Jobs Act

Creato il 10 gennaio 2014 da Propostalavoro @propostalavoro

Silvio Berlusconi è, più di ogni altro politico italiano, un grande comunicatore, capace di ammaliare l'elettorato grazie, soprattutto, a vere e proprie trovate pubblicitarie, applicate alla competizione elettorale: "un milione di posti di lavoro", "il contratto con gli italiani", "abolire l'IMU" sono state le mirabolanti promesse che, spesso, hanno fatto la differenza, permettendogli di vincere o di fare dei recuperi miracolosi.

Un grande lezione che Matteo Renzi sembra aver fatto propria: il rottamatore, infatti, pur predicando la sopravvivenza del Governo Letta, comincia a preparare i suoi slogan e le sue trovate pubblicitarie, per poter accalappiare voti. Uno di questi è il Jobs Act, ovvero la proposta di legge sul lavoro che, a detta del segretario del PD, rivoluzionerà il mondo del lavoro nostrano.

Renzi, infatti, sostiene che questo nuovo progetto è la sua risposta a vent'anni di immobilismo della politica, nei confronti dei lavoratori italiani sempre più bistrattati e sempre più in crisi. L'obiettivo, neanche a dirlo, è estremamente ambizioso, ma, per il momento, possiamo fare solo un'analisi approssimativa, dato che del Jobs Act esiste solo una bozza (per il testo definitivo, si parla di metà gennaio), postata dallo stesso rottamatore, sul proprio sito. Cosa contiene?

Abbattere i costi della burocrazia, puntare sull'innovazione (energia e Agenda Digitale, in primis), creare posti di lavori in settori fondamentali come turismo, cultura, moda, manifattura, green economy e made in Italy, coinvolgere i lavoratori nelle strategie aziendali, con il loro ingresso – sul modello tedesco – nei consigli di amministrazione. Inoltre, secondo Renzi, è arrivato il momento di dare risposte serie a tutti coloro che, da anni, si trovano a dover affrontare le montagne russe del precariato e di porre fine al dualismo tra tutelati e non, grazie all'introduzione del contratto unico a tutele progressive, cui si affiancherà anche l'assegno universale, una nuova forma di sostegno al reddito. Infine, promette il sindaco fiorentino, entro 8 mesi sarà pronto un nuovo codice del lavoro, che semplifichi le leggi in materia, che abbatta la grande varietà di contratti e che, finalmente, attragga investitori stranieri.

Naturalmente, essendo solo una bozza, non c'è molto da dire, se non "mamma mia, quante novità". Non stiamo qui ad elencare quanti politici e/o tecnici hanno promesso riforme simili, altrimenti si fa notte, ma, ancora una volta, sfugge il vero problema di questo Paese: non è tanto importante capire cosa si deve fare, ma trovare il modo di renderlo attuabile. Proprio su questo punto, fonda la sua critica al Jobs Act l'attuale Ministro del Lavoro Giovannini, sottolineando come, un sistema, come quello pensato da Renzi, necessiti di investimenti enormi. Come trovarli, spetterà al rottamatore dircelo, non appena presenterà il testo definitivo.

Un solo appunto, da parte mia, sul contratto unico. Renzi lo ha presentato come la soluzione al precariato, ma se, come è sembrato dalle sue dichiarazioni, il nuovo contratto ricalcherà idee già presentate in passato, allora si garantirà alle aziende piena libertà di licenziamento nei primi anni di contratto, cosa che, ancora una volta, finirà per dividere i tutelati dai precari, chi ha il posto fisso da chi non ce l'ha.

Insomma, Il segretario del PD pensa di poter combattere il precariato con altro precariato, come dimostrano le sue affermazioni sull'Articolo 18 (la cui funzione è stata proprio quella di tutelare i lavoratori e rendere stabile il mondo del lavoro), definito un problema marginale e puramente ideologico. Chi, prima di lui, ha seguito questa stessa strada ha miseramente fallito e la realtà ha già dato il suo giudizio: la flessibilità/precariato ha solo reso più debole, povero e traballante il nostro Paese.

Per il nostro bene, speriamo davvero che il Jobs Act non segua questa via.

Danilo


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