E invece l’opera affonda le sue radici nel lontano passato. Le grandi opere letterarie sono state preparate dai secoli e nell’epoca della loro creazione non si fa che cogliere i frutti maturi di un lungo e complesso processo di maturazione. Se cerchiamo di capire e spiegare un’opera soltanto partendo dalle condizioni della sua epoca, soltanto dalle condizioni del suo tempo immediato, non penetreremo mai nelle profondità dei suoi significati. Se ci si chiude dentro un’epoca, anche la vita futura dell’opera nei secoli successivi riesce incomprensibile e sembra un paradosso.
Le opere spezzano le frontiere del loro tempo e vivono nei secoli, cioè nel tempo grande, e spesso (e le grandi opere sempre) di una vita più intensa e piena che nell’età contemporanea. Per dirla con una certa semplificazione e schematicità: se il significato di un’opera viene ridotto, ad esempio, alla sua funzione nella lotta contro la servitù delle gleba (nella scuola media si fa così), quest’opera deve perdere totalmente il suo significato, quando la servitù della gleba e i suoi residui escono dalla scena, mentre l’opera spesso aumenta addirittura il suo significato, cioè entra nel tempo grande. Ma l’opera non può vivere nei secoli futuri, se non ha assorbito in sé in qualche modo anche i secoli passati.
L’autore e l’eroe. Teoria letteraria e scienze umane di Michael Bachtin
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