ITA & ENG Mammitudine alla francese - French style of Motherhood

Creato il 01 novembre 2011 da Valeskywalker @valeskywalker
(english version below the italian text)
Questo post nasce da due coincidenze: i commenti seguiti ad un post di Bilingue per gioco sulle differenze tra le donne francesi e le donne italiane nell'affrontare  la maternita' e l'avvicinarsi del primo compleanno della Viatrix, che mi ricorda come ho vissuto questo periodo l'anno scorso: proprio un anno fa oggi, il mio Gigy, come direbbero le pazienti francesi, mi ha comunicato che la bimba era sempre seduta in orizzontale e da li' non si sarebbe piu' spostata. Ha preso l'agenda e con piglio allegro ha detto: facciamola nascere il 6 ottobre, ça va?
Ecco qualche mia osservazione su come si viva la mammitudine nel settantaquattresimo dipartimento di Francia.
Qui ci sono talmente tante mamme e bambini  che gli altri - non  -genitori -di  -figli -piccoli,  non li possono ignorare: non  solo ci sono piu' parchi giochi (tenuti puliti), piu' marciapiedi con gli scivoli, piu' seggioloni nei ristoranti, ma ci sono anche  piu' cortesia, piu' solidarieta' e piu' prontezza nell'aprire una porta, nel cedere il posto in fila, nell'offrire una mano per sollevare il passeggino.
Qui ci sono talmente tanti bambini che sui marciapiedi larghi c'e' l'uso di stare a destra o a sinistra col passeggino secondo il senso di marcia, come quando si guida l'auto sulla strada.
Qui e' normale infilarsi nei camerini di negozi e grandi magazzini per allattare o dare il biberon, anche se non si compra nulla.
Qui non e' tutta la nazione, ma e' un fatto oggettivo che in Francia da dieci anni c'e' una crescita demografica costante ed alta: le donne, che siano francesi, naturalizzate o immigrate, hanno normalmente due o tre, figli, spesso quattro. Contemporaneamente le strutture familiari sono varie: matrimoni, convivenze ufficializzate dai Pacs o meno, divorzi, nuovi matrimoni, nuove convivenze. Mi pare che il desiderio di mettere al mondo figli sia maggiore ed almeno parzialmente slegato dal desiderio di mantenere un rapporto di coppia per sempre.
La mia panettiera ha 46 anni, ne dimostra dieci di meno, ha 5 figli dal primo marito elettricista (tutte gravidanze singole) e dopo 22 anni di matrimonio, quattro anni fa ha divorziato. Ora da due anni ha un nuovo compagno, camionistia, e sta facendo le carte per provare ad avere un altro figlio con l'inseminazione artificiale. L'ex marito ha una nuova compagna che aveva 3 figli dall'ex marito. Le ho detto che mi pareva una situazione complicata e lei, sospirando in un tubino fucsia dipinto intorno alla sua figura svelta, mi ha risposto: c'est la vie, l'amore per i figli e' l'unico amore che e' davvero per sempre.
Sicuramente la mia panettiera e tutte le altre, sposate e non,  ce la fanno ad aver il tempo per amare per sempre unoduetrequattrocinque figli, lavorare ed occuparsi della propria relazione grazie a quelle strutture come l'asilo a tempo flessibile, il lavoro a tempo flessibile, il telelavoro, il congedo di paternita' etc. che da noi sono ancora un'eccezione rara ed un sogno comune.
Probabilmente ce la fanno anche perche' hanno in dote un'attitudine alla vita diversa, quel francesissimo senso di liberta' da chissenefrega se non ce la si fa a far tutto bene, perfetto nella forma quanto nella sostanza, come gli altri se lo aspetterebbero da me etc,  l'importante e' che io sia contenta e mi goda in pace i piaceri della vita. Ho riscontrato molte volte come questa attitudine filtri anche nel mondo della maternita': nei giornali per appanzante gli argomenti sono gli stessi dei giornali per donne: sesso, moda, organizzazione domestica, estetica, vacanze, solo con la variante del pancione.
Il primo giorno del mio corso preparto, l'ostetrica, un donnone enorme che avrebbe potuto facilmente far nascere un ippopotamino, ci ha annunciato che siccome stavamo per diventare madri, dovevamo scolpirci nella testa queste parole: Quello che fa stare bene me, fara' stare bene anche il mio bebe'.
Se una madre e' felice, il pargolo e' felice. Quindi, mesdames,  il vostro compito a partire dalla gravidanza fino a che bebe' non andra' a lavorare o all'universita', e' fare in modo di stare bene mentalmente, emotivamente e fisicamente: cosi'  anche il bebe' crescera' bene e piu' figli avrete e maggiormente dovrete occuparvi di stare bene. 

