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Itagliani bbrava ggente: qualcuno ha venduto loro la Fontana di Trevi

Creato il 04 aprile 2013 da Tafanus

Grattacieli e grattagonzi: centinaia di italiani beffati dal grattacielo-truffa di Dubai.

Noi italiani siamo fantastici. Abbiamo riso per anni, compiaciuti, per la trovata di Totò che vendeva la fontana di Trevi al solito "ciula" americano. Non tanto per la trovata in se, ma per il fatto di auto-attribuirci quella superiorità furbettosa della stirpe italica, contrapposta alla ingenuità naive degli americani.

Questa volta nella nostra storia cambiano personaggi, interpreti e location. Al posto della fontana di Trevi c'è un fantasmagorico grattacielo di Dubai con vista-su-tutto (tranne che sui conti-correnti degli acquirenti); al posto dell'americano scemo ci sono folle di intelligentissimi bergamaschi, bresciani, toscani, laziali; infine (e quasta è la cosa più umiliante) al posto del furbissimo Totò, ci sono degli svizzeri. E questo francamente, è qualcosa di insopportabile.

Ma come... Noi furbissimi figliocci di Totò, abituati a considerare gli svizzeri più ingenui e stupidi di quanto i francesi non considerino i belgi delle barzellette (le stesse che noi raccontiamo sui carabinieri), ci facciamo tirare una sòla proprio dagli svizzeri? Sono quasi certo che pochi italiani sporgeranno denuncia. Non tanto perchè dovrebbero disvelarsi come esportatori in nero di capitali, quanto per la vergogna. La vergogna di essersi lasciati rifilare, loro così furbi, la Fontana di Trevi da degli svizzeri. Questa la triste istoria:

Avevano investito in un progetto immobiliare di lusso nell'emirato: la My Tower. Ma i 36 piani di edificio non sono mai stati completati e - scaduti i termini per la consegna degli appartamenti - non c'è più traccia dei soldi. Ora la giustizia svizzera punta a far luce sulle triangolazioni tra società italiane ed elvetiche (di Franco Zantonelli - Repubblica)

Grattacielo-dubai
LUGANO - Turlupinati dal grattacielo che non c'è. È capitato ad un gruppo di risparmiatori di tutta Italia. Diverse decine, probabilmente un centinaio, attratti dal miraggio di un investimento immobiliare nell'emirato di Dubai: la My Tower, alta ben 36 piani. I responsabili del progetto, dopo aver rastrellato i capitali dei clienti, avrebbero dovuto consegnare i lussuosi appartamenti, realizzati nei diversi piani del grattacielo, domenica scorsa, 31 marzo. Se non che gli sventurati investitori, alla data stabilita, si sono ritrovati con un grattacielo monco.

"Solo 11 dei 36 piani previsti sono stati, sin qui, costruiti", ha rivelato un servizio della Rsi, la tv pubblica elvetica di Lugano. Ed è, infatti, a Lugano, nella centralissima via Nassa, che si sarebbe consumata la truffa, ipotizzata dal Procuratore del Canton Ticino, Nicola Corti. Al centro delle indagini un uomo d'affari svizzero di 45 anni di cui, al momento, non sono state fornite le generalità. Il meccanismo, che ha inghiottito diverse decine di milioni di euro, prevedeva la raccolta dei fondi dei clienti italiani, molti bresciani ma, anche, romani, toscani e piemontesi, alcuni dei quali con capitali in nero, da parte di una società italiana dal nome inequivocabile, Veni Vidi Vici.
Quest'ultima li trasferiva, a Lugano, a una consorella, anch'essa dal nome suggestivo, la Magum. Nel frattempo i soldi transitavano attraverso una banca prestigiosa, la Julius Bär che, tuttavia, non risulterebbe implicata nella vicenda. Ma, forse inconsapevolmente, è servita per dare credibilità all'operazione. Dalla Julius Bär, infine, i milioni raccolti dai promotori immobiliari, prendevano la via dell'emirato. Va detto che già il 29 settembre del 2009 era suonato un primo campanello d'allarme, in quanto c'era stato un vistoso ritardo nella consegna degli appartamenti. Tuttavia, proprio in quel periodo, a Dubai, era scoppiata la bolla immobiliare, tanto che il ritardo aveva avuto una sua giustificazione nella crisi che stava scuotendo l'emirato, e che aveva costretto diverse banche internazionali a intervenire, con cospicui finanziamenti.
Domenica scorsa, però, visto che la My Tower continuava a rimanere un'incompiuta, l'avvocato di Lugano, Gianmaria Bianchetti, ha inoltrato un esposto alla magistratura, sollecitato da 7 suoi clienti. "Solo loro, in acconti, hanno perso un milione e mezzo di franchi, ovvero un milione e 200 mila euro, per dei lussuosi appartamenti ammobiliati di cui non c'è ancora traccia ", ha spiegato. Dal canto suo il promotore svizzero, finito sotto inchiesta, nega ogni addebito e, anzi, afferma, lui pure, di averci rimesso dei quattrini, nell'affare andato a male. Si sono, invece, perse le tracce, di due suoi presunti complici, quelli che avrebbero, materialmente, raccolto i soldi degli investitori italiani, intascando provvigioni vicine al 30 per cento.


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