Magazine Diario personale

Kintsugi, la metafora della vita

Da Chiara Lorenzetti

Siamo in tempi di fatica, di incertezza, di dolore. Ma non dobbiamo perdere la speranza.
È ora di mettere in pratica quello che in questi anni abbiamo detto,che l’arte Kintsugi è la metafora della vita. Che possiamo riparare i nostri cocci unendoli con l’oro, che la fragilità è un dono, che una volta rotti possiamo ripararci e diventare unici, preziosi.

Vuoi raccontarmi la tua storia di Kintsugi?

Puoi mandarmi in mail la tua storia, allega una foto, o se preferisci un video, se mi autorizzi pubblicherò il tuo racconto sulla mia pagina Facebook e sul mio blog personale. Puoi farlo in maniera anonima o con nome e cognome.
Io, oggi, inizio da qui.
Chiara

Scrivimi a [email protected], mandami un messaggio qui su Facebook
Oppure sentiti libero di scrivere la tua storia qui nell’evento.

Questa è la mia storia.

Avevo su per giù nove anni, tre giorni prima della partenza per le vacanze estive in Sicilia sono scivolata e mi sono rotta il gomito. Portare il gesso da bambini è un gran lusso, credo che un po’ tutti da piccoli abbiamo desiderato il gesso firmato da esporre un po’ come un trofeo.
Ma io stavo andando in Sicilia, mare, mare, mare e ancora mare. E avevo il gesso. Piansi parecchio ma poi mi ripresi e inventai curiose protezioni con sacchetti di plastica, ferri da calza per togliermi la sabbia, ardite posizioni con il braccio alzato per non bagnarmi.
Il giorno in cui mi tolsero il gesso lo ricordo bene, andai in ospedale a Catania. Il viaggio di rientro in auto a Taormina lo impiegai a fare ginnastica riabilitativa, nel giro di poco potei tornare a muovermi e il mare, quando rividi il mare, fu una gioia così grande che ancora la ricordo bene.

Kintsugi, la metafora della vita
Chiara e papà, Sicilia

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog