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Joachim Patinir, passaggio agli Inferi

Creato il 13 febbraio 2020 da Artesplorando @artesplorando
Joachim Patinir, passaggio agli InferiJoachim Patinir, passaggio agli Inferi

All’olandese Joachim Patinir, l’artista di quest’opera, va riconosciuto il merito d’aver inventato il grande paesaggio panoramico. In quel periodo, il XVI secolo, questo genere ancora non aveva trovato posto nella storia dell’arte. Oltre all’originalità del suo soggetto, questo dipinto è anche notevole per la composizione insolita. L’artista ha suddiviso lo spazio in tre parti verticali, due ai lati e la terza nel centro, occupata dal grande fiume sulla cui superficie opaca Caronte, il traghettatore d’anime, dirige la sua barca. A sinistra un angelo su di un promontorio e altri che accompagnano alcune anime, ci permettono di riconoscere il paradiso. Dall’altra parte invece il cane a tre teste Cerbero, guardiano dell’ingresso degli inferi, sembra identificare l’inferno.

Il pittore pone Caronte al centro del fiume dell’aldilà, lo Stige, mentre sta trasportando un passeggero verso la sua destinazione finale. Ogni persona o in questo caso ogni anima umana, è responsabile nella scelta tra Inferno e Paradiso, quando arriva l’ora della propria morte. Qui il viso e il corpo dell’uomo sulla barca sono già rivolti verso la scelta fatta: l’Inferno. Patinir con quest’opera colse il pessimismo dei suoi tempi turbolenti, segnati da guerre e pestilenze, da superstizioni e da una forte morale cristiana che insegnava a scacciare qualsiasi forma di peccato. Per il pittore quindi questo lavoro rappresenta un “memento mori”, ovvero un monito per prepararsi alla morte, scegliendo la retta via e ignorando paradisi ingannevoli e tentazioni.

Joachim Patinir rende protagonista il paesaggio

Non si sa chi commissionò il lavoro né a quale luogo fosse destinato, però probabilmente servì da anta per un armadietto all’interno di uno studiolo privato. In mancanza di un modello preesistente il pittore nel realizzare paradiso e inferno si ispirò ai dipinti di Hieronymus Bosch, ricchi di dettagli e di personaggi curiosi e inquietanti. Quello che colpisce di più in quest’opera è il paesaggio, che ne è il vero protagonista. Realizzato con una vista a volo d’uccello, domina tutta la scena relegando il tema religioso a un ruolo secondario.

Non a caso Patinir fece parte di un gruppo di artisti poi definiti “scuola danubiana”, un movimento artistico nato nei primi anni del Cinquecento nel territorio austriaco, poi diffusosi in tutta l’Europa centro-settentrionale. Questi pittori si impegnarono a elaborare una visione innovativa del rapporto fra l’uomo, la natura e le forze misteriose racchiuse in essa. Molti studiosi all’epoca di Patinir cominciarono a pensare che fosse più semplice trovare Dio immergendosi nella natura piuttosto che tra le pareti dipinte di una chiesa.

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C.C.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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