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» Io, Robot di Isaac Asimov – Recensione

Creato il 22 marzo 2020 da Marta @M_Sognatrice

» Io, Robot di Isaac Asimov – Recensione

Parliamo di Robot, oggi.
Per la tappa di Marzo della #fantadistochallenge di Sono Solo Libri, dovevamo leggere un distopico/fantascientifico con la presenza di robot o androidi. Temevo fosse un problema per me, pensando di non amare i robot come non amo gli alieni, e invece ho trovato una lettura piacevole, a tratti divertente, con personaggi che ho molto apprezzato e che si sono rivelati più umani degli stessi umani.
Non so bene il motivo ma credevo che la scrittura di Isaac Asimov fosse molto pesante, complicata, di difficile comprensione per chi come me non è un grande esperto né amante del genere fantascientifico e, invece, con mia grande sorpresa, ho trovato uno stile semplice, scorrevole, con varie sfumature di sarcasmo e ironia che hanno suscitato più di un volta un sorriso.

Io, Robot è una raccolta di racconti scritti tra il 1940 e il 1950 tutti più o meno collegati – anche cronologicamente -, con personaggi che ci vengono riproposti più volte. Il tema principale è il rapporto che intercorre tra i robot e gli esseri umani, soprattutto come queste “macchine” apparentemente senz’anima si relazionino con la morale umana, sulla base delle tre leggi della robotica.

  1. Un robot non può recar danno a un essere umano, né permettere che, a causa della propria negligenza, un essere umano patisca danno.

  2. Un robot deve sempre obbedire agli ordini degli esseri umani, a meno che contrastino con la Prima Legge.

  3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questo non contrasti con la Prima o la Seconda Legge.

    Manuale di Robotica

    56° Edizione, 2058 d.C.

Quelli ideati da Asimov sono dei cosiddetti Robot Positronici, ossia delle macchine dotate in un certo senso di una propria personalità, di un cervello che risponde costantemente alle tre leggi appena citate. I Robot sono costruiti dall’azienda U.S. Robot and Mechanical Men Corporation, i cui dipendenti si occupano oltre che dell’evoluzione di queste macchine, anche del collaudo dei prototipi appena fabbricati, cercando di comprendere e risolvere così il loro malfunzionamento e i difetti di fabbrica.

Tra i vari protagonisti “umani” hanno risalto soprattutto – a mio parere – due collaudatori, Mike Donovan e Gregory Powell, che grazie al loro sarcasmo e i loro battibecchi continui sono riusciti a farmi sorridere in più di un’occasione, e la fredda e intelligente Susan Calvin, una robopsicologa che risolverà in più di un’occasione gli enigmi e i problemi dati da queste macchine dotate di intelligenza artificiale. Non sono ovviamente gli unici personaggi: nel corso dei vari episodi, infatti, incontreremo altri dipendenti dell’azienda robotica, ma anche personaggi apparentemente esterni, ma in verità strettamente collegati ai robot e alla U.S. Robots. Tutti, a mio avviso, sono descritti seppur non in maniera approfondita, in modo tale da essere perfettamente riconoscibili.

I Robot di questi racconti non sono quindi macchine ostili all’uomo, bensì a esso sono – almeno inizialmente – sottomesse sulla base delle tre leggi per cui sono programmati. Di racconto in racconto, però, ci troviamo di fronte a molte falle e contraddizioni, anche a pericoli e problemi da risolvere quando i robot si trovano davanti a difetti di fabbrica che compromettono il loro regolare funzionamento, ma anche situazioni in cui le tre leggi sembrano scontrarsi. C’è una sorta di processo anche di apprendimento personale dei robot che li fanno apparire, a mio avviso, molto umani.

Sono racconti dove la psicologia è molto forte. Di fronte ai robot, alle loro reazioni agli stimoli e agli eventi, anche gli esseri umani si ritrovano a ragionare, a riflettere. I robot diventano quasi un riflesso della natura umana.

Ci sono robot capaci di provare emozioni ed empatia, altri, che per un difetto di fabbrica sono capaci di leggere i pensieri dei loro “padroni” umani, ma il cervello positronico può essere installato anche all’interno di un computer che funge da super-calcolatore, come nel caso del Cervello (nel racconto Meccanismo di fuga), un super-computer dalla personalità di un bambino capace di effettuare miliardi e miliardi di calcoli al secondo, ma anche di fabbricare un’astronave per  viaggiare nell’iperspazio, oltre i confini del sistema solare.

I racconti sono:

  • Robbie
  • Circolo vizioso
  • Essere razionale
  • Iniziativa personale
  • Bugiardo!
  • Il robot scomparso
  • Meccanismo di fuga
  • La prova
  • Conflitto Evitabile.

Personalmente ho molto apprezzato Robbie, Bugiardo!, e Meccanismo di Fuga, anche se li ho trovati tutti molto interessanti. Forse quello un pochino più pesante e più lento è l’ultimo.

Robbie ha la parvenza di una sorta di tenera fiaba, in verità.
Robbie è il nome di un robot, una sorta di tata di una bambina, Gloria Weston, che si occupa dell’incolumità della piccola, e a cui piace moltissimo ascoltare fiabe. Siamo in un periodo in cui, però, in molti iniziano a nutrire dubbi su queste macchine, e anche la madre di Gloria vorrebbe liberarsene, credendo che possa rappresentare un problema per sua figlia: sempre legata al robot, sempre più solitaria. Eppure, alla fine, aprirà gli occhi su quanto i robot non rappresentino questo pericolo, anzi!

Bugiardo! Mi ha trasmesso una sorta di malinconia, celata dal sorriso.
In questo caso abbiamo Herbie (RB-34) che per un difetto di fabbrica è capace di leggere i pensieri degli esseri umani. Questo rappresenta un bel problema, perché va a scontrarsi con la Prima Legge, ossia nel non recar alcun danno all’essere umano. Herbie, infatti, potendo leggere i reali pensieri delle persone, sa anche che potrebbe ferirle rivelando la verità, e così è costretto a dire bugie… a fin di bene, secondo lui, ma che in verità provocheranno reazioni molto spiacevoli nei vari dipendenti della U.S. Robots, soprattutto in Susan Calvin, che non mancherà di vendicarsi – rivelando anche tutta la fragilità della natura umana -.

In Meccanismo di Fuga, troviamo il Cervello, un super-computer capace di fare calcoli straordinari in pochi secondi, e con una personalità infantile, che si ritroverà davanti a un dilemma che rischia di creare danno agli esseri umani. Per riuscire a non andare contro le leggi, e così autodistruggersi, adotta come meccanismo di fuga dalla realtà il senso dell’umorismo. Una sorta di robot burlone che fa anche sorridere e pensare davvero a come ci sia una stretta relazione tra uomini e macchine: il cervello positronico, infatti, è fabbricato dagli uomini e rispecchia così il loro sistema di valori. Come gli uomini cercano di fuggire dalla realtà di fronte a una situazione spiacevole o complessa, così farà il Cervello.

Di più non dico, per non guastarvi la bellezza della lettura.
Come ho sempre detto, la Fantascienza non è uno dei miei generi preferiti, né ne sono competente. Ma se volete cercare un primo approccio al tema Robot, io vi consiglio questi racconti. Riusciranno a farvi sorridere e riflettere.
Io ho adorato ogni robot.


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Io, Robot, di Isaac Asimov
Casa Editrice: Mondadori
Traduttore: Laura Serra
Pagine: 300

Voto: ♥♥♥♥


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