Un popolo che si definisce progressista dovrebbe cavalcare il futuro, invece, in Italia, quel popolo, ne ha avuto paura. Che il nuovo spaventi si può capire, l’uomo è un animale abitudinario. Ma in Italia questa tendenza va oltre una spiegazione antropologica, è culturale e non di parte. L’Italia è il Paese in cui non vi è mai stata una rivoluzione, in cui si tende a mantenere i privilegi di casta e, non penso solo alla politica, ricordate gli scioperi dei taxisti o dei farmacisti in opposizione ai provvedimenti legislativi, proposti dal governo, che avrebbero intaccato gli status consolidati?
Se penso alla Germania che è riuscita, dopo la caduta del muro di Berlino, a riunificare il Paese attraverso una serie di riforme strutturali che l’hanno resa solida e capace di guidare, oggi, l’intera Europa. Alla Francia e all’Inghilterra che hanno due Stati moderni e due sistemi elettorali che coniugano il principio di rappresentanza e di governabilità. E poi guardo a casa nostra…
Sarebbe semplice attaccare la solita litania contro il sistema corrotto e la casta politica ma, è solo un argomento strumentale che ogni volta serve a chi vuole scalare il potere.
Esiste, piuttosto, una complicità tra la maggioranza degli elettori e la politica che, ha l’obiettivo di lasciare immutato il blocco sociale conservatore, che non appartiene a una parte, ma è trasversale. Dentro ci sono i ceti professionali, organizzati intorno ai rispettivi ordini, molti statali, burocrati, i direttori e dirigenti di tutte le società parastatali, i commercianti e imprenditori evasori, i finti invalidi, e così via. E dopo la caduta del comunismo nell’URSS e la fine della guerra fredda, la contrapposizione ideologica anche in Italia si è attenuata fino a scomparire e, la società italiana liberata dai principi di appartenenza ha sguazzato nel mare dell’opportunismo alla ricerca di un appoggio che garantisse la sopravvivenza, utilizzando per i propri interessi tutta la rappresentanza parlamentare.
Un blob enorme che si rigenera, che non ha testa e coda, viscido, che sfugge a ogni ipotesi di modifica, perché tra la politica e questo blocco conservatore si è instaurato un ciclo sempiterno che si alimenta a beneficio di entrambi e che nessuno delle parti a interesse a interrompere. Un Paese prigioniero dell’eterno presente, senza idealità che fa fatica a ricordare il passato e che non vuole guardare al futuro. Tutto è immutato da sempre, un fermo immagine, in un tempo e spazio irreversibile.
Tutto è marcio allora?
No. Ci sono gli italiani, conservatori o progressisti per convinzione, senza alcun interesse che non sia ideologico, che non appartengono a nessuna corporazione, sono gli italiani per bene, che hanno ancora dei principi che hanno delle idee e le difendono, ascoltano quelle degli altri, anche se non le condividono, che pagano le tasse che hanno il senso del dovere e della responsabilità, che distinguono tra interesse privato e pubblico, che rispettano le istituzioni, che se commettono degli errori non cercano scuse ma chiedono scusa.
Speranza? «La speranza è una trappola … state buoni, zitti, pregate, che avrete il vostro riscatto, la vostra ricompensa nell’aldilà … State buoni, abbiate speranza.».[i]
[i] Mario Monicelli