John Stuart Mill e Harriet Taylor

Creato il 27 gennaio 2012 da Mauser @Mauser89
Cari lettori, nella mia storica rubrica delle biografie raramente mi sono soffermata a parlare di coppie, un po' perchè il tema del matrimonio nel passato non era un esempio edificante di amore e devozione e un po' perchè di coppie veramente affiatate se ne incontrano davvero poche.
Oggi cambiamo registro, parliamo di una coppia, due persone non molto conosciute e discretamente importanti nella filosofia britannica vittoriana che si possono definire come un connubio quasi perfetto di caratteri e passioni.

John Stuart Mill e Harriet Taylor

Introduciamo ai nostri gentili lettori John Stuar Mill e Harriet Taylor.
Sono certa che il primo, in un modo o nell'altro, l'avrete sentito nominare, specialmente se nella vostra vita avete avuto contatti di una certa profondità con le opere sociali di Dickens, come Tempi difficili. John Stuar Mill è infatti uno degli appartenenti del cosiddetto pensiero utilitarista che sponsorizzò per tutta la vita sostenendo che la finalità di tutto ciò che si fa deve essere finalitta ad ottenere una qualche forma di utilità materiale nella vita, un pensiero duramente condannato da Dickens, il quale ribadiva che l'immaginazione e la fantasia fossero componenti imprescindibili della natura umana ed esemplifica la sua posizione proprio nel romanzo detto poc'anzi, nel quale l'unico personaggio non del tutto assoggettato a questa filosofia, Sissy, è l'unica che ottiene un finale degno rispetto ad altri i cui i deali vengono completamente distrutti, e non perchè si sia in qualche modo conquistata la felicità, ma perchè è la vita che l'ha premiata per il suo modo di essere e fare piuttosto che ricondurre tutto ad un guadagno di qualche tipo, sebbene non necessariamente economico.
John Stuart Mill
Indubbiamente dei due coniugi John è il più famoso e conosciuto. Il nostro Stuart Mill nacque a Pentonville nel 1806; la filosofia è nella sua vita fin dall'infanzia essendo a sua volta figlio di un filosofo, James Mill.
James Mill, forse il primo a realizzare il pensiero utilitarista sviluppato da Bentham, fa del suo figlio maschio l'esemplificazione di questo credo, crescendolo ed educandolo secondo rigidi e rigorosi principi di rettitudine morale e di guadagno da qualsiasi circostanza.
Non si sa se per particolare influenza paterna o per inclinazione personale, JS Mill fu un bambino molto preoce nelle materie scientifiche, a tre anni, per esempio, aveva già assimilato importanti concetti e nozioni matematiche. Continuò a studiare fino ai vent'anni dimostrandosi volenteroso all'eccesso, dedito alla consultazione e al commento dei classici latini e greci quando era poco più che ragazzo ed entrando nel mondo della filosofia appena sedicenne con l'aiuto degli amici paterni Ricardo e Say, la sua vena filosofia divenne particolarmente evidente durante il suo soggiorno francese.
A vent'anni, però, cade vittima della depressione e di alcune opinioni religiose che gli impediscono di frequentare le due università più famose del Regno Unito (Oxford e Cambridge). Per molto tempo lavorò presso la British East India Compagny, seguendo le orme paterne e mantenendo l'impiego fino al suo definitivo trasferimento francese presso Avignone dove intrattenne rapporti con Auguste Comte e Alexis de Tocqueville, entrambi eminenti filosofi del positivismo e del liberalismo.
Dopo la morte dell'amatissima consorte, JS Mill tornò in Gran Bretagna dove per anni fu rettore della St. Andrews, la più importante università di Scozia [e dove, cito per gossip, si sono laureati anche il Principe William e Kate Middleton].
Il suo pensiero utilitarista subì una deviazione dal canone classico, specialmente in materia economica e in merito al consequenzialismo (per il quale l'unico criterio normativo sono le conseguenze e perciò si oppone alle etiche deontologiche che invece si fondano sul senso del dovere di chi agisce e che intendono la morale come autonoma, che ha cioè la legge di sé in se stessa e che non può essere condizionata da nulla che intervenga dall'esterno) definito da Bentham, dal quale si distaccò pubblicamente.
Sebbene il filosofo venga spesso definito un liberale classico, ci sono opinioni discordanti in merito a causa di alcune sue posizioni in materia di libero mercato che lo allontanano dalla dottrina classica.

