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Italia: dove la follia costa 1 euro e 50 al dì

Creato il 29 febbraio 2012 da Abattoir

Italia: dove la follia costa 1 euro e 50 al dìSant’Efremo (Napoli), Reggio Emilia, Villa Ambrogiana (Montelupo Fiorentino), Filippo Saporito, (Aversa), Castiglione delle Stiviere (Mantova), Barcellona Pozzo di Gotto (giusto dietro casa nostra, in provincia di Messina).

Lo sapevate che in Italia esistono ancora i manicomi? O meglio: che i manicomi dovrebbero essere tutti chiusi e che invece in Italia ci sono ancora questi 6 luoghi di lusso per folli specialissimi e violenti?
Si chiamano Ospedali Psichiatrici Giudiziari (O.P.G. o ex manicomi giudiziari) e sono istituti di segregazione per persone che si ritiene abbiano commesso un reato in mancanza della capacità di intendere e di volere, per questo prosciolte, sottoposte a misura di sicurezza e internate.
Sì, insomma: carceri per assassini fuori di testa, per ladri di sigarette con ritardi mentali, per psicopatici, taccheggiatori compulsivi di cappuccini e appassionati di risse, per schizofrenici con deliri persecutori o allucinazioni mistiche che impongono di uccidere e per individui affetti da 3-4-5 personalità multiple, tra cui quella di uno stupratore seriale; etc., etc., etc.
Giusta pena allora, penserete voi! 
Beh, opinabile.
Dipende se considerate “giusta” una pena in cui lo Stato elargisce quotidie a ogni incapace di intendere e di volere una cospicua pensione completa di 1 euro e 50 al giorno (molto meno di un normale penitenziario!), che prevede nientepopodimenoché un trattamento all inclusive: letti di contenzione con tanto di buchi all’altezza degli organi escretori (per facilitare l’espulsione di caccapipìpupù senza che gli impiegati siano costretti a infilare lenzuola marroncine in lavatrice), sedazione e isolamento, celle+muffa&vetrirotti, polizia penitenziaria in ogni dove, detenuti che non usciranno mai e che per colpa della loro follia (dicono) sono sporchi, maleodoranti, con cappotti sui pigiami e pregiate pelli adornate da dermatiti che rendono il viso squamato e che fanno loro il dono delle stimmate più vere e naturali che esistano. E non dimentichiamo gli eccessivi 12 minuti di assistenza psichiatrica a settimana… in luoghi in cui “il mondo è un cortile e l’orizzonte è una grata”.

A ottobre 2011 gli ospiti di questi hotel 5 stelle erano 1.322, di cui 213 “dimissibili”… che però non hanno lasciato gli istituti perché dopo i lunghi ricoveri non hanno più dove andare né legami affettivi né risorse economiche e che per questo sono privati della libertà. Esseri umani che, in sintesi, sono rifiutati dai “loro” territori perché mancano le risorse per accoglierli.
Capita così che una persona che commette un furto per cui sconterebbe meno di un anno, se è dichiarata insana di mente, finisce per scontare una pena che dura anche tutta una vita.

Detto ciò, diciamoci la verità: non solo i manicomi non sono tutti chiusi come pensava di aver ottenuto Basaglia oltre trent’anni fa, ma si sono evoluti ulteriormente in una forma destinata a pochi eletti; una pessima crasi tra manicomi e carceri per persone più o meno violente, “ospitati” in virtù della loro malattia in luoghi di esclusione, reclusione ed “estremo orrore” (cit. Pres. Napolitano) in cui dovrebbe trovare risposta la loro pericolosità sociale (concetto introdotto dal codice fascista del 1930 e mai rivisto!) e soprattutto in cui dovrebbe trovare tutela il diritto alla salute degli internati.
Certo, come no! In realtà, non solo dagli O.P.G. è difficile che il “paziente” esca, ma se anche questo miracolo italiano dovesse avvenire, è pressoché impossibile che ne esca anche solo migliorato: l’assenza delle condizioni (e del personale specializzato) per un recupero almeno parziale della salute mentale li rende luoghi che favoriscono il perdurare o addirittura l’aggravarsi della malattia. Ché non c’hanno bisogno di cure i malati di mente, sono cattivi, violenti e incurabili; the end, caput, adios; chiusa questione.

