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Invadere la Polonia: DEATH IN ROME – Hitparade

Creato il 07 dicembre 2016 da Cicciorusso

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Cari camerati, ve lo dico subito, questo sarà un endorsement grande quanto una casa per i DEATH IN ROME. Quelli che già si ritengono scandalizzati al ‘cari camerati’ o che pensano che qui siamo estimatori dei passatempi di Joseph Paul Goebbels, possono pure andarsene a fare cure balsamiche in una doccia a gas. Chiariamo lo stesso, però, perché in questo paese di faccine contrite e boldriniani diti indici puntati ad alzo zero, ci tocca sempre fare i soliti distinguo, sennò la Polizia Postale ci inscrive in un qualche libro nero o il vetero comunista di turno che aveva il nonno partigiano e che passa di qui per caso ci segnala come sito per fasci. Chiariamo, dunque, ad uso di badogliani e poveri di spirito, che Death In Rome non è la sintesi delle posizioni ideologiche più estreme di due famosi gruppi di martial-neofolk, Death In June e Rome, a cui artisticamente si fa comunque ampio riferimento, bensì un moniker ispirato all’omonimo libro di Robert Katz sulle Fosse Ardeatine, che se avete finito le scuole elementari non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro. Ecco, visto che siamo in tempi di inani spese natalizie, questo libro potrebbe essere un regalo utile per i vostri cari. Ma torniamo ai Death In Rome, il cui autore e unico membro ci tiene a mantenere il suo anonimato (sono quasi sicuro sia tedesco, quindi, da qui in poi faremo riferimento a lui chiamandolo amichevolmente e bonvianamente Cameraten) e non fa altro che prendere le peggiori canzonette mainstream che passano le più volgari radio commerciali, nenie scritte da gay e prostitute ad uso di altri gay e altre prostitute, e risuonarle in chiave neofolk. Tra l’altro pare che, oltre alla Germania, abbia un notevole seguito anche in Polonia.

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Il Cameraten ha pubblicato di recente un nuovo album, Hitparade, che esce per i tipi della SPQR (Music label for the end of Kali Yuga, come recita il ben augurante motto), e viene dopo una pletora di mini/EP/singoli che, se siete suoi fan terminali, come lo diventerete non appena avrete visitato il canale Youtube ufficiale, vi dovrete assolutamente procurare. Questa volta, ad essere presi di mira ci sono personaggi del calibro (artistico pressoché nullo) di George Michael, Aqua, Miley Cyrus, Haddaway e altri nomi che mi auguro non abbiate mai sentito nominare. La chiamano parodia, ma parodia un cazzo. L’intento del Cameraten, che mi azzardo qui ad interpretare, non è altri che quello di dimostrare al mondo la superiorità di un preciso gusto musicale/estetico/culturale, partendo proprio dal punto musicale/estetico/culturale più basso mai raggiunto dall’essere umano ed elevarlo, reinterpretandolo, ad arte. Il tutto condito dalla più spinta, crudele estetica tipica del neofolk, bombe, morti, guerre mondiali, olocausti, oltre a tutti i crismi musicali del genere, non solo, quindi, spoken word e chitarrina. Che poi è la stessa identica idea/concetto/ambiguità estetica dei Laibach, per intenderci, quella secondo la quale si può ed è lecito ironizzare su qualsiasi cosa, in qualsiasi modo, anche nel più urticante, anzi, ustionante possibile, a partire qui proprio da quel Totenkopf dalle sembianze di Marilyn Monroe. Un modo di fare musica che dovrebbe essere per tutti, lo sarebbe nel migliore dei mondi possibili, ma che di fatto è per quei pochi liberi da paraocchi intellettuali e dotati di un senso dell’ironia che possa veramente dirsi tale. Il disco va bevuto tutto d’un fiato e gustato fino all’ultima goccia come un bel bicchierone di olio di ricino ma su tutte spiccano Wonderful Life, Barbie Girl, Wrecking Ball e Summertime Sadness. Senso di totale straniamento assicurato. Chiaramente, siete liberissimi di pensare che tutto ciò sia solo una facciata o un modo molto articolato e cervellotico per far passare idee nelle quali si crede veramente e che altrimenti sarebbero socialmente rigettate. (Charles)



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