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Kevin Masoch

Creato il 19 febbraio 2019 da Gadilu

Kevin Masoch

Above all else I am a dilettante in life” (Leopold von Sacher-Masoch)

La prima volta che vidi il consigliere comunale, anzi, l’ex consigliere comunale Kevin Masocco, fu durante una delle numerose comparse di Matteo Salvini a Bolzano. A quel tempo il nostro era poco più che un ragazzetto chiamato a far numero nel mediocre contorno del futuro ministro dell’interno, quando – munito di felpe, o di altri indumenti parlanti – ammaestrava folle crescenti di adoratori.

Masocco correva di qui, correva di là, faceva spostare gruppi di persone, creava varchi, attaccava o staccava striscioni, si sbracciava (fate largo, fate largo, arriva il Capitano) e insomma partecipava attivamente allo spettacolo nel quale non era neppure uno dei protagonisti. Se il successo della Lega non avesse consentito l’ingresso in massa nelle istituzioni delle seconde e persino delle terze file di adepti – con consiglieri comunali, consiglieri provinciali e parlamentari a fioccare come in una nevicata di quelle che mandano subito in tilt il traffico –, è chiaro che una figura del genere non sarebbe mai emersa, o comunque lo avrebbe fatto dopo penosissimi sforzi. Invece, ecco che al miracolato si aprono velocissime le porte del Consiglio comunale e, di conseguenza, si alza inevitabilmente il rischio di finire sul serio sotto l’attenzione non proprio benevola dei media, nonché nel tritacarne decisamente malevolo delle piccole invidie, gelosie e antipatie trasversali che sempre caratterizzano un partito popolato da parvenus.

Masocco è la vittima perfetta di se stesso (potremmo giocare sul suo nome e chiamarlo Sacher-Masoch), perché impulsivo, inesperto e fin troppo ingenuo. Chi bazzica i luoghi da lui frequentati (spesso locali notturni) parla di un ostinato provocatore, mitomane e spesso incline alla rissa. Sul suo profilo Facebook, nonostante il tentativo di clonare i moduli accattivanti messi a punto dalla famigerata “bestia”, il successo però gli arride poche volte, e perlopiù sono i suoi detrattori a prendere la parola, infamandolo in lungo e in largo (ma lui, da masocchista, ci gode). Suscita quasi tenerezza, il povero Masocco, e quando affiorano le registrazioni che lo espongono al livello di un volgare millantatore di pratiche misogine e di bestemmiatore amante dei presepi (registrazioni peraltro messe in circolo non da “nemici”, ma da qualcuno dei suoi apparenti sodali), la sua reazione è quella di un pulcino impaurito (“non sono stato io, hanno imitato la mia voce”), del tutto incapace di metterci la faccia e di gridare al mondo: “hey baluba, io sono un rappresentante della nuova razza padrona, capito? dico e faccio quello che cazzo mi pare, e se non vi sta bene un bel ciaone e un bel bacione”. Ovvio così che la bugia non regga. Pinocchietto Masocco ha il naso troppo lungo per farla franca e finisce col cedere: ammissione tardiva, addolorate scuse e l’addio allo scranno del Consiglio comunale, dal quale aveva comunque fatto in tempo a farci pervenire un paio di selfie col sorriso per i rosiconi radical-chic.

Qualcuno, commentando da buonista l’esito di questa vicenda, ne ha voluto sottolineare il risvolto edificante, e ha spronato Masocco a trarre finalmente una lezione per migliorarsi. Io rimango dell’avviso che la sconfitta sia già avvenuta “a monte”, quando abbiamo cominciato a consentire e a far sembrare normale che chiunque potesse farsi eleggere riuscendo a sfruttare le sue caratteristiche peggiori.

#maltrattamenti

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