Magazine Cultura

Jennifer Egan: Manhattan Beach.

Creato il 23 marzo 2018 da Fabriziofb

dav

«La flottiglia di corazzate lungo il fiume Hudson si disperse mentre il Pacemaker sfrecciava verso nord. Era la stessa tratta dei viaggi che Anna aveva fatto con la madre e Lydia da Minneapolis, ma non ricordava che quei treni andassero così veloci. Il Pacemaker ruggiva agli incroci, i panni stesi che svolazzavano sulla sua scia come storni spaventati. I soldati si aggiravano per i corridoi giocando a carte e lanciando le sigarette dai finestrini. La velocità del treno stimolò in Anna un formicolio di aspettative. Guardava dal finestrino: le città guizzavano imponenti in successione per poi ripiegarsi nell’evanescenza. I treni che andavano nella direzione opposta passavano a tutta birra.»
(Jennifer Egan, Mahnattan Beach, Mondadori, Milano 2018, p. 496. Traduzione di Giovanna Granato).

New York, anni ’40.
Da quando gli uomini sono partiti per la guerra, la manodopera femminile ha trovato largo impiego nell’industria bellica. E forse per contribuire allo sforzo bellico, o forse per aiutare sua madre, la giovane Anna Kerrigan ha lasciato il college e ha trovato lavoro nel reparto misurazioni di un cantiere navale. Ma il lavoro le sembra inutile, e nessuno sa spiegarle cosa siano le parti meccaniche che misura tutto il giorno, e in quale modo possano decidere la sorte degli alleati. D’altronde, la ragazza deve darsi da fare, perché, da quando il padre è misteriosamente scomparso, a lei, a sua madre e alla sorellina Lydia non resta, per tirare avanti, che lo sporadico aiuto della zia Brianne.
Poi, un giorno, mentre cammina sui moli in un momento di pausa, Anna vede delle strane manovre su una piattaforma. Laggiù, le dicono, si addestrano i palombari. Nel momento stesso in cui li vede sfiorare la superficie dell’acqua, chiusi nel loro improbabile scafandro, decide che diventerà un palombaro: sì, lei diventerà la prima donna palombaro della storia.
In questo clima di ritrovata libertà e di progressiva emancipazione, Anna si troverà a frequentare i locali notturni di New York. Qui, quasi per caso, incontrerà Dexter Styles, un uomo – forse l’unico uomo- in grado di aiutarla a far luce sulla misteriosa scomparsa di suo padre.

A sette anni da Il tempo è un bastardo(1), premiato nel 2011 con un prestigioso (e meritatissimo) premio Pulitzer per la narrativa, Jennifer Egan torna in libreria con Manhattan Beach.
In questo nuovo lavoro, un corposo, ma velocissimo romanzo storico, l’autrice riesce a innestare una serie di temi di grande importanza (2) sul tronco di una narrazione classica, costruendo un racconto newyorchese fino al midollo, che occhieggia qui al bildungsroman, lì alla storia di gangster e ancora al romanzo d’avventura ecc.
Lo stile della Egan è sempre lì, perfetto, complice la bella traduzione di Giovanna Granato; i personaggi sono ben costruiti e la trama, che pure, per stare in piedi, richiede qualche stratagemma da romanzo d’appendice, convince pienamente(3), anche grazie alle ambientazioni ricostruite con maniacale cura per il dettaglio (4).
L’effetto è un classico rivisitato, un romanzo storico dell’era di instagram, una sorta di riuscitissimo ibrido tra Fronte del Porto Bomb Girls.
Certo, per chi segue Jennifer Egan da Il tempo è un bastardo (e per chi magari la segue proprio per la sua capacità di mettersi in ascolto del presente tentando di anticipare il futuro) una punta di preoccupazione resta, perché, a guardarla oggi, pare che l’autrice abbia perso parte della sua freschezza, della sua originalità e della voglia di sperimentare(5); sia detto, questo, senza nulla togliere a Manhattan Beach, piccolo gioiello mid-brow che regala grandi soddisfazioni al lettore, e che è sicuramente destinato a conquistare un pubblico più ampio di quello di Il tempo è un bastrardo.

Manhattan Beach di Jennifer Egan è proposto ai lettori italiani da Mondadori nella traduzione di Giovanna Granato.

(1)Se a noi italiani l’attesa è parsa più breve è perché solo dopo l’uscita di Il tempo è un bastardo sono stati tradotti in italiano i precedenti Guardami e La fortezza (Minimum Fax, Roma 2012 e 2014, traduzioni di Matteo Colombo e Martina Testa), per non parlare della tweet novel La scatola nera, proposta prima online e poi in cartaceo, sempre da Minimum Fax.
(2 ) Accanto all’emancipazione femminile sono da segnalare, almeno, i temi dell’amicizia, dei rapporti familiari, della disabilità ecc. Temi complessi spesso appena abbozzati (e magari lasciati irrisolti) ma mai banalmente liquidati per accaparrarsi le simpatie del pubblico.
(3)Anche se a volte la meccanica da romanzo d’avventura impone qualche spostamento ai limiti della verosimiglianza, che tocca i personaggi (penso in particolare a Dexter Styles e a Ed Kerrigan) oltre alla trama. Ma a questo punto del racconto si presume che il lettore sia talmente avvinto da aver momentaneamente sospeso l’incredulità, e in effetti in buona misura è così.
(4) La stesura di questo romanzo ha richiesto all’autrice quasi 10 anni di ricerche, e non c’è da stupirsene, vista la cura messa nella ricostruzione di costumi, abitudini, passioni, ambienti…
(5) Anche se, nel corso della presentazione del romanzo tenutasi al Circolo dei Lettori di Torino, l’autrice ha tranquillizzato i suoi fan: a quanto pare le ricerche preparatorie per Manhattan Beach erano in corso ben prima della stesura di Il tempo è un bastardo, e in futuro pare che la Egan riprenderà la via della sperimentazione.


Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Magazine