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Kameron Hurley: The Geek Feminist Revolution

Creato il 20 luglio 2017 da Martinaframmartino

Kameron Hurley: The Geek Feminist RevolutionQuand'è stata la prima volta che ho sentito parlare di Kameron Hurley? Forse dopo il sesto episodio della quinta stagione di Game of Thrones, Unbowed, Unbent, Unbroken, dopo la scena dello stupro. Per le poche persone che non sanno a cosa mi riferisco non faccio i nomi, il punto è che David Benioff e D.B. Weiss hanno cambiato l'identità della ragazza stuprata e hanno mostrato la sofferenza che lo stupro ha provocato non nella vittima ma in una terza persona, uno spettatore. Stupro, stupratore e spettatore sono gli stessi, la vittima è un'altra persona e le circostanze sono le stesse di quanto narrato da George R.R. Martin in A Dance with Dragons negli elementi più superficiali e diverse in tanti elementi fondamentali. Avevo iniziato un articolo a suo tempo per spiegare perché Benioff e Weiss avevano trattato tutto l'episodio con troppa leggerezza, ma rientra nel novero dei miei articoli incompiuti. Anche se questo è uno di quelli che mi preme di più terminare.

L'episodio ha giustamente suscitato molte polemiche e mi sa che pure la Hurley è intervenuta sulla questione. Non ce la vedo, avendo letto il suo The Geek Feminist Revolution, stare zitta, anche se almeno in questo libro non ne parla. Però quando leggo una frase come

I'm looking at you, Riddick, with the director who argued that constant rape attempts, threats, and two-second "side boob with nipple" shots were actually a vitally important part of his artistic vision instead of just lazy storytelling

so con certezza che per lei lo stupro può entrare in una trama solo se è davvero fondamentale per quella trama, non certo come sistema facile per coinvolgere emotivamente lo spettatore.

La Hurley scrive romanzi di fantasy e fantascienza, e da quel che ho letto delle sue descrizioni si tratta di roba che non fa per me, io e il grimdark non andiamo propriamente d'accordo, ma scrive anche articoli sul suo blog e su testate tipo Locus Magazine. Un suo articolo, compreso in The Geek Feminist Revolution, We Have Always Fought, nel 2014 ha vinto il premio Hugo nella categoria Best Related Work battendo, fra gli altri, Writing Excuses di Brandon Sanderson e Wonderbook: The Illustrated Guide to Creating Immaginative Fiction di Jeff VanderMeer. The Geek Feminist Revolution ha vinto il Locus di quest'anno nella categoria nonfiction ed è in finale allo Hugo, ed è stato elogiato da Martin sul suo blog: http://grrm.livejournal.com/521961.html.

Hurley won two rockets just a couple of years ago, one for Fan Writer and one for her essay "We Have Always Fought," which won for... hey... Best Related Work. That essay is included here, but the book is not all reprint, there's enough original material to make it eligible, if I am reading the rules right. Hurley is a provocative, opinionated, fearless writer, one who says what she thinks and lays it all out there on the page. You may not always agree with all of her opinions (I certainly don't), but she will always make you think. Whether her book leaves you nodding in agreement or muttering in annoyance, it will not leave you unmoved. By rights, this one's got to be a contender.

In finale ci sono pure un libro di Robert Silverberg, anch'esso elogiato da Martin, uno di Neil Gaiman, uno di Ursula K. Le Guin, una serie di testi sulle figure femminili nella saga di Harry Potter pubblicati da Sarah Gailey sul blog di Tor ( http://www.tor.com/tag/women-of-harry-potter/, qualcuno l'ho letto anch'io e l'ho trovato molto interessante) e un libro della compianta Carrie Fisher che con la memoria è tornata ai tempi del primo Star Wars, perciò non è detto che la Hurley vinca e tutto sommato non è neppure importante. Quello che conta di più è essere in quel ristretto gruppo, sapere che un buon numero di persone hanno apprezzato quel che ha scritto.

Il libro è in parte ripetitivo, inutile negarlo. The Geek Feminist Revolution è nato come raccolta di una serie di articoli scritti per vari blog, a cui la Hurley ha poi aggiunto diversi testi inediti, perciò è normale che, nonostante un lavoro di revisione, ci siano temi e situazioni, che vengono ripresi da un articolo all'altro.

Pazienza.

Pazienza perché anche se a volte può capitare di pensare "ma questa cosa l'ha già scritta", la Hurley sa scrivere. Sa esporre le sue motivazioni, sa ragionare, e mette passione in ciò che scrive. Le sue parole raggiungono il bersaglio. E quello che lei ha da dire è degno di essere ascoltato, è anzi doveroso rifletterci sopra, perché se già sono importanti i racconti che spiegano come lei non si sia mai arresa, come si possano ottenere dei risultati se non ci si arrende, sono fondamentali i discorsi contro la discriminazione. In quanto donna lei si concentra maggiormente sulla discriminazione sessuale, che conosce in prima persona, ma non dimentica i pregiudizi legati all'aspetto (avete provato a fare una ricerca per immagini e a guardarla? Ok, lei è anche diabetica, ma questo non si vede. Quel che si vede è un ben preciso elemento del suo fisico), all'orientamento sessuale o al puro e semplice razzismo.

