L'opera, alla fine, non è malcongegnata, anzi offre allo spettatore più di qualche interessante suggestione visiva, ma non ha né i tempi né le caratteristiche del primogenito, distaccandosi dal quale finisce involontariamente per celebrare una sorta di tardivo funerale al genere che per più di un decennio (il cavallo tra i Sessanta e i Settanta) aveva movimentato e reso universale il nostro cinema. Col senno di poi, forse questo strano Django 2 - Il grande ritorno avrebbe meritato maggior gloria perché gli attori sono ben assortiti, con un Christopher Connelly a suo agio nei panni del villain e un Nero ancora tonico e convincente. Ma è la costruzione drammaturgica del film a risultare insulsa e fallace, a partire da situazioni spesso gratuitamente grottesche fino al triplice deus ex machina (la schiava nera che origlia, le bolas del ragazzo, l'arrivo del becchino) assolutamente implausibile che fa da preambolo all'ancor più incredibile massacro finale. Funzionano bene gli interpreti principali, lo ribadiamo, ma la media delle comparse (con tutta probabilità trovate in loco, cioè in Colombia) è davvero miserrima e il tanfo della cialtroneria delle maestranze (una volta fiore all'occhiello della nostra cinematografia e ormai in dismissione) ammorba ogni dannatissimo frame della pellicola. So goes life!
L'opera, alla fine, non è malcongegnata, anzi offre allo spettatore più di qualche interessante suggestione visiva, ma non ha né i tempi né le caratteristiche del primogenito, distaccandosi dal quale finisce involontariamente per celebrare una sorta di tardivo funerale al genere che per più di un decennio (il cavallo tra i Sessanta e i Settanta) aveva movimentato e reso universale il nostro cinema. Col senno di poi, forse questo strano Django 2 - Il grande ritorno avrebbe meritato maggior gloria perché gli attori sono ben assortiti, con un Christopher Connelly a suo agio nei panni del villain e un Nero ancora tonico e convincente. Ma è la costruzione drammaturgica del film a risultare insulsa e fallace, a partire da situazioni spesso gratuitamente grottesche fino al triplice deus ex machina (la schiava nera che origlia, le bolas del ragazzo, l'arrivo del becchino) assolutamente implausibile che fa da preambolo all'ancor più incredibile massacro finale. Funzionano bene gli interpreti principali, lo ribadiamo, ma la media delle comparse (con tutta probabilità trovate in loco, cioè in Colombia) è davvero miserrima e il tanfo della cialtroneria delle maestranze (una volta fiore all'occhiello della nostra cinematografia e ormai in dismissione) ammorba ogni dannatissimo frame della pellicola. So goes life!