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Kim Bok-dong, l’attivista dei diritti delle vittime di stupri di guerra in Corea.

Creato il 07 febbraio 2019 da Luoghididonne
E' scomparsa all'età di novantadue anni dopo una vita impegnata per il riconoscimento del risarcimento alle duecentomila donne violentate e schiavizzate sessualmente dai militari giapponesi in Corea per troppi anni nelle cosiddette "stazioni di conforto" (?). Voleva non soltanto una riparazione economica ma anche la riscrittura dei testi giapponesi di storia, che omettono tutt'oggi questo capitolo dal 1943 al 1947. A lei occorsero quarant'anni per spezzare il suo silenzio e denunciare, rafforzata dalla condivisione con altre sopravvissute, assieme alle quali creò una propria casa-comunità per sconfiggere anche l'isolamento sociale causato dalla colpevolizzazione a loro inflitta. Infatti con trasbordante cinismo non pochi sono stati i delatori, secondo i quali quelle donne non sarebbero state violentate, ma si sarebbero prostituite per scelta.

articolo di ©Patrizia Cordone febbraio 2019 ©Luoghi di Donne, il blog di Patrizia Cordone. Diritti d'autore riservati.

E' stata una delle tante giovani costrette alla schiavitù sessuale dall'esercito giapponese, che sistematicamente reclutava le donne dei paesi colonizzati ed occupati durante la seconda guerra mondiale. Dall'età di quattordici anni é stata segregata e schiavizzata per otto anni in diversi paesi dell'Asia. Questa esperienza le ha fatto acquisire una coscienza femminista tale da volgere il suo impegno come attivista per la richiesta di scuse formali e del risarcimento avanzato al governo giapponese. Aggregando attorno a sé alle donne schiavizzate dai militari giapponesi ha usato anche la pittura per le sue denunce. Nata nel 1926 in Corea del sud Kim Bok-dong era la quarta di sei figlie di una famiglia, la cui ricchezza si era dissolta nel tempo catapultata in una condizione di povertà, peggiorata a seguito della morte del padre. Era il 1941, quando sua madre fu contattata dalle autorità giapponesi con l'ingiunzione di un lavoro per sua figlia presso una fabbrica di tessili militari per un periodo di tre anni. In caso di opposizione le sarebbero stati riservati i trattamenti pesanti della detenzione. Fu così, che Kim Bok-dong venne portata via con l'inganno e per ben otto anni sottoposta alla schiavitù sessuale dall'esercito giapponese durante tutti i suoi spostamenti n Asia: a Guangdong, ad Hong Kong, a Singapore, in Indonesia ed in Malesia. A causa della situazione disperante tentò anche il suicidio. Verosimilmente in quel periodo furono duecentomila le donne segregate nelle cosiddette " stazioni di conforto", che pessima definizione, costituite attorno agli anni trenta dalle autorità giapponesi preoccupate (sic) dalle eventuali malattie trasmesse sessualmente con le altre donne civili. Soltanto nel 1947 fu liberata, ritornò a casa da sua madre, a cui confidò la vicenda da lei patìta: a causa del dolore fu colpita da un infarto, che ne decretò la fine. Trovò rifugio nel conforto spirituale, lentamente tentò di riprendere la sua vita a Busan, dove vivevano le sue sorelle più grandi e gestì un'attività commerciale in proprio. Sposatasi non raccontò mai nulla al marito, né ebbe figli. Nel 1991 Kim Hak-sun fu la prima vittima sudcoreana a rompere il suo silenzio; un anno dopo cioè nel 1992, iniziata la vedovanza sentì l'urgenza di attivarsi, anche Kim Bok-dong, dopo quaranta anni, ruppe il silenzio, quando conobbe altre donne schiavizzate come lei ed iniziò a svolgere dei sit-in a Seul dinanzi all'ambasciata giapponese, tutti i mercoledì, organizzati dal Consiglio coreano per le donne reclutate dal Giappone per la schiavitù sessuale militare. A livello internazionale importante fu il suo intervento da testimone alla " World Human Rights Conference" a Vienna, in Austria: è stato soltanto l'inizio per denunciare l'ingiustizia subìta al mondo intero. Ha testimoniato negli Usa, in Giappone ed in altre paesi, continuando a partecipare alle proteste settimanali del mercoledì davanti all'ambasciata giapponese a Seul.

Per uscire dal suo isolamento privato ha creato l' House of Sharing, dove assieme a lei hanno vissuto ed in parte vivono ancora le superstiti, altrimenti discriminate ed emarginate a causa dei pregiudizi della pubblica opinione. Riprendendo la capacità del racconto di quell'esperienza fino a prima rimasta seppellita e muta dentro di sé ha riacquisito la sintassi del proprio stare al mondo, ancora più rafforzata dalla condivisione di quel dolore con altre donne anche loro vittime . Ciò le ha consentito di lenire tanto la sua solitudine che il suo isolamento, di sentirsi parte di quella comunità di donne sofferenti come lei a causa della stessa vicenda. Con grande senso civico non ha mai mancato di sensibilizzare l'opinione pubblica non soltanto certamente verso l'ingiustizia a lei inferta, ma anche ad altre donne di tutte le latitudini con un monito rivolto alle future generazioni per vegliare contro gli abomini delle guerre.

