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Kaser, dal Sudtirolo all’Albania

Creato il 03 ottobre 2019 da Gadilu

Kaser, dal Sudtirolo all’Albania

La rivista “Poeteka” ha pubblicato di recente un’ampia scelta di liriche dello scrittore sudtirolese Norbert C. Kaser. Ce ne parla la traduttrice, Gentiana Minga.

“Tra i romanzi come tra i vini, ci sono quelli che viaggiano bene e quelli che viaggiano male”. Questo l’incipit di una conferenza tenuta da Italo Calvino nel 1982 e adesso contenuta nella raccolta “Mondo scritto e mondo non scritto” (Mondadori) col titolo “Tradurre è il vero modo di leggere un testo”. Perché traduciamo, quando lo facciamo, che cosa significa trasporre un testo in un’altra lingua e quali effetti produce tale trasposizione sono le domande, o per meglio dire le suggestioni che ho affidato a Gentiana Minga, autrice e traduttrice albanese (residente da una ventina di anni in Italia, da dieci a Bolzano) fresca reduce da un’impresa di notevolissimo valore culturale: nella rivista “Poeteka” sono infatti apparse 23 sue versioni delle liriche di Norbert C. Kaser (più il breve racconto bildnis einer tante) che rappresentano il secondo tentativo mai eseguito – il primo si deve ad una traduzione di brevi prose pubblicata in ceco nel 2008 – di rendere accessibile in una lingua che non sia il tedesco o l’italiano l’opera dello scrittore nato a Bressanone.

“Quando sono arrivata in Italia – racconta Minga – ho dovuto in un certo senso ridefinire piuttosto drasticamente la mia identità, sia professionale che umana. A Durazzo, la città da cui provengo, ero già attiva culturalmente, avevo i miei punti di riferimento. Ma una volta arrivata qui ho capito che per appropriarmi davvero dell’italiano, cercando contemporaneamente di restare ben salda nella mia madrelingua, era necessario un duro esercizio di apprendistato. Le prime traduzioni di autori italiani in albanese – Pasolini e Corrado Alvaro, per esempio – mi hanno aiutato a disegnare il perimetro della mia nuova casa”. Nel 2003 comincia la collaborazione con “Poeteka”, rivista fondata da Arian Leka. La scoperta di Norbert C. Kaser è avvenuta in un certo senso per caso. “Un giorno ho visto la traduzione che Werner Menapace ha fatto delle poesie di Kaser per l’editore alphabeta di Merano. Mi ha colpito tantissimo la copertina, il quadro di Markus Vallazza che ritrae il poeta immerso nell’ombra. Poi il titolo, o meglio la disposizione delle parole – rancore mi cresce nel ventre – , che secondo me non è espressione di un sentimento solo personale, ma indica l’emergere di una disposizione interiore che si fa universale, un po’ come se Kaser volesse prestare al rancore la sua voce non tanto per sputarlo fuori, quanto per osservarlo e tenerlo sotto controllo”.

Kaser, dal Sudtirolo all’Albania

Non conoscendo il tedesco, Minga ha lavorato essenzialmente sul testo di Menapace. La difficoltà più grande, confessa, era una certa asperità, una certa freddezza, dovuta forse anche alla mancanza della punteggiatura. Per questo l’aiuto di Menapace è risultato fondamentale anche per disambiguare alcuni significati e trovare un tono più caldo, in grado di smussare gli angoli della lingua di Kaser e renderla disponibile ad essere accolta in albanese: “Ho tradotto cinquanta poesie, ma solo la metà hanno trovato la via verso la pubblicazione. A questo proposito posso dire che per tutto il tempo ho sentito la presenza del poeta accanto a me, ho percepito il suo incoraggiamento. L’anima del poeta mi stava vicino, mi confortava, ora approvando le mie scelte, ora esercitando resistenza, obbligandomi a cercare meglio”. Chiedo a Minga se l’immaginario di un uomo vissuto in un determinato contesto spaziale e in tempo circoscritto, come il Sudtirolo degli anni Settanta, possa essere compreso e apprezzato da un pubblico di lettori che vivono in un altro luogo e in un’altra epoca. Lei non ha dubbi: “Certo, esistono tantissime affinità tra il mondo poetico di Kaser e quello che è possibile riscontrare nel modo di vita delle regioni montuose albanesi che si trovano a Nord e a Sud del mio Paese. Lo si potrebbe anche accostare al nostro Millosh Gjergj Nikolla (noto come Migjeni), un autore vissuto nella prima metà del Novecento e morto ad appena 27 anni, condividendo così con Kaser il breve tragico destino. Quando per esempio ho letto il racconto ritratto di una zia ho rivisto le nostre nonne, ho percepito una familiarità impressionante, e perciò sono convinta che la sua poesia potrà intraprendere con successo il viaggio reso possibile dalla mia traduzione”.

Prima di salutarci, chiedo a Minga qual è la poesia di Kaser alla quale si è sentita più legata, quella che è riuscita a tradurre facendo vibrare più forte le corde della sua sensibilità. “Forse ti saluto – risponde –, perché qui ritrovo l’arco di una vita contadina sospesa tra il possibile idillio iniziale e la cruda, desolata e inappellabile stilettata finale”:

të përshëndes yll vezullues i mëngjesit / e u bë natë / e gjithçka ishte mut sei mir gegrüßt du strahlender stern des morgens / und es ward abend / und alles war scheiße – ti saluto stella splendente del mattino / e si fece sera / e tutto era merda.

ff  – Ausagabe 40/19

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