J’accuse, scuola e bullismo

Creato il 17 giugno 2013 da Tabulerase

“La sveglia che suona, lentamente mi alzo, mi vesto, faccio colazione a fatica, il peso della giornata che sta per iniziare mi toglie l’appetito, lui sarà là, ad aspettarmi, con quel sorrisetto assurdo, forse se arrivo più tardi lo evito, ma devo stare attenta a non far suonare la campanella per non farmi segnare il ritardo. Non sopporto più le sue battute volgari, le sue offese, gli altri che guardano e ridono, nessuno fa niente, chi non si gira dall’altra parte fa finta di non vedere, sono sola.

L’altro giorno mi ha aspettato fuori dai bagni, ha provato a toccarmi, sono scappata, sono stata male, non riuscivo a respirare, è arrivata l’ambulanza, nessuno ha fatto niente, chi si girava, chi sorrideva, ho cercato aiuto senza trovarlo, mi ha riso in faccia, sono andata dalla prof. e non mi ha creduto, lui era lì che mi aspettava, ancora, l’ho colpito sulle braccia, è enorme, una volta, due, tre, come niente fosse, è arrivata la prof. mi ha dato una nota, non ne posso più.”.

Volete sapere come è andata a finire? Se la cosa non avesse avuto un risalto inaspettato, si sarebbe concluso tutto con un nulla di fatto nei confronti dell’aggressore ed una punizione per “reazione impropria” verso la vittima..

Tutto questo non è accaduto in qualche scuola di periferia del Bronx, ma in un rinomato ITC della dotta e civile Bologna, un caso isolato? Tutt’altro, negli stessi giorni, tanto per rimanere nel capoluogo emiliano, un gruppo di bulli ha inscenato su di un treno, nella totale indifferenza degli altri passeggeri, il gioco del “tamburello” a danni di tre ragazzi più piccoli, facendoli rimbalzare da un bullo all’altro come palline, appunto il tamburello.

 La situazione nelle nostre scuole è oramai un caso nazionale, la prima indagine sull’argomento ha evidenziato che nelle medie inferiori il 50% degli intervistati ha denunciato episodi di prevaricazioni con comportamenti che vanno dalle offese alle prese in giro passando per l’essere ignorati arrivando poi, soprattutto nel caso dei maschi, alle aggressioni fisiche. Gli episodi avvengono massimamente in aula, ma frequentemente nei corridoi e spazi comuni e perfino nelle zone adiacenti la scuola, perché spessissimo il bullo si trova nella stessa classe della vittima.

La cosa che lascia interdetti è che solo nel 21,4% la scuola interviene chiedendo spiegazioni in maniera efficace mentre nel 13% ignora o trascura totalmente l’avvenimento, contando che contrariamente a quanto sopra raccontato, la vittima nella maggioranza dei casi non reagisce abbiamo un quadro veramente poco rassicurante della situazione.

Dalle indagini effettuate da siti e associazioni afferenti il problema, si evidenzia che a parte alcuni incontri e convegni istituzionali che sembra servano più dare l’impressione di fare qualcosa che ad incidere in maniera chirurgica nel merito, le scuole vedano atti e denunce sul bullismo più come un fastidio ed un nocumento al buon nome dell’istituto che come un fatto grave da affrontare in maniera mirata. Gli studi di settore invece indicano di effettuare in maniera, anche e possibilmente, preventiva, interventi congiunti in classe con i docenti e i genitori, percorsi di gestione del conflitto e gruppi di discussione mirati, il tutto non sporadicamente, ma in un quadro complessivo volto al superamento del problema ed all’aumento della consapevolezza dei ragazzi. Sono state individuate aree e metodologie di intervento per prevenire o reprimere i comportamenti prevaricatori, con attività e percorsi comuni che aumentino i valori sociali e di interazione tra i ragazzi.

Purtroppo dobbiamo rilevare, a fronte del continuo aumento dei casi, che non solo l’Italia è uno dei pochissimi paesi europei a non avere una fattispecie legislativa specifica per il bullismo, per cui bisogna rifarsi alle leggi vigenti in maniera penale e civile. Ma tutte le indagini svolte sulla materia fanno risaltare l’assoluta inadeguatezza dei percorsi messi in atto dalle scuole che tendono anzi, fuori dall’emergenza contingente, a negare e minimizzare il problema, tutti gli studi portano ad una unica conclusione sconfortante che si traduce nello scontro quotidiano con insegnanti, dirigenti e compagni di classe che negano l’esistenza del problema nella propria realtà.

Serve una legge specifica che individui e normatizzi tale tipo di comportamento delittuoso, che stanzi finanziamenti per progetti specifici sull’argomento, necessitano indagini e sondaggi periodici, ovviamente in forma anonima e rigorosamente statistica, sulla vita scolastica compreso l’uso di droghe ed alcool in modo da avere dati omogenei. Abbiamo bisogno soprattutto che le istituzioni scolastiche prendano consapevolezza del problema e che comprendano che affrontarlo non vuol dire solo reprimere o ignorare per non nuocere al buon nome della scuola ed al numero delle iscrizioni, ma formare la coscienza civile delle future generazioni che dovranno guidare il paese senza doversi portare dietro il peso di traumi giovanili che con una efficace, condivisa, politica di prevenzione ed educazione possono essere sicuramente evitati o ridotti a percentuali risibili.


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