Io sono un superstite

Creato il 10 marzo 2013 da Faustodesiderio

Io sono un superstite. Con me è superstite anche gran parte di voi che leggete. Apparteniamo ad un’altra epoca. Non voglio fare l’apocalittico. Ma se il movimento di Beppe Grillo è diventato il primo partito italiano vuol dire che il mondo politico della cosiddetta Seconda repubblica è finito. Molti sono già scomparsi. Sono nomi significativi perché impersonavano simboli e tradizioni. Antonio Di Pietro, ad esempio, che è uno degli affossatori della Prima repubblica. Con lui Gianfranco Fini e tutta la destra. Non era mai accaduto che non ci fosse una “cosa” chiamata destra, nemmeno nel dopoguerra. Oggi la destra è estinta. Amen. La sinistra segue a ruota. De profundis.

Quelli che sono in Parlamento sono solo superstiti e sopravvissuti. Sono destinati a scomparire. Stanno tramontando e non lo sanno. Si agitano  – storditi e bastonati, in verità -  come se fossero vivi ma sono come quel tale che combatteva non sapendo di esser morto. Nel Pdl esultano e gridano al miracolo ma sono tutti appesi alle palle di Berlusconi che ha perso percentuali a due cifre e milioni e milioni di voti. Il Pd è ridotto ad una macchinetta da guerra sperimentata in modo vincente per perdere. Massimo Cacciari  – è meglio citare, altrimenti mi dite che dico le parolacce -  ha detto con senso di verità che a sinistra sono tutti delle teste di cazzo che ritengono di sapere e capire tutto loro. Infatti, anche oggi ci hanno spiegato che hanno fatto le primarie e le hanno persino vinte. Vincono le primarie e perdono le secondarie. Le teste di cazzo  – sempre Cacciari -  son fatte così. Ma la sconfitta non è niente. Il peggio deve ancora venire. La vittoria di Grillo non è la fine di qualcosa ma l’inizio. Siamo già oltre la fine.

Io sono un superstite. La caratteristica dei superstiti è solo quella di poter raccontare e testimoniare. Ma non posso far niente. E’ già molto se conservo lo sguardo per vedere e la parola per parlare. I numeri parlamentari ci dicono che il bipolarismo è diventato un tripolarismo. Il governo che si può fare è quello di “unità nazionale” che si dovrebbe fondare sul senso di responsabilità, sul senso dello Stato e sull’amor di patria del Pdl e del Pd. La situazione indica questa strada e le categorie di cui dispongo interpretano i fatti in questo modo. Mentre, però, formulo questa ipotesi già vedo che la realtà che prende corpo sta tramontando. Come è possibile che i partiti che sono la causa del fallimento della Seconda repubblica possano essere anche la salvezza del Paese? Dovremmo essere davanti non ad una svolta politica ma ad una vera e propria conversione. Siamo quasi nel campo religioso. Ma gli uomini e le donne  – sì, è bene citare anche le donne, visto che fanno parte della partita e sono gran parte della partita -  gli uomini e le donne che sono in gioco sono fatti di questa pasta? E poi: si può fare un governo di tal fatta tenendo fuori il primo partito italiano? Non è solo una questione di opportunità  – Grillo solo all’opposizione crescerebbe in modo esponenziale –  ma soprattutto istituzionale. Inoltre, per essere una cosa seria, il governo di unità nazionale dovrebbe realizzare un programma in larga parte “antipolitico” intervenendo in modo netto e convincente su privilegi, finanziamenti, seggi, enti. In pratica, buona parte del programma del movimento di Grillo dovrebbe essere adottato e applicato. Il tramonto è nelle cose. Si tratta solo di capire i modi.

Come si vede con chiarezza: io sono un superstite. Noi siamo superstiti. Il Pdl e il Pd pagano la colpa del loro fallimento. Io con loro. La differenza tra la destra e la sinistra è irrilevante. L’unica categoria che conta è questa: siamo superstiti e ci accingiamo a tramontare. L’affermazione del movimento di Grillo prima di essere politica è generazionale, antropologica, culturale. La Seconda repubblica riducendo la politica a comunicazione ne ha preparato il terreno e si è scavata la fossa in quel terreno. Ora Grillo, non a caso un comico con l’arte del dramma, viene per seppellirla. I politici superstiti sono i primi alimentatori della crescita del movimento di Grillo. Vanno in televisione, si guardano intorno, invocano e chiedono la presenza di Grillo e dei grillini che non ci sono eppure sono ovunque. Il movimento delle cinque stelle governa il mondo della comunicazione e non ha bisogno di starci dentro: preferisce che dentro, soprattutto in televisione, ci siano i superstiti che parlandosi addosso sono un motore che gira a folle. Le stelle, proprio come quelle di Cronin, stanno a guardare e aumentano. Non sono comete. Sono stelle fisse. Si accendono come quelle del Natale in ogni casa. La loro origine è solo in parte dovuta alla rabbia sociale. Nascono soprattutto dal fallimento politico, morale e statale della Seconda repubblica che altro non è stata che un’appendice ingloriosa della Prima. Giunti alla fine del loro percorso, i superstiti dei partiti  – se solo avessero coscienza di essere tali –  hanno un compito da svolgere. Affrontare il trapasso conservando quelli che sono davvero i “beni comuni” necessari: democrazia, libertà e Stato nazionale.

Mentre scrivo un cane abbaia e il sole comincia a calare.

tratto da Sanniopress.it



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