Julian Assange chiede asilo all’Ecuador: ora c’è Correa sulla strada dell’estradizione

Da Eldorado

Julian Assange ha chiesto asilo político all’Ecuador. Le autorità ecuatoriane fingono sorpresa, ma l’atteggiamento è piuttosto ambiguo. Da tempo infatti il fondatore di Wikileaks ha instaurato una buona amicizia con Rafael Correa, il fustigatore della stampa latinoamericana. Nonostante il suo pessimo rapporto con i mezzi di comunicazione, il presidente ecuadoriano ha rilasciato ad Assange una lunga intervista lo scorso 17 aprile, in un video che è diventato di dominio pubblico attraverso RT, Russia Today, un mese più tardi:

http://www.youtube.com/watch?v=v5HKC-IpXvM&feature=related
Assange, che affronta il processo di estradizione in Svezia per rispondere di delitti a sfondo sessuale, è entrato nella legazione dell’Ecuador di Londra e da qui ha fatto pervenire una missiva a Correa, spiegando il perché del suo gesto, assicurando che è in atto una persecuzione nei suoi confronti. L’ambasciata dell’Ecuador ha fatto sapere che studierà la proposta, in un procedimento che ¨non deve essere interpretato come un’interferenza al processo in corso in Gran Bretagna e Svezia¨. Difficile da credere, visto come stanno le cose.
 Assange e Correa si sono avvicinati in questi ultimi tempi. Pochi ricordano, infatti, che il presidente ecuatoriano aveva negato già una volta l’asilo ad Assange quando, nel novembre 2010, gli era stato offerto dall’allora vice ministro degli esteri del paese andino, Kintto Lucas. In quell’occasione Correa smentì il suo collaboratore, dicendo che aveva parlato a titolo personale, pur riconoscendo il favore che Assange aveva fatto al suo paese nel rivelare le indiscrezioni della diplomazia Usa.

Furono infatti proprio le rivelazioni di Wikileaks a provocare la temporanea rottura delle relazioni tra Ecuador e Stati Uniti. In uno dei documenti declassificati, l’allora ambasciatore Usa Heather Hodges accusava la polizia ecuatoriana di corruzione, provocando così la reazione del governo di Correa. Nel comunicato diretto a Washington, la Hodges si riferiva all’ex capo della polizia, Jaime Hurtado Vaca,  come a un taglieggiatore che aveva accumulato una fortuna con il traffico di persone e la protezione di altri agenti corrotti.

Entrambi i paesi, in seguito a quell’episodio ritirarono gli ambasciatori, per poi successivamente normalizzare le loro relazioni. Assange, al tempo, era un oggetto misterioso per il señor Correa. Meno oggi, dove l’australiano, seppure giornalista, si è trasformato in un paladino per la libertà. Intanto, il portavoce del Dipartimento di Stato Usa, William Ostick, ha evitato di riferirsi al tema, indicandolo come un affare tra Svezia, Gran Bretagna ed Ecuador.


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