Io credo che nel 2012 sia impensabile che esistano ancora luoghi in cui le persone sono recluse sulla base di un’obsoleta concezione della malattia mentale risalente addirittura all’800 di Cesare Lombroso, che ci impaccava che il delinquente nato era geneticamente preprogrammato per commettere atti violenti e antisociali, che era recidivo, irredimibile, una sorta di Satana irrecuperabile. Secondo questo principio, allora, faremmo prima a somministrare la pena di morte a questi poveri Cristi senza speranza, invece di farli vivere come animali e di privarli della libertà a tempo indeterminato per prevenire comportamenti che potrebbero forse attuare in un determinato futuro.

Pare per fortuna che dopo quasi quarant’anni di impenitente recidiva, lo Stato Italiano si sia vergognato di cotante cure generosamente offerte ai suoi “criminali folli” e che l’inchiesta della commissione parlamentare presieduta dal senatore Ignazio Marino e il documentario-shock da essa prodotto abbiano smosso un po’ le acque.
Così, il 25 gennaio scorso, il Senato ha approvato un disegno di legge che stabilisce la definitiva chiusura, entro il 31 marzo 2013, degli ospedali psichiatrici giudiziari con lo scopo di curare al meglio e in strutture adatte queste persone: strutture regionali in cui la priorità non è la detenzione ma la terapia; in cui, finalmente, prima che al criminale si pensa al malato.

Italia: dove la follia costa 1 euro e 50 al dìOvviamente, la Lega ci ha già sbandierato le solite manfrine sulla paura degli “incontrollabili istinti criminali” di ricoverati responsabili di gravissimi reati e che tendono alla recidiva per motivi di psicopatologia; la sola ipotesi che questi esseri possano condurre un’esistenza più decente e priva di scarafaggi dentro i letti o di cessi sporchi a mezzo centimetro dal letto fa già tremare le sue mutande verdi per il grave attentato che il disegno di legge Marino sta perpetrando alla sicurezza pubblica; a maggior ragione che, a detta di alcuni, non c’è il tempo sufficiente per costruire questi centri per la detenzione degli internati pericolosi e per preparare il personale specializzato. La Severino, per fortuna, non ha perso tempo a puntualizzare che il decreto non è resa dello Stato ai delinquenti (uno Stato che semmai è il carnefice che ha continuato a internarli anche dopo l’approvazione della legge 180, che nel ’78 chiuse i manicomi). È semmai un passo verso uno Stato autenticamente democratico, se è ancora anche solo lontanamente vero che la democrazia “è per sua natura inclusiva, tende ad estendere agli altri i propri benefici e a rispettare tutti. Il processo di democratizzazione (…) è stato un processo graduale di inclusione di individui prima esclusi dal riconoscimento dei diritti” (Norberto Bobbio).

Non stiamo parlando di perdoni buonisti. Non si possono ignorare la violenza e la pericolosità generate dalla follia, ma qui stiamo parlando più semplicemente di umanità. Di dignità. Di rispetto. Come si fa a trattare come animali da discarica umana individui, ad esempio, deliranti che hanno reazioni violente proprio per interpretazioni inadeguate della realtà? Se una voce nella testa si diverte a ordinare a un pugno dei tuoi cittadini di dare una coltellata al vicino/alla moglie/al figlio di 3 anni perché – toh! – stanno per ucciderti… Tu, Stato, che fai? Tratti questa persona con un disturbo psichiatrico con la violenza come sintomo strutturale peggio di un mafioso che ha ammazzato 387 persone di sua sponte e per sua esclusiva convenienza?
Sì. Ed è paradossale, ma finora qui funziona esattamente così.
Io penso che sia un’ingiustizia.
Occorre dare risposte adeguate ai casi di chi è malato e anche violento, invece di continuare a sguazzare nella merda (per noi morale, per loro concreta e non di certo bianca e inodore).
Occorre rischiare per portare avanti certe improrogabili scelte di civiltà.

Perché “non è pensabile che in un Paese dove spesso per i ‘sani’ garantismo significa impunità, dove i ‘sani’ possono eludere una pena adducendo malesseri fisici non meglio identificati, esista una categoria, quella dei ‘folli’ di fronte alla quale valgono solo le regole del cinismo, di uno Stato che non perdona e non recupera. Superare gli Opg significa credere nella democrazia più difficile e più scomoda, che riconosce dignità umana anche a chi non ha il potere, la forza e il prestigio sociale necessari a far valere i propri bisogni” (Gianluca Frazzoni).


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