'omicidio dell'ultimo califfo.

Fra i vari elementi ho registrato il passaggio di un corno fra Wamba e il suo accompagnatore, il Cavaliere Nero (sì, il Fannullone Nero, che decisamente fannullone non è ma recita una parte). Il corno, in epoca medievale, aveva una sua precisa funzione, ma io non posso fare a meno di pensare al Corno di Valere di Jordan, al Corno di Joramun di Martin, al Corno di Owein nella Trilogia di Fionavar di Kay:

Intorno all’Ivanhoe di Walter ScottLa fiamma desterà dal sonno I re chiamati dal corno, Ma anche se risponderanno dal profondo, Non potrai mai tenere schiavi Coloro che escono al galoppo dal Castello di Owein, Con un bambino che li guida.

Guy Gavriel Kay, La via del fuoco, pag. 153

Il corno di Scott è un corno normale, questi sono corni magici, eppure per me il primo richiama gli altri. Scott aveva bisogno di chiamare un aiuto naturale, i suoi personaggi sono perfettamente inseriti nella storia senza il bisogno di elementi inspiegabili in un mondo dominato dalle leggi fisiche che conosciamo, ma come molti autori sette/ottocenteschi non si facevano problemi a inserire elementi fantastici in una storia altrimenti realistica se l'elemento fantastico poteva fargli scrivere una storia migliore, anche Scott lo avrebbe fatto se ne avesse sentito la necessità. Del resto non si preoccupava di rimanere strettamente fedele a ciò che era noto se lui stesso ha affermato

neppure posso ammettere che l'autore di un romanzo storico moderno debba limitarsi a introdurre quegli elementi che si può dimostrare siano esistiti nel periodo da lui descritto e che debba quindi attenersi solo a ciò che è plausibile e naturale e non contiene anacronismi.

La storia viene prima di ogni altra considerazione, e la storia di Ivanhoe è affascinante, si legge con piacere e, almeno per me, desta forti echi che la legano ad altre storie. I libri non stanno mai da soli nella nostra mente.


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