Kim Bok-dong, l’attivista dei diritti delle vittime di stupri di guerra in Corea.

Con spirito di solidarietà verso le altre donne schiavizzate dai militari giapponesi ed in generale le vittime di stupri di guerra, Kim Bok-dong assieme a Gil Won-ok fondò " The Butterfly Fund", il cui nome ha una valenza simbolica come lei stessa riferì: " noi come attiviste vorremmo, che le vittime fossero libere dal loro passato doloroso, come una farfalla appena uscita dal suo bozzolo". Il fondo costituito con donazioni personali è stato utilizzato per alcuni sostegni mensili, la cui prima beneficiaria é stata Rebecca Masika Katsuva, che ora gestisce Listening House, un rifugio per vittime nel Congo e poi persino anche alle donne vietnamite violentate dai soldati coreani durante la guerra del Vietnam dal 1964 al 1973, fermo restando l'intento di fare rete con le vittime di violenza sessuale di altri paesi, quindi non soltanto donne della stessa area geografica delle fondatrici. Il dolore rimasto acuto é stato lenito dal suo talento per la pittura, utilizzando la xilografia e la matita. I suoi dipinti sono stati un importante mezzo per la sensibilizzazione e l'educazione della pubblica opinione, giacché per esorcizzare tutto il male sofferto ed elaborarne il lutto i temi rappresentati sono infatti la schiavitù sessuale militare, i ricordi di infanzia, l'evolversi della sua vita con l'impegno da attivista quasi per riannodare i fili di una vita spezzata ed il racconto interiore di sé: Girl is Stolen Away (1998), As Youth Slips Away - I am Old and Gray (1998), Japan Do Not Trespass - Dok Island is Our Land (1998) e The Leaves di quel Gaunt Tree sarà Blossom Someday (1998). Ma Kim Bok-dong ha fatto anche di più, organizzando dei veri e propri programmi di arte-terapia per le altre sue compagne dell' House sharing, dove hanno scelto di vivere tutte assieme. Questa battaglia portata avanti con determinazione ha conseguito dei risultati insoddisfacenti quali gli accordi firmati dai governi della Corea e del Giappone, il cui ultimo risalente al 2015 ha definito la chiusura del fondo finanziario alle vittime e la rimozione della statua della pace davanti all'ambasciata giapponese di Seoul. Ovviamente ha suscitato molte critiche persino dalla stampa non essendo state partecipi le vittime sopravvissute ancora viventi. Ciò che si contesta specificamente riguarda il risarcimento economico per intero, la revisione dei testi giapponesi di storia anche scolastici, affinché riportino questo capitolo di storia pesante e le scuse ufficiali da parte delle autorità giapponesi. Con questa enorme umana rabbia espressa al presidente del Consiglio coreano per la giustizia e la memoria della Corea del Sud, Yoon Mi-hyang, in visita da lei in ospedale pochi giorni prima é avvenuta la sua dipartita dal mondo a febbraio 2019.

Kim Bok-dong, l’attivista dei diritti delle vittime di stupri di guerra in Corea.

Non tutto é andato perso. Le principali testate internazionali hanno riferito della sua scomparsa, ai suoi funerali una folla numerosa ha partecipato, tra cui anche delle giovani attiviste come Kim Sam, 27 anni, che la prima volta la vide "seduta diritta anche sotto la pioggia mentre parlava della sua lotta ... retta, dignitosa - è così che è sempre stata, prima come vittima e poi come attivista per i diritti umani ". Ed è così che la si deve ricordare: una donna ricca di dignità.

articolo di ©Patrizia Cordone febbraio 2019 ©Luoghi di Donne, il blog di Patrizia Cordone. Diritti d'autore riservati.

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crediti delle foto
  • immagine di copertina dell'articolo: Kim Bok-dong in April 2014 touches the Statue of Peace, a memorial to victims of Japan's wartime sexual slavery like Kim, at Seongnam City Hall's Front Plaza in Seongnam, Gyeonggi-do Province. (Yonhap News), dal sito Korea.net
  • prima immagine: Former South Korean 'comfort woman' Kim Bok-dong with her painting, 'The day a 14-year-old girl is taken away' © Reuters, dal sito Financial times
  • seconda immagine: A photograph of Kim at her funeral at Yonsei Severance Hospital on Jan. 29. (Facebook account of Yoon Mi-hyang, president of the Korean Council for Justice and Remembrance), dal sito Hankyioreh

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