Italiani all'estero, brava gente?

Da Darioanelli @dalmessico


Questo post mi è stato ispirato da alcuni commenti apparsi in un gruppo facebook di italiani residenti in Messico. Qualcuno ringraziava qualcun altro per l'aiuto ricevuto e commentava: “Non è vero che tutti gli italiani che vivono all'estero sono disonesti.” Meno male!
Domanda: Ma esistono anche i disonesti? Risposta: Certo!
Leggendo i blog degli italiani all'estero, non è raro imbattersi in storie che vedono loschi individui fingersi amiconi per poi infinocchiare il connazionale appena sbarcato.
Alcune di queste storie le racconta magistralmente l'amico Fabio Pulito che vive nel sudest asiatico.
Secondo il mio punto di vista, gli italiani (con le dovute eccezioni e sfumature di grigio), secondo la loro maniera di agire, si possono dividere in due categorie: gli antichi greci e gli antichi romani.
I greci: Ricordate Ulisse e la sua astuzia? Per raggiungere i suoi scopi studiava le convenzioni sociali dell'epoca e trasformava abilmente un regalo di pace (il cavallo di troia) in una trappola. 
Dal suo punto di vista, l'astuzia era la chiave per trionfare sui suoi nemici e, più originale era l'inganno escogitato, più il nostro eroe si sentiva fiero di se stesso.
Alcuni “greci” nostrani amano parlare delle loro prodezze al bar con gli amici; come hanno evaso il fisco, come hanno ottenuto un servizio attraverso conoscenze, evitando così una coda o una lunga trafila burocratica.
I greci sono conosciuti anche come i furbetti e non hanno nessun problema addormentarsi sapendo di aver fregato qualcuno.
Conoscete qualche “greco”? Immagino di sì.
I romani: mi riferisco soprattutto quelli dell'epoca monarchica e repubblicana.
Le azioni di questo popolo erano vincolate da un ferreo codice d'onore. Fronteggiavano il nemico in campo aperto, forti di un esercito coraggioso e disciplinato. In caso di dispute ricorrevano alla legge e avevano in grande considerazione la parola data.
Sono sicuro che conosciate anche qualche “romano”, probabilmente lo siete voi stessi.
Torniamo ora ai nostri italiani all'estero. Prima di essere italiani all'estero, i nostri, erano semplicemente italiani e si comportavano tendenzialmente come  greci o romani.
Cosa succede all'estero? Perché gli italiani all'estero sono “diversi”?
Esiste una regola non scritta che vuole che i simili debbano proteggersi; pensate per un momento ai soldati al fronte, o ai naufraghi su un'isola deserta.
E' quasi scontato che gli italiani all'estero debbano prestarsi mutuo soccorso in un ambiente, il paese estero, se non proprio ostile, sicuramente difficile.
Credo inoltre che tutti abbiano sperimentato la gioia di sentire parlare italiano in qualche angolo remoto del mondo e la reazione è stata quella di avvicinarsi con grande ottimismo e stringere la mano di quella persona che parlava la nostra lingua. 
“Ah, ciao, di dove sei?”
I nostri “greci” conoscono questo fenomeno sociale e ne approfittano
Considerano i connazionali come polli da spennare e li spennano senza pietà con imbrogli o proponendo affari che poi si rivelano truffe. Se poi il malcapitato chiede spiegazioni, si sentirà rispondere: “Ehi, questi sono affari, io non sono mica tuo fratello.” e il nostro greco si eclisserà veloce come un'ombra.
Sull'animo di un espatriato, l'imbroglio perpetrato da un  connazionale, brucia di più che una truffa operata da un figuro locale.
E quindi ecco qualche suggerimento per evitare brutte sorprese:
  1. Ricordate che in ogni angolo del globo esistono i greci e i romani e che i greci si possono abilmente camuffare da romani. La parola d'ordine quindi è prudenza, soprattutto se ci sono di mezzo soldi, pochi o molti che siano.
  2. Procedete per gradi, con alcuni connazionali è bene non stringere relazioni, con altri ci si può andare a bere un caffè e di altri invece ci si può fidare completamente.
  3. Sul conto di qualcuno, non fidatevi del giudizio altrui. Meglio l'osservazione diretta e fare affidamento al vostro sesto senso.
  4. Non frequentate solo italiani. Nella vostra comunità estera, è meglio stringere relazioni soprattutto con i locali ma anche con stranieri provenienti da altri paesi.
  5. Cercate di separare nell'ambito del possibile, le relazioni di amicizia da quelle di affari.
    Non siate troppo rancorosi se vi imbattete in qualche "greco", prendetela con filosofia e ricordate che Fabrizio De André cantava:
    Se non sono gigli son pur sempre figli vittime di questo mondo.
     

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