Dette cosi' sembrano parole tanto sante, quanto ovvie. Eppure e' difficile ricordarsele e soprattutto crederci quando ci si ritrova stanche oltre ogni limite fino ad allora conosciuto, dopo ore di  poppate, ore di coliche, ore di pianti che non si sanno ancora decifrare, i piccoli body cagati da smacchiare prima di mettere in lavatrice. Si fa una tale fatica a scoprire e capire le istruzioni per l'uso non pervenute con l'arrivo del pargoli , figuriamoci darsi la crema  sui buchi delle chiappe e fare gli esercizi per tonificare il pavimento pelvico.
Quel primo giorno del corso preparto l'ostetrica degli ippopotami ci consegno'  quello che, secondo me, e' il mantra della mammitudine alla francese.
Vivere in un ambiente cosi' accogliente per mamme e bambini e' di gran vantaggio nel cercare un equilibrio donna-mamma piuttosto che mamma-donna, ma per me non e' stato cosi' fin da subito: i primi tre mesi tra coliche e allattamento a oltranza, mi sono occupata principalmente di mia figlia e secondariamente di sopravvivere. Mi ricordo ancora, come se fosse stato un'incubo fatto ieri notte, di quel weekend da sola a casa con la Viatrix che piangeva di coliche senza sosta e il Senator nel Dubai per lavoro:, le 72 ore piu' estenuanti della mia vita.
Quando ho rivisto le mie compagne di parto, mi sono resa conto che tutte si erano rifatte i capelli, io no: fu cosi' che mi ritrovai ad allattare la Viatrix dal parrucchiere, con la tetta di fuori e la testa piena di cartine.
Finito il terzo mese, ho spostato la culla della Viatrix in camera sua ed iniziato l'allattamento misto.
Sono andata in treno con lei a Lione per farle il passaporto al Consolato e ho cominciato a mettere in pratica il mantra francese partendo dalla cosa che piu' mi fa star bene: viaggiare, per andare a trovare i miei affetti geograficamente sparsi e per scoprire nuovi orizzonti, che, come disse l'ostetrica degli ippopotami, se a me fa bene viaggiare, fara' bene anche a lei.
Viaggiare con un bebe' non e' un'operazione semplice: bisogna creare una borsacontuttoloccorrente possibile ed immaginabile, trovare attrezzature leggere e poco ingombranti (passeggino, lettino da viaggio etc), possedere ed allenare l'arte di adattarsi, sia la propria che quella del pargolo (la Viatrix da sempre in viaggio beve latte a temperatura ambiente e mangia omogenizzati non riscaldati) e l'arte di improvvisare (per dirne una su tutte, imparare a cambiare un pannolino ovunque, in qualsiasi condizione. La mia piu' grossa impresa e' stato un cambio di pannolino cagato sul pianerottolo di un trenino svizzero fermo per mezz'ora in una galleria al buio). Avessi abitato in Italia, avrei comunque iniziato a viaggiare  presto con lei, ma so che avrei ricevuto meno commenti solidali ed aiuti estemporanei di quelli a cui vivere qui mi ha abituata. L'altro giorno in un angolino a Milano Centrale stavo cambiando mia figlia, usando come fasciatoio il trolley appoggiato di piatto a terra,  quando una tizia passando ha detto:  dovresti cambiare la bambina in casa prima di uscire! Le ho risposto:  cosi' non andrei piu' lontano di due ore! E lei: e dove dovrebbe andare la mamma di una bambina cosi' piccola? A quel punto non ho aggiunto altro, intanto lei se n'era gia' andata verso la sua destinazione (e verso quella dove l'ho mentalmente spedita io.)