Ritratto di John Stuart Mill

Ma il filosofo più grande e che maggiormente influenzò il suo pensiero e i suoi scritti fu senza dubbio la moglie Harriet Taylor, di idee ugualitarie e femministe che riuscì a convertire il marito alla propria filosofia portandolo a sostenere una tesi di uguaglianza e totale parità dei sessi all'interno dei matrimonio.
È da dire che le intenzioni di Harriet erano davvero delle migliori e non basate sul mero raggiungimento di un'ideologia di uguaglianza, ma soprattutto della sua messa in pratica; esse erano incentrate sulla creazione di un clima familiare pacifico e senza ricatti di posizione. Uscita infatti da una famiglia autoritaria e governata da un padre-padrone, entrò in un primo matrimonio non precisamente idilliaco pur di sfuggire all'autorità paterna. Il matrimonio però si rivelò una catena impegnativa quando incontrò Mill del quale si innamorò: ci vollero vent'anni prima che i due innamorati riuscissero a coronare il loro sogno d'amore e questa circostanza si presentò solo a seguito della morte del primo marito di lei.
Sebbene meno conosciuta di Mill, Harriet Taylor è un personaggio ugualmente molto importante e non solo per il legame con il filosofo.
Harriet Hardy Taylor Mill
Nata nel 1807 da Harriet e Tom Hardy, un medico e veterinario di campagna, Harriet non si configurò da subito come filosofa, scrittrice o letterata, ma mantenne un certo anonimato fino all'ufficializzazione della sua relazione con Mill.
A diciassette anni Harriet, oppressa da una famiglia patriarcale dove il genitore aveva qualunque potere decisionale sulla moglie e i figli (erano in sette) decise di sposare John Taylor, un borghese influente e molto più grande di lei che le diede tre figli, ma con cui il matrimonio non rappresentò mai il coronamento di un amore o di una passione.
La prima formazione filosofia di Harriet le venne dalla religione: essendo di fede unitaria come il primo marito, la donna si accostò al loro pastore spirituale, il quale oltre che religioso era anche un filosofo che si dedicava alla pubblicazione su una rivista, il Monthly Repository, il quale sponsorizzava anche le prime idee femministe in corcolazione in Inghilterra.
Proprio il pastore William Johnson Fox la presentò per la prima volta a Stuart Mill, dando inizio ad una delle storie d'amore più belle e reali della filosofia.
Stuart ed Harriet erano legati dalla medesima visione dell'esistenza, da posizioni simili e da comuni vedute politiche e di ideali. Senza un matrimonio di troppo ad ostacolarli sarebbe potuta essere la passione perfetta, ma così non fu infatti Harriet non fu mai intenzionata a porre fine al suo primo matrimonio, specialmente per via dei tre figli avuti da Taylor, inoltre le sue condizioni di salute aggravate dalla tisi contribuirono ad allungare la tremenda separazione dei due innamorati.
Nel 1833 John ed Harriet Taylor si separarono lentamente, sebbene mai ufficialmente, lei visse insieme alla figlia Helen, della Lily, mentre il marito cresceva i due eredi maschi: Herbert e Alvernon. Durante il periodo di separazione dal marito la Taylor e Mill continuarono a frequentarsi, ciò portò a diversi scandali nella società benpensante dell'epoca nonostante i due sostenessero entrambi che la loro era una relazione puramente intellettuale, questa posizione era scarsamente riconosciuta anche per i molteplici viaggi che Mill e Harriet condussero insieme.

Nel 1849 John Taylor morì di cancro e due anni dopo, osservando il periodo di lutto canonico, la sua vedova sposò Stuart Mill dopo un "corteggiamento" durato quasi vent'anni. Dopo un primo periodo londinese entrambi si trasferirono in Francia, ad Avignone.

