Io Prima di Te di Jojo Moyes - spoiler e considerazioni

Creato il 08 febbraio 2016 da Leggiamo
 
Quella di oggi non sarà una recensione, ma una considerazione su un romanzo che mi ha letteralmente spaccata in due mettendo addirittura a tacere il mio innato bisogno di condividere qui sul blog il pensiero che ho a riguardo.
E' stato il trailer del film a farmi cambiare idea. Vedere Io Prima di Te sullo schermo del mio precario piccino (è il nome del mio piccolo e sgangherato computer) ha riportato a galla una marea di emozioni contrastanti.
Quindi mettetevi comodi, ma solo se 1) avete letto il libro 2) sapete già come finisce 3) non ve ne frega niente degli spoiler.
Ok, a questo punto procediamo.
Che il romanzo sia un buon romanzo è indiscusso, credo sia un dato puramente oggettivo che la Moyes sappia scrivere ed emozionare, e nonostante tratti un tema spinoso come quello dell'eutanasia l'autrice non è stucchevole e melodrammatica, anche perché non avrei sopportato un protagonista che decide di farla finita e che si piange addosso per quasi 400 pagine. Il bello - si fa per dire - è che in questo genere di libri è proprio il contrasto che si viene a creare tra la narrazione e quello che c'è sotto ad annientarti. Durante la lettura ti innamori dei personaggi, ridi con loro, senti il battito del tuo cuore che accelera... e poi alla fine ecco che ti arriva una bella mazzata tra capo e collo.
Fin dall'inizio si sa che la condizione di Will, divenuto tetraplegico in seguito a un incidente, sarà la colonna portante di tutta la trama, e fin dall'inizio si spera che Lou - insolita, divertente e stravagante ragazza di provincia - possa ridargli la voglia di vivere, ma non sarà così.
Allora io mi chiedo... che senso ha questo libro? L'ho letto tutto d'un fiato, ho amato Will, ho amato ogni suo gesto, ma alla fine non ho potuto fare a meno di domandarmi "sei un uomo pieno di coraggio fin dentro al tuo compromesso midollo, o sei solo un fottutissimo codardo?"
Ovviamente mentre ero immersa nella lettura Will era il classico protagonista dalle palle quadrate, ma i dubbi sono arrivati a posteriori.
Attenzione, non nego che il significato del libro sia profondo e che tocchi un tema molto delicato con grandissimo tatto, e non sono nemmeno contraria al suicidio assistito, ognuno deve poter fare della propria esistenza quello che crede, ma quando Will dice che dall'incidente - morire  - è la prima cosa che sceglie di fare in modo autonomo, dico che non è vero! (è tetraplegico non cerebroleso!). E quando dice a Lou che i sei mesi passati con lei sono stati i più belli della sua vita, dico balle!
Volevo dargli ogni briciolo di vitalità che sentivo e costringerlo a vivere. Mi resi conto che avevo paura a vivere senza di lui. “Com’è che tu hai il diritto di distruggere la mia vita” volevo chiedergli “ma io non ho voce in capitolo nella tua?” Ma avevo fatto una promessa.
Will, mentre è seduto sulla carrozzina, mentre Lou lo cura, gli parla, lo conforta e lo ascolta, fa una cosa terribile. La fa innamorare. Doveva succedere il contrario, invece è lui a farla cambiare. Lou scopre un mondo pieno di possibilità, si scopre audace, coraggiosa, indipendente, piena di voglia di sapere. E intanto lui che fa? La guarda, sorride, gode della sua vista e nonostante tutto continua a pensare che morire sarà comunque l'unica via d'uscita.
Ovviamente Louise pensa di poter ridare a Will sogni e speranze, di potergli bastare e di poter avere un futuro con lui, ma da brava illusa si sbaglia di grosso.
Se dovessi giudicare Io Prima di Te in base alle lacrime versate dovrei darci cinque stelle, se dovessi farlo in base alla rabbia che mi è salita a posteriori dovrei buttarlo dalla finestra e mettermi l'anima in pace. Ma non è tutto bianco o nero, lo so, e rileggendo quello che ho scritto finora mi sembra di essere una stupida che crede nelle favole, cosa che non è assolutamente vera. Anzi. Nei romanzi cerco sempre la verità, odio le ipocrisie, le falsità, tutto quello che è politicamente troppo corretto. Insomma, forse dovrei amare alla follia questo romanzo, invece quando si toccano certi tasti non sono più la solita cinica che critica il buonismo dirompente e dilagante a cui ci stanno abituando tanti autori. Non ci riesco. Anche perché nella scelta di Will, sotto sotto, vedo un messaggio pieno zeppo di retorica.
Sarà che ho visto combattere persone per molto meno, sarà che ho visto gente aggrapparsi a speranze del tutto inesistenti e sarà anche che il protagonista della Moyes ha una vagonata di soldi che gli permettono di avere - passatemi il paragone forzatissimo - gambe e braccia. Per quanto sia disperata la sua situazione, non lo sarà mai quanto quella di chi non ha il becco di un quattrino. 
Quando lessi la storia di Lou e Will ero reduce da La Teoria del Tutto e avevo da poco rivisto in tv Quasi Amici. Storie vere ci tengo a sottolinearlo. Nel primo caso vediamo Stephen Hawking che  a causa di una malattia del motoneurone è condannato all'immobilità eppure, dopo quasi quarant'anni di calvario, oggi è direttore del Dipartimento di Matematica Applicata e Fisica Teorica di Cambridge e fino a poco tempo fa occupava la cattedra lucasiana di matematica all'Università di Cambridge.
L'altro film invece è ispirato alla storia di Philippe Pozzo di Borgo un miliardario paralizzatosi in seguito a una caduta col parapendio che nel suo romanzo Le second souffle racconta la sua vita prima e dopo l'incidente; una vita con un risvolto crudele soprattutto in seguito alla prematura morte dell'amatissima moglie uccisa da un cancro. Eppure, nonostante tutto, ha ritrovato la speranza. Non subito, c'è voluto tempo, ma ce l'ha fatta. Quello che invece non si dà Will è tempo. Cosa sono sei mesi? Se osserviamo razionalmente il suo "prima di conoscere Lou" e il suo "dopo" è palese la differenza, eppure quando lei dice di amarlo lui le risponde che non è abbastanza. 
"io non voglio guardarti ogni giorno, vederti nuda, osservarti mentre gironzoli per la dépendance con i tuoi abiti pazzi e non... non essere in grado di fare quello che desidero con te. Oh, Clark, se sapessi cosa vorrei farti in questo momento. E io... io non posso vivere con questa consapevolezza. Non posso. Non è da me. Non posso essere il tipo di uomo che semplicemente... accetta"
Will rimpiange le corse in moto, gli sport estremi, il sesso (perché lui faceva taaaanto sesso), il lavoro (perché lui i clienti in affari li annientava nel vero senso della parola) e tutto questo, sul piatto della bilancia, pesa molto di più del cuore di Louise.Che lui non voglia condannarla a una vita di sacrifici e di rinunce lo rende incredibilmente altruista, ma anche tanto irreale; siamo tutti un po' egoisti, non neghiamolo. Per questo, a conti fatti, dopo aver chiuso il libro e aver versato un mare di lacrime, ho pensato che la storia della Moyes fosse più paracula di quello che voleva farci credere. 

P.S. Ah, se volete sapere se per caso guarderò mai il film, la risposta è sì. Amo farmi del male, perché nonostante una serie infinita di considerazioni molto razionali, so già che ne uscirò emotivamente compromessa.

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