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Io stampo da solo, ovvero, la tentazione del self publishing, nei suoi pro e contro

Creato il 07 ottobre 2012 da Controstilefashion
Risulta siano quasi 40.000 le auto pubblicazioni, ogni anno, ormai. E spesso entrano nella top 100 di Amazon, il più importante e referenziato sito di web commerce di libri. Anche in Italia si moltiplicano le “Amanda Hocking”, notissima autrice americana che ha venduto ben oltre 1.500.000 copie del suo romanzo “Switched”. Ovviamente, autopubblicato. Il dato italiano ci viene fornito dall’Associazione Italiana Editori, ed il numero, per quanto grande, copre appena il 6% del totale dei titoli in commercio.
Io stampo da solo, ovvero, la tentazione del self publishing, nei suoi pro e contro
Altra tendenza in aumento è quella degli e-book in self publishing, quindi altro 1% da aggiungere. Insomma: ogni 100 titoli pubblicati in Italia, ben 7 non sono passati dall’editore tradizionale, ma sono frutto di un investimento in prima persona dell’autore stesso. Sembrano tanti, ma niente se paragonati al 40% degli USA, dove il fenomeno si è sviluppato da ben più tempo, e grazie anche alla diffusione dell’e-book, è oggi ormai considerato una normalità assoluta. Tutti questi numeri non sono da considerarsi freddi e fini a se stessi: l’innovazione nel mondo della carta può apparire spesso lenta, o addirittura inesistente / inconsistente. Invece, l’auto pubblicazione rappresenta una importante novità anche e soprattutto a livello economico / commerciale: non c’è da “pagare” un editore per farsi pubblicare, non c’è da fare la solita trafila con gli editori maggiori. Si seleziona una tipografia, si impagina il proprio romanzo, lo si pubblica e si può distribuire via telematica, o tramite siti web specializzati nella vendita online di libri. Si può decidere se essere “all’avanguardia” e quindi dotarsi di ufficio stampa, farsi in autonomia pubblicità, presentare il libro in varie librerie, oppure limitarsi a poche copie da regalare ad amici e parenti. Difatti, il risultato finale è numericamente molto forte. Non è un luogo comune sbagliato quello che afferma che in Italia c’è “molta gente che scrive e poca che legge”, e quindi la corsa alla pubblicazione autonoma riguarda un grande numero di persone, aiutate sempre più da siti specializzati. Segnaliamo ilmiolibro.it, specializzato nel self-publishing cartaceo, fautore della novità intitolata “Storiebrevi”, progetto dedicato racconti digitali. Nel settore e-book merita segnalazione il servizio Kindle Direct Publishing, lanciato lo scorso dicembre da Amazon. Ovvio: mentre un tempo gli editori erano “ricchi”, cioè economicamente stabili, e quindi in grado di pubblicare solo il meglio, oggi sono decisamente più “marginali”, e spesso non riescono a fare da filtro a dovere. La massa preme, e sul mercato si riversano molti titoli che alla fine resteranno invenduti, ma contribuiscono da una parte a creare confusione, da altro punto ad indebolire l’economia degli editori tradizionali, costretti sempre più a perdere pezzi di staff, perdere selezionatori, perdere “colpi di qualità”. Infatti, l’editore, se da una parte rappresenta un filtro, dall’altra è una garanzia, soprattutto se parliamo di un certo tipo di pubblicazioni di carattere tecnico, scientifico o professionale, che devono essere sempre curate e certificate. Anche qui però ci sono delle eccezioni che alla fine hanno dato i primi colpi negativi al mercato editoriale dall’interno: il libro scolastico, specie a livello universitario, spesso è realizzato in tirature limitate (e costose) dai docenti stessi. A volte è il libro ufficiale di testo, altre volte è la famigerata “parte speciale” di un esame, curata - appunto - dal docente. Inutile dire che il docente vede sempre “male” l’allievo che si sottopone all’esame senza sfoggiare un libro nuovo. Si è giunti agli estremi in cui il docente apponeva una sigla su ogni copia presentata ad un esame: quel libro non doveva ripresentarsi. Inutile spiegare il perché. Trascendendo dal fenomeno dei “baroni universitari” e da case editrici di favore, restano ancora oscuri per ora i dati legati al self-publishing in Italia, nel campo economico. I dati USA dicono che gli auto-editori incassano tra i 70 ed i 120 milioni di dollari. La ripartizione degli incassi però è ancora altamente frammentata: alcuni autori incassano praticamente zero, altri hanno ricavi interessanti. I più però giungono sul mercato editoriale senza avere nessuna voce in capitolo, senza rappresentare alcuna attrattiva. Semplicemente, si “tolgono lo sfizio di aver scritto un libro”. Il mercato è fortemente in crescita, però, e l’e-book, insieme al diffondersi spaventoso di smartphone e tablet, diventerà a breve il core-business del settore self. L’autore, infatti, oltre a pubblicarsi in proprio, si trova anche immediatamente distribuito. In aiuto giungono per fortuna dei siti specializzati nell’analisi delle nuove opere: vere e proprie guide in questo mare magnum di novelli Shakespeare! Perché è un mare nel quale si rischia di annegare in errori grammaticali, orrori letterari e perle che rischiano di passare inosservate.

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