Harriet Taylor

Specialmente durante la sua vita adulta e in contatto col mondo filosofico di Mill, la Taylor abbozzò le sue idee femministe, riuscendo a convertire il marito al proprio ideale. Il suo obiettivo al riguardo era di raggiungere una completa parità dei sessi su tutti i fronti, definiti nell'istruzione, nel matrimonio e nella giurisprudenza.
La sua influenza sul marito è particolarmente evidente nella sua ultima opera: L'asservimento delle donne, così come nella sua ammissione che la moglie scrisse e redasse un intero capitolo del suo Principles of political economy, dimostrando al mondo non solo la devozione di un marito innamorato, ma anche un grande rispetto per la sua intelligenza e le sue idee.
Harriet non fu donna particolarmente prolifica, si ha infatti ben poco di suo a parte alcune parti dei libri del marito, ma come produzione propria essa è estremamente limitata. Di questa sono particolarmente significative le sue lettere di protesta contro giornali e quotidiani contro casi di vessazione e violenza domestica nei confronti delle donne o di ingiuste risoluzioni giuridiche sullo stesso tema. Il più famoso episodio è quello apparso sul Westminster Review sotto il nome di John Stuart Mill (in realtà scritto da lei) e intitolato The Enfranchisement of Women.
Harriet si spense ad Avignone nel 1857 a causa della tubercolosi e la sua perdita fu pianta inconsolabilmente dal marito.
Insieme i due coniugi avevano dato vita ad una filosofia "a due" molto progredita per il tempo e nel loro ambiente domestico erano riusciti a ricreare quella parità di cui ancora si favoleggiava nei circoli delle suffragette. Agli occhi di Stuart Mill sua moglie era a tutti gli effetti una sua pari. 
Caso più unico che raro, in Italia è stato portato da Einaudi uno splendido saggio intitolato Sull'uguaglianza e l'emancipazione femminile scritto a quattro mani dal filosofo e dalla moglie, purtroppo rimasto incompiuto a causa del decesso; lo scritto venne poi ultimato dal filosofo in collaborazione con la figlia di Harriet, Helen Taylor, a sua volta suffragetta e attiva nel campo dei diritti femminili. 
Sebbene quasi sconosciuto ai non introdotti nel campo filosofico, Sull'uguaglianza e l'emancipazione femminile è un titolo davvero molto interessante da leggere e la questione dell'emancipazione viene trattata non solo idealmente, ma anche con riscontri pratici del vantaggio che essa può portare ad un nucleo familiare, come una migliore distribuzione dei compiti domestici o lavorativi in un modo che ricorda il mondo moderno dove anche gli umini cucinano e quasi tutte le donne lavorano fuori casa e il loro ruolo non è più subordinato né relegato alla cura della casa e dei figli.
Un altro punto su cui Harriet era molto critica era la dipendenza economica delle donne che solo in pochi casi avevano la possibilità di guadagnarsi il denaro necessario per sopravvivere o per contribuire alle spese di casa. Questa forma di dipendenza era degradante per la società e per il sesso femminile che si vedeva sempre e comunque sottomesso.
Non solo ma in un clima egualitario, secondo Mill e Harriet, si potrebbero diminuire i casi di abuso e soppruso tra le mura domestiche dovuti al senso d'inferiorità che caratterizza la condizione femminile vittoriana. Se la donna ha pari diritti e dignità di un uomo, probabilmente non si sentirebbe costretta a sopportare in silenzio certe forme di violenza.
Purtroppo la stessa Storia che ci parla di Stuart e Harriet Mill è anche maestra di come questa teoria, per buona che fosse, implicava concetti difficili da accettare nella società, il Novecento ne è stato l'esempio quando finalmente le donne ottenero pari diritti degli uomini, ma questo riconoscimento non fu accettato dagli uomini dell'epoca; il passaggio e lo scambio culturale, si sa, sono temi difficili da introdurre e ancor più da applicare. Perfino oggi, anni Duemila, dove il ruolo femminile è riconosciuto al massimo, dove una donna può ricoprire tutte le posizioni di un uomo ci sono padri e mariti che costringono le mogli e le figlie a forme di mortificazione fisica o psicologica.
Se foste interessati ad approfondire l'opera di questi due personaggi così affascinanti, vi lascio diversi testi di consultazione
Bibliografia e sitografia
Harriet Taylor, John Stuart Mill, Sull'uguaglianza e l'emancipazione femminile 
John Stuart Mill, La libertà, l'utilitarismo, l'asservimento delle donne
John Stuart Mill, Saggi sulla religione
Jo Ellen Jacobs, The voice of Harriet Taylor Mill
Stanford Encyclopedia of Philosophy | Harriet Taylor Mill
Bollettino telematico di filosofia politica | J.S.Mill, H. Taylor, Sull'uguaglianza e l'emancipazione femminile
Spartacus Educational | Harriet Taylor
Macalester College | Harriet Taylor Mill
eNotes | Harriet Taylor Mill
Spero che l'approfondimento sia stato interessante e, per gli addetti del settore filosofia, spero davvero di non aver detto castronerie troppo grandi, purtroppo io non ho mai avuto la possibilità di approfondire questa materia a scuola e quindi sono vittima di gravissime lacune.
Un bacio grande e alla prossima

Mauser

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