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Istat. 23,8 miliardi di euro spesi in R&S nel 2017, +2,7% sul 2016

Creato il 11 settembre 2019 da Alessandro Ligas @TTecnologico

Istat. 23,8 miliardi di euro spesi in R&S nel 2017, +2,7% sul 2016La principale fonte di finanziamento della spesa in R&S è il settore privato (imprese e istituzioni non profit) che contribuisce per il 55,2% (13,1 miliardi di euro).

Le imprese trainano la spesa in R&S intra-muros con un aumento del 5,3% che compensa la flessione registrata dalle istituzioni private non profit. Cresce anche la spesa delle istituzioni pubbliche, resta stabile quella dell’Università.

La spesa in R&S si concentra nelle regioni del Centro-nord. Lombardia, Lazio, Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto attivano quasi il 70% della spesa in R&S.

In aumento la spesa R&S intra-muros

Nel 2017, si stima che la spesa per R&S intra-muros dell’insieme dei settori istituzionali (imprese, istituzioni pubbliche, istituzioni private non profit e università) ammonti a quasi 23,8 miliardi di euro. Rispetto all’anno precedente, la spesa per R&S intra-muros aumenta del 2,7% a prezzi correnti e incide in percentuale sul Pil dell’1,38%, registrando un lieve incremento (+0,01 punti percentuali) rispetto all’anno precedente.

Il settore privato (imprese e istituzioni non profit) spende per la R&S intra-muros 15,2 miliardi di euro, di cui la quasi totalità (14,8 miliardi) sostenuta dalle imprese. Le università spendono 5,6 miliardi di euro, le istituzioni pubbliche 2,9 miliardi.

Per il 2018, i dati preliminari indicano un aumento della spesa complessiva per R&S a valori correnti delle imprese e delle istituzioni pubbliche e private non profit (non sono ancora disponibili i dati sulle università). Nel dettaglio, la spesa cresce del 6,2% per le istituzioni private non profit , del 6,0% per le istituzioni pubbliche e del 2,8% per le imprese.

Le previsioni fornite da imprese e istituzioni confermano per il 2019 un ulteriore aumento della spesa in R&S intra-muros sul 2018: istituzioni private non profit +5,7%, istituzioni pubbliche +2,7% e imprese +0,8%.

Oltre i due terzi della spesa in R&S concentrata in cinque regioni

Nel 2017, la classifica delle regioni che spendono di più in ricerca e sviluppo resta stabile rispetto all’anno precedente. Il 68,1% della spesa totale (68,0% nel 2016), pari a 16,2 miliardi di euro, è concentrato in cinque regioni (Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna, Piemonte e Veneto). Con riferimento al settore delle imprese, tale quota supera il 75% (76,1% nel 2016).

Le imprese trainano la crescita della spesa in R&S intra-muros

Rispetto al 2016, aumenta sensibilmente la spesa delle imprese (+5,3%). Tale incremento dipende in larga parte dall’aumento del numero di imprese che hanno svolto attività di R&S intra-muros nel corso del 2017 e, solo in misura contenuta, dall’aumento della spesa sostenuta dalle imprese storicamente attive in questo campo. In particolare, l’investimento in R&S di ‘nuovi’ soggetti nel 2017 ha contribuito al 6,8% della spesa complessiva.

Sempre rispetto al 2016, aumenta lievemente la spesa sostenuta dalle istituzioni pubbliche (+0,9%) e dalle università (+0,2%), mentre diminuisce quella delle istituzioni private non profit (-29,3%).

La spesa del settore privato (imprese e istituzioni non profit) costituisce la principale componente della spesa totale (64,1%), in crescita rispetto al 2016 (+0,8 punti percentuali). In particolare, il settore delle imprese contribuisce per il 62,4% alla spesa complessiva (+1,6 punti percentuali rispetto all’anno precedente), mentre il 23,6% della spesa è sostenuto dalle università e il 12,3% dalle istituzioni pubbliche.

Con riferimento alle fonti di finanziamento, nel 2017 la spesa in R&S è finanziata prevalentemente dal settore privato (imprese e istituzioni non profit), che contribuisce per il 55,2% (quota pari a 13,1 miliardi). Seguono il settore delle istituzioni pubbliche con il 32,3% della spesa (circa 7,7 miliardi) e i finanziatori stranieri (imprese, istituzioni pubbliche o università estere), che partecipano all’11,7% della spesa (circa 2,8 miliardi) (Figura 1).