Parlando dell'eroe la Hurley ha scritto

when we learned what words meant, we had certain types of images placed in front of us. We learned to associate those images with the word.

Kameron Hurley: The Geek Feminist RevolutionQuale immagine dell'eroe è apparsa nella vostra mente? Quasi certamente si tratta di una figura virile. Rand al'Thor piuttosto che Egwene al'Vere (lo so che lui è il Drago, ma è più facile che un lettore di Robert Jordan pensi a Rand, o a Mat, o a Perrin, piuttosto che a Egwene, o a Nynaeve, o a Elayne). Paul Schafer piuttosto che Kimberly Ford nella Trilogia di Fionavar di Guy Gavriel Kay. Jon Snow piuttosto che Daenerys Targaryen, e in Martin almeno per il momento l'importanza dei due personaggi è davvero la stessa. Però l'eroe nella nostra mente è maschio, atletico, bianco, eterosessuale e via dicendo, almeno fino a quando non ci viene chiaramente specificato dall'autore che ha caratteristiche differenti. E perché è un eroe?

Male heroes are heroic because of what's been done to women in their lives, often-the dead child, the dead wife. Women heroes are also heroic for what's been done to women... to them.

We build our heroes, too often, on terrible things done to women, instead of creating, simply, heroes who do things, who persevere in the face of overwhelming odds because it's the right thing to do.

Il discorso è un po' più approfondito di quanto possono far intuire queste sole frasi, e vale la pena di leggerlo. Ma perché la Hurley se la prende tanto a cuore per come sono scritte le narrazioni, siano essi romanzi o film?

Stories are powerfully important to people who are seeking to make sense of their own lives. Stories of what is possible open doors. Folks who snub their noses at the power of story must ask themselves why control over ideas-over books and media and information-is so coveted by governments. Why do totalitarian regimes destroy books? Why are people with radical ideas about how to organize other people put into prison?

The idea is the thing. The knowledge that things can be different.

e, in un altro testo,

Stories teach us empathy, and limiting the expression of humanity in our heroes entirely based on sex or gender does us all a disservice.

Molto più avanti nel libro la Hurley ha scritto una frase che mi ha spinta a fermarmi a riflettere.

It would be four or five years more [quindi quando la Hurley doveva avere otto o nove anni] before I realized that in our society, skin color was not seen in the same way hair color was, even if, in my kid's view of the world, it made exactly the same amount of difference as blue eyes or brown, red hair or black.

Noi non giudichiamo una persona per il colore dei suoi capelli ma per come si comporta. È ovvio, no?

Kameron Hurley: The Geek Feminist RevolutionIo non credo di essere razzista, ma se lo fossi me ne renderei conto? Chi fa gesti plateali sa quello che fa, ma con le piccole cose come ci regoliamo? Brandon Sanderson in Le cronache della folgoluce pone occhichiari e occhiscuri in due classi sociali diverse. A me era sembrato assurdo, come si può determinare la nobiltà di una persona in base al colore dei suoi occhi (Ned Stark, metti via quel libro che ti fa male!)? Però ha ragione la Hurley, la differenza del colore degli occhi fra due persone, o del colore dei capelli, o del colore della pelle, è qualcosa di assolutamente casuale (lo so, il colore è legato alla genetica, ma la genetica non ha nulla a che vedere con il carattere) e non dovrebbe avere alcuna importanza nella società. Però ce l'ha, e sono servite le parole combinate di due scrittori per farmi riflettere sul razzismo e su quanto una distinzione arbitraria sia talmente diffusa nella nostra società da farmi percepire come inevitabile quanto meno l'esistenza del pregiudizio stesso, anche se quel pregiudizio mi sembra assolutamente sbagliato.

Ci sono tante altre frasi sottolineate nel mio libro, ma se volete leggerle dovete comprarvi The Geek Feminist Revolution. Vi lascio comunque tre link che possono aiutarvi a conoscere meglio Kameron Hurley e ciò che scrive: quello al suo blog http://www.kameronhurley.com/, quello all'articolo vincitore del premio Hugo We Have Always Fought: Challenging the Women, Cattle and Slaves' Narrative http://aidanmoher.com/blog/featured-article/2013/05/we-have-always-fought-challenging-the-women-cattle-and-slaves-narrative-by-kameron-hurley/ e quello relativo a un altro articolo contenuto nel libro, Where Have All the Women Gone? Reclaiming the Future of Fiction http://www.tor.com/2016/05/23/excerpts-the-geek-feminist-revolution-where-have-all-the-women-gone-kameron-hurley/.


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