ENG French style of Motherhood
This post was created by two coincidences: the comments following a post on Bilingue per Gioco about  the differences between French and Italian women in dealing with motherhood and the approaching of the first anniversary of Viatrix, that reminds me the experiences made during this period of last year. Exactly one year ago today, my Gigy, as French patients call their gynecologist, informed me that the baby was still sitting horizontally and she would have not move anymore from there. He took his calendar and with a cheerful tone proclaimed: let's make her born on the October 6th, ça va?These are some of my observations about how women live their motherhood around me, in the seventyfour department of France, not so far away from the Italian boarder.Here there are so many mothers and children that they can't be ignored by the others, the non-parents-of-small - children: not only are there more playgrounds (kept clean), more sidewalks with slides, more high chairs in  therestaurants, but there are also more courtesy, more solidarity and more readiness to open a door, to give place in the line up, to offer a hand to lift the stroller.Here there are so many children that on the wide sidewalks rules  the use of  walking right or left with the stroller according to the direction of travel, such as when driving a car on the road.Here is normal to get in the dressing rooms of the shops and the department stores to breastfeed or bottle feed, even if you do not buy anything.Here is maybe not like in the whole nation, but it' an objective fact that  in France since ten years there is a constant and high demographic growth: the women,  french, naturalized or immigrants, usually have two or three children, often four. At the same time they have different family structures: marriages, cohabitations (formalized by Pacs or not), divorces, new marriages, new partnerships. I think the desire to give birth to children is greater and at least partially detached than the desire to maintain a relationship forever.The lady of my bakery has 46 years, she looks ten years younger and she has 5 children (all single pregnancies) from her first husband, an electrician. After 22 years of marriage, she divorced him four years ago. Since two years she has a new boyfriend, a truck- driver, they are trying to have another child by means of artificial insemination. Her ex-husband has a new girlfriend who had 3 children by her former husband. I told her that it looks like a complicated situation, and she sighed in her fuchsia sheath dress painted on her: c'est la vie, love for children is the only love that is  really forever.Definitely my baker and all the other mothers, married or not married, they have time to love forever their multitude of children, work and take care of their relationship  thanks to those structures such as the flexibility of the creche, the work-time flexibility, the chance of  tele-working, the paternity leave 'etc.. all practises that are still a rare exception and a common dream in Italy.Probably, they also manage to live like this thanks to their inherited attitude to life based on the very french  that sense of freedom that lead them  to think  " who cares if you can not do everything you do well, perfect in form and in substance, as others expect it from me, etc., the important thing is that I am happy and I enjoy the pleasures of life in peace". I encountered how this attitude filters many time in the world of motherhood: just as a small example mirroring such an attitude, the magazines for pregnant women are all about the same topics of magazine for women: sex, fashion, home organization, beauty, holidays, only with the variant of the bellybumpThe first day of my childbirth course, the midwife, a big woman  that he could easily attend the birth of a baby hippo, announced us that since we were about to become mothers, we had to carve these words into our heads: "What makes me feel good, will also make my baby feel good '.If a mother is happy, the child will be happy. So, Mesdames, your task from pregnancy until the baby will finally go to rk or to university  is to  make sure you feel good mentally, emotionally and physically so  the baby will  grow well and the more children you will have, the more you have to take care about you feeling good.These words seem so holy as much as obvious. And yet, its hard to remember them and, even more, to believe in them, when you find yourself tired beyond the boarders you used to known, after hours of feedings, hours of colic, hours of crying that you do not know yet how to decipher, with a pile of small body dirty with shit to remove  before putting them in washing machine. It is such a struggle to discover and understand the instructions not received with the arrival of your  little one, let alone to find time to spread a cream on the holes of the butt and  to do  the exercises to tone the pelvic floor.That first day  the midwife of the hippos delivered us what, in my opinion, is the mantra of the French motherhood.Living in an environment so welcoming to mothers and children it is a great advantage in seeking a balance rather  woman - mother  than mother-woman, but it wasn't so easy for me at the beginning: the first three months between colic and endless breastfeeding I have dealt mainly with my daughter and employed the time left for the essential surviving acts. I still remember,  like a nightmare of last night, that weekend alone at home with the  Viatrix crying all the time, while the Senator was on business trip in Dubai: the most exhausting 72 hours  of my life.When I met again  my companions of the childbirth course, I realized that  they had all their hair  restyled: shortly after I found myself feeding the Viatrix at the hairdresser, with my tit out andmy head full of foils  to get the meches.After the third month, I moved the cradle of Viatrix in her room and  I started the mixed feeding.I went with her by train to Lyon to get make her passport at the Consulate and then I began to practice the french mantra starting with the thing that makes me feel good the most: traveling, to visit  my people so geographically dispersed and to discover new horizons, because as the midwife of the hippos said, if it's good for me to travel, it will be good for her too.Traveling with a baby  is not a simple task:  you must create a bag with all the possible and predictable needed products , find light and compact equipment (stroller, travel cot, etc.), you must own and  keep training the art of adapting, yours and that of the infant (when we travel, the Viatrix drinks milk at room temperature and eat homogenized jars unheated ) and the art of improvisation (for one thing of all, learn to change a diaper anywhere, in any condition. My biggest challenge was to change her diaper full of shit on the landing of a Swiss train stopped for half an hour in a tunnel in the dark). If I would have lived in Italy, I would have soon began to travel with her anywayw, but I know that I would have  received less aid and less comments and solidarity, comparing to what I am used to living here. The other day in a corner of Milan Central Station I was changing my daughter, using the trolley as a changing station, after putting it flat on the ground:  a lady passing by  told me: you should change the child at home before going out! I answered,  "well, I would not go more' than two hours away, then "! And she here the mother of a such a small baby should go?" At that point I did not add anything further, while she was already heading for her destination (and to the one where I mentally sent her)

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