Istat: l’Italia non è un paese omofobo

Da Uiallalla
E’ disponibile per il download il Rapporto Omofobia 2012, realizzato da napoligaypress.it con interventi di Matteo B. Bianchi e Andrea Pini e un’intervista a Luigi De Magistris

In occasione della Giornata Internazionale contro l’Omofobia, l’Istat ha diffuso il report dal titolo “Popolazione omosessuale nella società italiana” da cui emergono dati interessanti.

Circa un milione di persone si dichiara omosessuale o bisessuale (due milioni gli italiani che affermano di aver sperimentato innamoramento, rapporti sessuali o attrazione sessuale per persone dello stesso sesso).

Il paese, in generale, si rivela meno omofobo: la maggioranza ritiene accettabile una relazione affettiva e sessuale tra due uomini (59,1%) o due donne (59,5%) ed è d’accordo che una coppia di omosessuali che convive possa avere gli stessi diritti di una coppia sposata (62,8%) o che possa sposarsi (43,9%) ma solo il 20% è favorevole all’adozione di un bambino. Gran parte della popolazione non considera l’omosessualità una malattia (74,8%), ne’ immorale (73%) o tantomeno una minaccia per la famiglia (74,8%).

D’altra parte il 55,9% dichiara che “se gli omosessuali fossero più discreti sarebbero meglio accettati”, (e il 29,7% addirittura che “la cosa migliore per un omosessuale è non dire agli altri di esserlo”). Inoltre buona parte della popolazione fa fatica ad accettare che sia omosessuale un insegnante di scuola elementare (41,4%), un medico (28,1%) o un politico (24,8%).

La famiglia si rivela un’ambiente “ostile” per gli omosessuali: chi fa coming out lo fa, infatti, soprattutto con amici (77,4%) e colleghi (55,7%); tra gli intervistati che dichiarano di conoscere almeno un omosessuale (58%) emerge che si tratta per lo più di amici (50,5%), colleghi di lavoro (30%), vicini di casa (14,5%) e solo per un 3,9% di familiari.

Il 61,3% dei cittadini ritiene che nel nostro Paese i gay siano molto discriminati (la percentuale sale all’80,3% per le persone transessuali). La stragrande maggioranza degli intervistati ritiene che sia poco giustificabile che, in quanto omosessuale, un lavoratore sia trattato meno bene dei colleghi (96%) o che, a parità di qualifiche, non venga assunto (92,3%) oppure che un proprietario non dia in affitto una casa a qualcuno (92%). Ma c’è anche da sottolineare che, se la giustificazione dei comportamenti discriminatori per gli omosessuali non supera l’8%, per quanto riguarda le transessuali arriva fino al 24,8%.

Importanti anche i dati sul linguaggio utilizzato nella vita di tutti i giorni (il 47,4% degli intervistati riferisce di avere sentito spesso conoscenti o amici usare termini offensivi nei confronti degli omosessuali e il 23% afferma di utilizzare tali termini) e su alcuni stereotipi (il 43,1% ritiene che i gay siano in generale uomini effeminati e il 38% che le lesbiche siano donne particolarmente mascoline).


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