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JACK LONDON, TRA MARX E NIETZSCHE #letteratura #america #romanzo

Creato il 11 giugno 2013 da Albertomax @albertomassazza

 

london

Un’esistenza dominata dall’urgenza di vita e di arte, quella di Jack London, all’anagrafe John Griffith Chaney. Jack, in realtà, era il nomignolo con cui veniva chiamato dalla balia afroamericana; il cognome lo prese dal padre adottivo John, contadino, vedovo con due figli, che si sposò con la madre otto mesi dopo la nascita di Jack, dopo che il padre naturale, avvocato e astrologo, se l’era data a gambe, lasciando la giovane madre in attesa sull’orlo del suicidio. Un’infanzia e un’adolescenza tutt’altro che spensierata quella di Jack, passata tra abbandoni e riprese degli studi scolastici, frequentazioni delle bettole del porto di Oakland e un precoce avvio al mondo del lavoro, che gli fece inanellare, ancora imberbe, tutto il campionario classico di lavoretti buoni per raggranellare qualche dollaro, oltre a vari ed estemporanei tentativi imprenditoriali.

La folgorazione letteraria lo colse ancora adolescente e lo portò a divorare ogni sorta di libri, presi in prestito dalla biblioteca pubblica. Ma lo spirito irrequieto lo portò ben presto verso uno stile di vita avventuroso. Appena diciassettenne si imbarcò per una lunga battuta di caccia alla foca nei mari del Giappone. Rientrato a Oakland, lavorò come operaio in una centrale termica, ma perse il lavoro a causa della crisi e partecipò alla marcia dei disoccupati verso Washington, finita la quale, Jack si diede al vagabondaggio, adottando tutto gli stratagemmi del vero hobo, fino ad essere arrestato e incarcerato per un mese a Buffalo, nello stato di New York. Rientrato in California, si iscrisse al Partito Socialista e iniziò ad interessarsi attivamente alla politica.

Dopo essersi regolarizzato con gli studi, riuscì ad entrare all’Università, ma dopo un anno decise di partire per la Gold Rush nel Klondike. In meno di un anno, non riuscì a raccogliere che un sacchetto d’oro, ma l’esperienza estrema nel profondo nord fu il tassello che completò definitivamente il mosaico della sua arte. Di nuovo a Oakland, iniziò a dare forma letteraria a tutto il bagaglio di esperienze accumulato in quegli anni. Dopo vari manoscritti respinti e qualche sporadica pubblicazione, nel 1900 London ottenne un primo succeso con Il figlio del lupo. In quello stesso anno si sposò una prima volta con Elizabeth Mae Marden, dalla quale si separò dopo aver avuto due figlie, per unirsi alla compagna della vita, Charmian Kittrege.

Nel 1902, inviato di guerra in Sudafrica, decise di fermarsi a metà strada, a Londra, dove visse a diretto contatto con le infime condizioni del proletariato. L’anno successivo si consacrò con Il richiamo della foresta, originale e riuscita trasposizione romanzata delle teorie di Darwin e Nietzsche. Dopo un’altra esperienza da inviato di guerra in Corea, passò l’ultimo decennio della sua vita diviso tra l’attività di scrittore, quella politica (che lo portò a candidarsi per due volte a sindaco di Oakland con i socialisti) e i viaggi di mare a bordo del suo yacht. Ma fu la passione per l’alcool a farlo sprofondare verso la malattia e la morte che lo colse, con legittimi dubbi di suicidio, per eccesso di medicinali, ad appena 40 anni.

La narrativa d’avventura occupa la parte principale della sua produzione, facendo di London un punto di riferimento, quando non un autore archetipale, del genere. Ma la narrazione non è mai fine a se stessa, bensì è veicolo metaforico per affermare le proprie convinzioni filosofiche, la propria Weltanshauung, con Nietzsche e Marx in cerca di una mediazione problematica, coadiuvati da Darwin, Spencer e Spengler. La wilderness de Il richiamo della foresta e di Zanna Bianca diviene l’agone epico in cui si manifesta la struggle for life; i Racconti del Pacifico e dei mari del sud sono l’occasione per una feroce quanto ingenua invettiva contro il colonialismo; La valle della luna e Il popolo degli abissi offrono il pretesto per affermare la propria fede nel socialismo come via per l’emancipazione delle masse; gli autobiografici Martin Eden e John Barleycorn testimoniano la presa d’atto del crollo delle illusioni.

Jack London fu anche autore di numerosi pamphlet di propaganda socialista e di romanzi di fantapolitica (Il tallone di ferro e La peste scarlatta, quest’ultimo ambientato nel 2013), precursore nel genere di Huxley e Orwell. La sua opera, se pure non sorretta da uno stile impeccabile, a causa di una formazione frammentaria e caotica, è entrata a buon diritto tra i classici della letteratura, in virtù della prodigiosa creatività e della potente forza espressiva.

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