L'Alta Via del Tabacco nel Canale di Brenta (Valsugana)

Creato il 12 ottobre 2015 da Cipputi
L'epopea del tabacco ha lasciato strisce e strisce di terrazzamenti sostenuti da muri a secco fatti a mano, tirati su dal lavoro di generazioni.

L'economia del Canale di Brenta (la stretta della Valsugana che dalla pianura di Bassano porta a Primolano) dipendeva fin dal medioevo dal commercio del legname segato nei boschi di Asiago e Primiero che veniva avviato alla Repubblica di Venezia. Non solo legname da opera e da fuoco, ma anche carbone, prodotti caseari, lana e pelli. Nacquero segherie, filatoi, folli, magli, macine, mulini, cartiere ma quando il commercio del legname conobbe un lento declino nel corso del Seicento, allora acquistò importanza la coltivazione del tabacco. A partire dal 1763 la Serenissima riconobbe alla Destra Brenta l'esclusiva nella coltivazione del tabacco e i privilegi furono conservati dal successivo dominio austriaco. I privilegi cessarono nel 1866 con l'annessione del Veneto al Regno d'Italia e la coltivazione del "Nostrano del Brenta" con cui si confezionavano i celebri sigari Toscani divenne sempre meno remunerativa.

Il regime di monopolio comminava rigorosi e intransigenti controlli da parte delle
autorità e la monocoltura portava a notevoli dipendenze verso l’esterno per quanto
riguardava i beni di prima necessità. Il ricordo di questa secolare coltivazione spe-
cializzata
si è conservato nei terrazzamenti che ritmano i ripidi versanti fino a 500
metri di quota, piccoli fazzoletti di terra sostenuti dalle masiére, muretti a secco
costruiti senza ricorrere a calce, malta o altri leganti.
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Siamo nel Canale di Brenta, nel breve tratto che unisce Valstagna a Costa, passando sopra Sasso Stefani. E' la terza ed ultima tappa di un'alta via che scorre a mezza costa in destra Brenta, dove la Valsugana sbocca nella pianura bassanese.L'escursione si muove sulle tracce dei vecchi "trodi" (i sentieri interpoderali) che collegavano gli antichi nuclei abitati e le loro coltivazioni a terrazzi.Un consiglio: se ci si appoggia alla ferrovia della Valsugana il percorso può essere agevolmente chiuso ad anello, 

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evitando di tornare a piedi. In questo modo si guadagna tempo, il che non guasta nelle giornate autunnali, le più adatte a queste camminate di bassa quota, quando ormai il buio sopraggiunge presto.
Il fiume fino ai quattro-cinquecento metri di quota. Ne rimane poco, la gran parte è stata mangiata dalla vegetazione selvatica che tutto nasconde a chi dalla trafficatissima SS 47 della Valsugana butta lo sguardo sull'altro versante della valle.
Quote e dislivelli:Quota di partenza: m 155 (Stazione di Carpanè-Valstagna)Quota di arrivo: m 179 (Stazione di San Marino)Quota massima raggiunta: Le Caserette (509 m)Dislivello assoluto: m 354Lunghezza con altitudini: km 9Tempo totale netto: ore 4:30Difficoltà: EDescrizione del percorso: lasciata l'auto alla stazione di San Marino, il treno ci porta in qualche minuto alla stazione di Carpanè-Valstagna; si attraversa l'abitato ed il fiume Brenta. Sull'altro lato ci aspetta Valstagna, il capoluogo del Canale di Brenta. Dalla piazzetta del paese si prende il sentiero CAI 781 che funge da bretella con l'Alta Via. Il sentiero CAI n° 781 incrocia l'Alta Via in località Mattietti. Si sale per il sentiero CAI che si abbandona poco dopo per proseguire sulla destra. Si raggiunge una casa abbandonata (318 m ) e per buona mulattiera lungo la Val Verta si sale alle Casarette (508 m). Si prosegue ora praticamente in piano fin dentro la Val dell’Olier (tratto esposto!) dove una ripida serpentina in discesa ci porta al Covolo di San Gaetano (335 m). Poco oltre c’è la possibilità di scendere a San Gaetano. La mulattiera riprende tranquilla e si raggiungono le Casare Pasi (350 m) con ulteriore possibilità di scendere a San Gaetano. Il percorso si mantiene ora praticamente in quota e per mulattiera e banche, incrocia il sentiero CAI n° 783 con il quale volendo si può scendere, in pochi minuti, a Sasso Stefani. Proseguendo ci si avvicina alla frazione Giara Modon in fondovalle ormai visibile, costeggiando il Cason di Barbarossa. Appena iniziata la discesa verso la frazione si riprende sulla sinistra l’Alta Via e si prosegue quasi in piano tra terrazze ormai selvatiche; si lascia sulla sinistra una casa abbandonata e si inizia a scendere verso il fondo della Val Gadena prima dolcemente e poi più ripidamente fino alla strada sterrata di fondovalle, percos dal sentiero CAI n° 784. Si segue la strada in discesa fino ad incontrare l’inizio del sentiero CAI n° 785. Lo si segue molto ripidamente fino alla palina (350 m). Lo si abbandona e si prosegue quindi verso destra in costa per buona traccia fino ad incontrare una mulattiera ben evidente. La si segue fino ad una grande casa che si affaccia sulla vallata. Si aggira la casa verso sinistra e si scende in direzione di Costa ormai visibile. Ci si immette in una comoda mulattiera pianeggiante ed erbosa che conduce alla chiesa di Costa, dove l’Alta Via finisce (179 m)Come arrivare: semplicemente con la ferrovia della Valsugana. Tutte le corse fermano ad entrambe le stazioni.