Rispetto al 2016, nel complesso aumenta la componente di finanziamento delle imprese nazionali e quella degli investitori stranieri (rispettivamente di 1,6 e di 2 punti percentuali) mentre diminuisce il peso delle altre fonti di finanziamento. Nella spesa delle imprese si riducono i finanziamenti sostenuti da imprese italiane, compensati da un aumento dei finanziamenti esteri che passano da 1,7 miliardi di euro nel 2016 (12,2% della spesa complessiva) a 2 miliardi (13,6%) nel 2017.

L’autofinanziamento si conferma la modalità di finanziamento più importante nelle imprese e nelle istituzioni pubbliche. In particolare, nel settore delle imprese la quota di autofinanziamento risulta pari all’82,7% del totale della spesa mentre il settore pubblico si autofinanzia per l’85,8%.

La ricerca applicata si conferma la principale voce di investimento

Nel 2017 la ricerca applicata si conferma la principale voce di investimento (10 miliardi di euro, pari al 42,1% della spesa complessiva). Seguono le attività di sviluppo sperimentale con una spesa pari a 8,5 miliardi di euro (35,7% del totale) e, infine, la ricerca di base con circa 5,3 miliardi di euro (22,2%) (Figura 2). Diversa la situazione nelle imprese, dove oltre la metà della spesa in R&S è composta dalla componente dello sviluppo sperimentale (7,7 miliardi, pari al 51,7% della spesa totale).

L’aumento della spesa si concentra interamente nelle attività di sviluppo sperimentale (+2,3 punti percentuali rispetto al 2016), a scapito della ricerca pura e di quella applicata per le quali si rileva una diminuzione, rispettivamente -1,0 e -1,2 punti percentuali. Lo stesso andamento è confermato dal settore delle imprese, dove si registra un analogo incremento delle attività di sviluppo sperimentale mentre si riducono le quote relative a ricerca di base e ricerca applicata. Nel settore delle istituzioni pubbliche si osserva, invece, un aumento del peso della spesa destinata allo sviluppo sperimentale e alla ricerca di base, rispettivamente +0,5 e+0,2 punti percentuali rispetto al precedente anno.

In aumento le donne impegnate nelle attività di R&S, ma meno degli uomini

Nel 2017, le donne impegnate in attività di R&S ammontano a 156.044, pari a 101.907,0 unità in Etp (rispettivamente +7,2% e +6,3% rispetto al 2016). Tuttavia, il personale maschile cresce di più sia come unità (+12,7%) sia come Etp (+11,1%).

L’incremento della componente femminile degli addetti alla R&S è particolarmente elevato nelle imprese (+20,8% in termini di unità e +17,0 in termini di Etp).

Le ricercatrici risultano pari a 67.131 (48.637,2 unità espresse in Etp), in crescita del 2,6% rispetto all’anno precedente (+2,4% in Etp). Anche tra le ricercatrici l’aumento più significativo si osserva nelle imprese (+8,6% in Etp), mentre risulta pari all’1,3% e all’1,0%, rispettivamente, nelle università e nelle istituzioni pubbliche.

Nonostante l’aumento generale della componente femminile nella R&S, aumenta il gap di genere: nel 2017 le donne rappresentano circa un terzo degli addetti complessivamente impegnati nella R&S (sia in unità che in Etp), con una caduta di un punto percentuale rispetto al 2016. La quota di ricercatrici sul totale dei ricercatori (espressa sia in unità sia in Etp) è leggermente più alta rispetto alla quota del personale femminile addetto alla R&S, ma anch’essa è in lieve flessione (-0,9 punti percentuali) rispetto all’anno precedente (Figura 4).

A livello intersettoriale, si conferma una grande variabilità della presenza femminile nelle attività di R&S. La quota percentuale di donne, infatti, è notevolmente inferiore nelle imprese (21,1% degli addetti espressi in Etp e 21,6% dei ricercatori in Etp) mentre negli altri settori la partecipazione femminile è nettamente più ampia e raggiunge oltre la metà degli addetti e ricercatori nelle istituzioni private non profit.

Crescono i fondi R&S di Amministrazioni centrali, Regioni e Province Autonome

Nel 2018 gli stanziamenti per R&S delle Amministrazioni Centrali, Regioni e Province autonome salgono del 16,8%, passando da 8.791,9 milioni di euro del 2017 (previsioni di spesa assestate) a circa 10.272,2 milioni di euro del 2018 (previsioni di spesa iniziali).

Per quanto riguarda la distribuzione dei finanziamenti fra gli obiettivi socio-economici, quelli destinati alle università sotto forma di Fondo di finanziamento ordinario (FFO, cap. 12 della classificazione NABS), continuano a costituire la quota più rilevante (37,0% del totale). Il resto degli stanziamenti è orientato in misura maggiore verso le produzioni e le tecnologie industriali (22,0%), l’esplorazione e utilizzazione dello spazio (9,1%), la protezione e promozione della salute umana (8,8%).

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