Italia, c’era una volta la casa

Creato il 20 giugno 2012 da Nicola Spinella @ioparloquantomi

Il peggior dato da otto anni a questa parte: gli italiani non investono più nel mattone, complice la crisi, l’elevata tassazione e la difficoltà ad avere accesso ai mutui. E’ un argine all’inganno generazionale?

L’Italia del secondo dopoguerra è stata caratterizzata dalla presenza di pochi capisaldi culturali, alcuni dei quali hanno definito in maniera peculiare il nostro modo di essere. Tra questi, sicuramente il pregiudizio culturale molto meridionale (ma comune diffusissimo anche al nord, sia chiaro!) della casa come obiettivo di vita.

Matrimonio, lavorare per versare la caparra, comprare la casa, pagare il mutuo e filare dritto: una prospettiva di vita sicura, fino a qualche tempo fa. Preconfezionata quanto basta per non dar fastidio alle classi dirigenti della politica e dell’imprenditoria, certo, ma comunque appetibile e condivisibile da almeno il 90% degli italiani. L’altro 10% è composto da falliti, sognatori, gente che non vuol combinare niente nella vita: gogna sociale per chi decide di non adeguarsi ai comportamenti statuiti per tutelare la pace sociale. Per troppo tempo si collegava l’esistenza dignitosa all’acquisto della casa:”non puoi sposarti, non hai la casa!” senza considerare centinaia di altre implicazioni che potrebbero giustificare un’affermazione di quel genere. Ora,non più: il mercato immobiliare (come quello dell’auto, dei carburanti, del turismo) è al capolinea, c’è un preoccupante calo negli acquisti. Non si specula più, non si vende a prezzi triplicati come qualche anno addietro.

Nonostante tutto, in Italia la domanda di case è sempre in crescendo, i prezzi sono stabili e i mutui a tasso vantaggioso: il problema è offrire adeguate garanzie per ottenerne uno, con la penuria di lavoro e gli stipendi più bassi d’Europa.  Per i prossimi cinque anni dovremmo riuscire ad evitare la bolla immobiliare sul modello statunitense. Ma cosa succederà quando, grazie alla crisi e alle scellerate politiche di tassazione e  sul lavoro, gli italiani non potranno onorare i mutui? Dilazioni? Rinvii? O forse espropri? Il timore c’è ed è dilagante, ed è grazie a questo che si riesce ancora a tenere il popolo sotto un giogo di oppressione finanziaria.

Rimane il fatto che l’Italia, per fare arricchire gli istituti di credito, ha preferito cementificare selvaggiamente il territorio e permettere ad alcuni italiani di comprare una, due, tre case: “così mi rimangono!” si diceva con un’innocenza che sembra vecchia di mille anni ed invece è solo di qualche anno fa. Ora, magari bisognerà svenderne una, perché l’IMU sulla terza casa è uguale al prodotto interno lordo di Aruba, o solo per sfamarsi perché si è perso il lavoro. E pensare che una volta ci si sconsigliava di comprare automobili costose perché “poi come la mantieni?”. Avremmo dovuto dire lo stesso per case e casette, forse, se avessimo conosciuto prima un certo Mario Monti.

Ma adesso, questo quadretto familiare del “così poi lascio la casa ai miei figli”, sembra essersi sgretolato: prima degli eredi, la casa potrebbero divorarla governi e banche, sempre più interessati a creare un clima di pressione fiscale ed indigenza economica insostenibile, in modo da poter imporre provvedimenti al limite della schiavitù finanziaria di cui l’IMU è solo la punta dell’iceberg. Ci hanno ingannati: ci hanno fatto credere che quel tetto sulla testa sarebbe rimasto nostro, che non avremmo più dovuto pagare affitto. Al prezzo della nostra vita, della nostra devozione, del nostro schiavizzarci alla logica che altri hanno deciso per noi. Dieci miliardi di euro sono stati pagati da proprietari di immobili, con la prima rata dell’IMU. Proprietari di cosa? Della possibilità di pagare, a quanto sembra. Ovviamente risultano esentati gli enti benefici, come le…fondazioni bancarie.

Il mercato della casa crolla: il prezzo degli immobili è sceso impercettibilmente, è difficile vendere e persino affittare le case acquistate negli anni passati con quella spocchia tutta italiana di chi comprava appartamenti e ville a destra e a manca, ed oggi si trova a dover fare i conti con una pressione fiscale insostenibile per chi campa di pensione o di stipendio. Meno 20 percento, un dato così negativo non si registrava dal 2004, quando era la speculazione edilizia ad aver messo in cattive acque il mercato. Anche le locazioni registrano un calo, fisiologico se si considera che i prezzi per gli affitti  sono saliti alle stelle. E così, non è difficile vedere cartelli di “affittasi” un po’ dappertutto in giro, che vanno ad unirsi a quelli già affissi all’esterno di diverse botteghe ed esercizi commerciali che hanno abbassato la saracinesca, sfiancati da uno stato che non aiuta i piccoli imprenditori ma siede al tavolo con i grossi potentati della grande distribuzione.

Una volta c’erano i risparmi e le tredicesime, ora i libretti sono ridotti all’osso e le tredicesime potrebbero essere bloccate per tre anni, secondo alcune fonti. La maxi rata dell’IMU, quella di dicembre, potrebbe davvero scatenare l’apocalisse Maya del 2012.

Ma forse, per certi versi, è meglio così. Oggi ci rimane la solidarietà: l’ammortizzatore sociale per eccellenza, quello diffusissimo in tante famiglie che, a dispetto delle logiche di costume (caro Padoa Schioppa, ovunque tu sia, sappi che sono stati quelli come te a contribuire alla nascita dei “bamboccioni”…) si riuniscono sotto un unico tetto per dividere dignitosamente i costi di una vita che si fa sempre più difficile da affrontare. Le cronache (soprattutto locali) sono piene di storie come quella di Marco e Paola e dei loro due bambini  che, rimasti senza lavoro, hanno dovuto abbandonare la casa presso cui vivevano da otto anni, venduto i mobili che avevano acquistato con tanto amore e tornare mestamente a casa dei genitori, dove sono stati accolti con amore e solidarietà. La crisi si è portata via i loro sogni, ma Marco non ha intenzione di farla finita come tanti, caduti in disperazione a causa della crisi. Marco vuole solo lavorare e offrire un futuro ai suoi figli. Difficile, certo: ma in fondo, finché la sera ci si riunisce attorno ad un tavolo e si cena con quello che basta, può anche andar bene. Alla cultura dell’avere dobbiamo sostituire quella dell’essere.

lo spreco e del superfluo ci hanno devastati, e ci ha abituati a non vedere altre vie d’uscita se non quella offerta dal potente di turno E’ ora di invertire la rotta.

Trova un lavoro, va’ a lavorare, sposati, fa’ bambini, segui la moda, comportati secondo i precetti, rimani con i piedi per terra, guarda la TV, obbedisci alla legge, risparmia per la vecchiaia: ADESSO RIPETI CON ME “IO SONO LIBERO!”


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