Alluminio, Piombo, Nichel, Stagno, Arsenico, Cromo, Mercurio, Rame, Cadmio, sono nomi di elementi chimici della cui pericolosità negli ultimi anni abbiamo più volte sentito parlare. A questi oggi possiamo aggiungerne un altro: lo Iodio 131. Si tratta di un isotopo radioattivo utilizzato nell’ambito della medicina nucleare per scopi diagnostici e terapeutici. E’ una sostanza tossica contenuta in alcuni medicinali che attacca le cellule con cui viene a contatto. Solitamente viene impiegato per la cura di pazienti affetti da ipertiroidismo e delle neoplasie tiroidee. Inoltre, grazie alla sua radioattività, può essere sfruttato per la Scintigrafia tiroidea, una tecnica diagnostica che fornisce preziose informazioni sulla morfologia e sulla funzionalità di questa ghiandola. In una pubblicazione del 2000 a cura della Commissione Europea, intitolata Protezione Radiologica 97, si legge: “Può accadere che un paziente muoia poco tempo dopo la somministrazione di I-131. Nel caso che venga effettuata un’autopsia o allo scopo di proteggere familiari, amici e terzi nella fase di visita al defunto, in caso di veglia funebre presso la bara e durante il servizio funebre, si dovrà consultare un esperto nel campo della protezione dalle radiazioni allo scopo di mantenere le dosi quanto più basse è ragionevolmente possibile“.
Il 25 settembre a Siderno succede qualcosa: un mezzo della Locride Ambiente, società che si occupa della raccolta differenziata, scarica in contrada San Leo un carico di rifiuti. Fino a qui nulla di strano, se non fosse che si trattava di materiale radiogeno e quindi contenente Iodio 131. La società Ecologia Oggi, che si occupa della gestione dei rifiuti a Siderno, accortasi delle presenza di questi rifiuti radioattivi ha immediatamente comunicato il tutto alle autorità preposte, a cui ora tocca risolvere la situazione.
Sicuramente non è il caso di creare allarmismi esagerati, ma è bene conoscere i pericoli e i rischi a cui si va incontro. Tutte le precauzioni del caso vanno senza dubbio assunte da chi ogni giorno, a causa del proprio lavoro, sta a contatto con quest’ immondizia. Sono proprio gli operai addetti alla raccolta ad essere più a rischio, ma ciò non toglie che anche il resto della popolazione, seppur nei limiti, deve essere tutelata. La salute è un diritto di tutti.