Magazine Cultura

Io sono vivo, voi siete morti – Emmanuel Carrère @HobbyWork

Creato il 19 luglio 2017 da Serenagobbo @SerenaGobbo
Io sono vivo, voi siete morti – Emmanuel Carrère @HobbyWork

Un viaggio nella mente di Philip K. Dick

Philip K. Dick è l'autore di fantascienza che ha scritto "Ma gli androidi sognano pecore elettriche?" da cui è stato tratto il film Blade Runner di Ridley Scott (mentre da Valis, un altro suo libro, è stato tratto Total Recall, con Schwarzenegger).

Ve lo dico subito: se siete alla ricerca di dettagli biografici su Dick, meglio rivolgersi ad altre biografie, come quella di Lawrence Sutin o quella di Anne R. Dick, perché questa di cui parlo ora si concentra, davvero, sulla mente di Philip K. Dick. Che era un paranoico. Ma non è un modo di dire. Era un paranoico, malato, con tanto di ricoveri in strutture specializzate.

Fin dai quattordici anni è stato un assiduo frequentatore degli studi degli psicologi/psichiatri/psicanalisti, e poi ci ha dato dentro con medicinali di tutti i tipi. Era ossessionato dall'idea di venir spiato (dall'FBI, dalla CIA, dai russi, dai romani!) o, peggio, che la sua vita fosse una vita fasulla, di copertura, alla Matrix, per intenderci. Vedeva possibili nemici in tutti, ma alternava periodi di paura folle ad altri in cui si attorniava di amici (ehm... devo ammettere che di gente normale ne ho trovata poca: quando andava bene, erano drogati).

Ha avuto una sfilza di mogli con relativi figli, ma quasi ogni donna dopo un po' non ce la faceva più e lo lasciava. Era un consumatore compulsivo di anfetamine, che gli servivano per produrre romanzi a più non posso (era capace di finirne uno in due settimane). Ogni tanto aveva le visioni: un occhio gigante che ti osserva dal cielo, una farmacista che si presenta alla porta e che, secondo lui, è l'inviata di una setta di cristiani sopravvissuti al massacro dei romani...). Era ossessionato dall'idea della sorella Jane, sua gemella, morta dopo quaranta giorni dalla nascita, perché sua madre non aveva abbastanza latte e non sapeva che si poteva nutrirla col latte artificiale (!!).

Ma è stato un fuori di testa nel periodo giusto, gli anni Sessanta. Ora è riconosciuto come autore mainstream (cioè non più scrittore di seconda qualità, ma avente diritto ad entrare nel novero degli artisti "seri"), e ci sono molti fanclub e gruppi che si uniscono in suo nome.

Non ho letto niente di Dick. Paul M. Sammon dice che era un bravo autore; Carrère non si sbilancia molto. Di sicuro era un visionario, che, tra le tante visioni, ne ha imbroccate alcune. Ma di lui capisco la ricerca di senso: e se un senso non c'è, allora, si inventa, ricorrendo alla paranoia o alla religione.

Umano, a suo modo.

Filed under biographies, book, Libri & C., Movie, Scrittori americani, Scrittori francesi


Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :