L’America Latina dinanzi alla sfida della sicurezza giuridica

Creato il 26 giugno 2013 da Geopoliticarivista @GeopoliticaR
Introduzione

In America Latina, il concetto di “certezza del diritto” è basato, in gran parte, sulla necessità di rafforzare la percezione della “Sicurezza” nel campo dell’impresa privata. La protezione del tessuto industriale è oggi indispensabile per qualsiasi nazione, senza dimenticare che, nell’attuale contesto di globalizzazione, l’interrelazione dei differenti sistemi economici esige implementare una serie di strumenti al fine di difendere gli interessi del settore privato presente nel paese. Tutto questo, senza restringere la capacità nazionale di proteggere i suoi propri interessi economici e sovrani. Nell’ambito economico, la regione si trova in un processo di espansione economica senza precedenti, dato che gli indici di crescita economica di alcuni stati hanno superato le aspettative degli analisti finanziari internazionali. Tuttavia, questo fatto ha portato alla luce le grandi differenze sociali che caratterizzano molte nazioni latinoamericane. In generale, questi paesi hanno due classi sociali ben differenziate: da una parte, una classe sociale molto ricca e con grandi risorse economiche, dall’altra parte, una classe sociale molto povera che spesso non riesce a soddisfare i propri bisogni primari. Oltre al disequilibrio sociale, esistono anche altre minacce, tra cui il narcotraffico, il terrorismo e la criminalità organizzata che ostacolano lo sviluppo economico, sociale e politico. Si tratta di minacce che erodono le fondamenta democratiche di alcuni stati e che si ripercuotono negativamente sulla stabilità della regione.

Nella lotta contro queste minacce, una sfida grandissima è raggiungere una politica comune di sicurezza che rafforzi i legami di cooperazione interstatale. Questo progetto comune permetterà di stabilire meccanismi per rafforzare i sistemi democratici e superare le sfide che interessano direttamente, in altri ambiti, la sua sicurezza giuridica. Tuttavia, bisogna anche osservare che esistono differenti realtà all’interno della regione che sono determinanti per affrontare lo sviluppo regionale.

In questo ambito, un tessuto industriale di qualità permetterà agli stati di disporre di una fonte di finanziamenti stabile, che è la base fondamentale per impiantare e pianificare le politiche sociali. Per questo, l’interrelazione impresa-stato è fondamentale per garantire la stabilità dei sistemi democratici, quindi la partecipazione attiva di tutti gli attori sociali risulta imprescindibile, ora più che mai, per sostenere lo sviluppo nazionale. In questo contesto, in cui le società sono sempre più esigenti con i propri rappresentanti pubblici, rispetto alla trasparenza e all’effettività delle azioni governative, risulta necessario che i paesi latinoamericani rafforzino le proprie strutture pubbliche e di governo. Così, le loro decisioni e le azioni saranno più appropriate per soddisfare le esigenze sociali relative al miglioramento delle loro condizioni di vita.

Evoluzione del concetto di sicurezza

Il concetto di sicurezza ammette molte qualifiche le quali variano in funzione del contesto. Anche volendoci limitare all’ambito delle relazioni internazionali, il termine presenta diverse connotazioni, sia per quanto riguarda la prospettiva nazionale sia per quella internazionale. Nell’ambito latinoamericano, la definizione di sicurezza più adatta è questa:

Il termine sicurezza indica uno stato o una sensazione che produce la percezione dell’assenza di minacce che mettano in rischio l’esistenza, la proprietà, gli interessi, i valori o il modo di essere di chi lo percepisce.

Senza uscire dalla regione, la Conferenze di Sicurezza delle Americhe (Messico 2003) definì il termine “sicurezza multidimensionale”, dopo aver valutato le distinte minacce che gli stati affrontano a livello nazionale e regionale, in questa maniera:

Il fondamento e la ragion d’essere della sicurezza è la protezione della persona umana (…). Le condizioni della sicurezza umana migliorano nel pieno rispetto della dignità, dei diritti umani e delle libertà fondamentali delle persone, così come attraverso la promozione dello sviluppo economico e sociale, l’inclusione sociale, l’educazione e la lotta contro la povertà, le malattie e la fame. (…) Il concetto e gli approcci tradizionali devono ampliarsi per comprendere nuove minacce che includano aspetti politici, economici, sociali, di salute e ambientali. (…).

Inoltre, questa Conferenza regionale ha rappresentato un punto di riferimento nelle relazioni diplomatiche tra gli stati, i quali condivisero la necessità di impiantare una strategia di sicurezza comune. In questo senso, hanno particolare importanza, tra gli altri aspetti, le condizioni necessarie per garantire la sicurezza umana, la promozione dello sviluppo economico e sociale e lo sradicamento della povertà. Tornando alla definizione, la “sicurezza multidimensionale” acquisisce un significato più globale dato che include l’insieme delle minacce dirette contro la regione, anche se hanno origini diverse così come sono diversi i modi per affrontarle. Per comprendere il concetto nella sua giusta dimensione, bisogna tenere presente che la regione è esposta a una moltitudine di minacce convenzionali e non convenzionali. Ciò ha fatto si che, al momento di intraprendere un progetto comune di difesa, si sia cercato di unificare i concetti al fine di una migliore pianificazione dei meccanismi statali di sicurezza.

Altro punto chiave della “sicurezza multidimensionale” é la promozione dello sviluppo economico e sociale. Nel contesto attuale di globalizzazione, è necessario che la difesa degli interessi economici degli stati, dei propri investimenti e degli investimenti altrui, sia un pilastro fondamentale nello sviluppo interno del paese e della regione nel suo insieme.

Per questo motivo, la certezza del diritto, sia nell’ambito impresariale sia nell’ambito dello stato di diritto, fondamento della sovranità degli stati democratici, deve essere una costante nelle relazioni stato-impresa. Nessuno stato, indipendentemente dal settore impresariale che si analizzi, si potrà mantenere economicamente senza avere una percentuale del suo PIL per gli investimenti stranieri. Pertanto, per affrontare qualsiasi approccio globale di sicurezza, è necessario assicurare che i pilastri fondamentali dello sviluppo non vengano colpiti. Al contrario, la percezione dell’insicurezza nazionale, e quindi anche regionale, sarebbe un grave onere per il progresso in questo settore.

Stabilità democratica

La democrazia non è una formula magica che si può imporre in qualsiasi società, ne un ordine storicamente inevitabile. Ma si tratta di un accordo fragile che richiede, soprattutto, molta volontà per la sua nascita e sussistenza.

L’America Latina sta avendo profondi cambiamenti sociali sotto tutti i punti di vista. La distanza tra le classi ricche e quelle povere si riduce gradualmente, dando luogo ad una classe media che, attualmente, cerca di mantenere livelli di vita dignitosi. Eppure queste condizioni sociali più favorevoli sono necessarie ma non sufficienti a garantire una percezione positiva sulla stabilità democratica nella regione. In realtà, questa stabilità è messa ancora in dubbio da diversi analisti a livello locale e internazionale. In aggiunta, ci sono grandi gruppi sociali che continuano a chiedere cambiamenti nelle strutture pubbliche di governo e processi che richiedono elezioni più trasparenti e inclusive per la democrazia e istituzioni pubbliche più rappresentative. In questo ambito, la Fondazione Konrad Adenauer ha realizzato diverse analisi relative agli “indici di sviluppo democratico dell’America Latina”. I risultati mettono in evidenza che, sebbene la regione stia avendo una crescita economica notevole, molti paesi hanno, tuttavia, livelli democratici carenti, tra cui paesi con grandi risorse come il Venezuela, Ecuador e la Bolivia.

Tabella 1: “Indice di Sviluppo Democratico dell’America Latina”. Fondazione Konrad Adenauer

Questa tabella riflette la “salute democratica” nazionale negli ultimi tre anni, in una scala da 0 a 10. Secondo questi dati, in termini globali, solo Costa Rica, Cile e Uruguay hanno ottenuto risultati eccezionali tra i 18 paesi analizzati. Dall’altra parte, Panama, Perù, Argentina e Messico ottengono una posizione abbastanza giusta. Nel frattempo, in altri paesi, la democrazia non raggiunge i risultati sperati e ciò rappresenta qualcosa che potrebbe essere considerato come un fattore di instabilità per l’intera regione. Risulta essere di particolare interesse anche la variazione annuale dei dati ottenuti negli ultimi tre anni, dato che la maggior parte dei paesi ha sperimentato un miglioramento molto debole e sei paesi hanno perso una considerevole parte della qualità democratica negli ultimi anni.

Solo il Costa Rica, con una democrazia esemplare, e il Guatemala, sebbene con dati molto bassi, hanno conseguito un miglioramento rispetto a un punto percentuale. Sulla base di questi risultati, se gli stati latino-americani vogliono continuare a crescere, e con loro le loro società, dovranno applicare le correzioni necessarie all’interno dei loro regimi democratici, per porre rimedio alle carenze del loro governo e delle amministrazioni pubbliche. Senza dubbio, il progresso della regione sarà sostenibile nella misura in cui gli stati che la compongono incrementino il livello dei loro regimi democratici.

Analizzando più a fondo il sopra citato studio, gli indici di “Qualità ed efficienza politica ed istituzionale”, “indice di libertà economica”, “indice di percezione della corruzione” e l’”indice dei diritti politici”, sebbene significativi, mostrano nella maggior parte dei casi i limiti degli stati latinoamericani.
Nella tabella 2, nella quale si riflettono i dati di “Qualità istituzionale ed efficienza politica”, possiamo osservare come solamente tre paesi hanno ottenuto dati eccezionali (Costa Rica, Uruguay e Cile), altri tre superano il valore medio (Panama, Perù e Salvador), mentre il resto registrano dei risultati eccessivamente bassi in un indice così importante per misurare la qualità democratica nazionale. Tra di essi, risultano rivelatori i dati di Ecuador, Bolivia, Argentina e Venezuela che, secondo quanto riflette questo studio della Fondazione Konrad Adenauer, mettono in discussione la qualità e l’efficienza dei loro rispettivi governi.

Tabella 2: “Indice di Qualità Istituzionale ed Efficienza Politica”
Fondazione Konrad Adenauer

Una volta presentati, anche se in maniera sommaria, i dati principali di questo interessante studio sullo sviluppo democratico nella regione, non è un caso affermare che la certezza del diritto in alcuni di questi paesi sia discutibile. Indubbiamente, ciò si riflette nei casi di espropriazione decretati da alcuni leader nazionali di recente. Nel mese di aprile del 2012, Repsol, in Argentina, ha affrontato il processo di espropriazione iniziato dall’attuale governo di Cristina Fernandez Kirchner. Verso la fine del 2012 e all’inizio del 2013, in Bolivia, il governo di Evo Morales decretò l’inizio del processo di esproprio di quattro filiali di Iberdrola, della Rete Elettrica Spagnola, e, più recentemente, dell’impresa di gestione dei servizi degli aeroporti boliviani SABSA, che appartengono al consorzio spagnolo Aena-Abertis. In tutti questi processi di espropriazione si osservano diverse modalità di attuazione da parte dei diversi governi, sebbene, in tutti questi casi, le modalità di conduzione degli espropri siano quantomeno discutibili.

Inoltre risulta paradossale che i quatto stati più importanti del trattato ALBA, vale a dire, Venezuela, Ecuador, Nicaragua e Bolivia, siano proprio quelli che hanno ottenuto i risultati più bassi nell’analisi dei dati analizzati. Tale associazione è un progetto di collaborazione politica, sociale ed economica tra questi paesi, promosso principalmente da Cuba e Venezuela, e nasce come contrapposizione al progetto ALCA (Area di Libero Commercio delle Americhe) che fu ideato e realizzato dagli Stati Uniti. Tuttavia, sembra che ALBA non avanzi come modello esemplare di associazione volta ad innalzare il livello politico e sociale della regione latinoamericana.

Altra questione interessante emerge durante l’analisi dell’ “Indice di libertà economica”, in cui si osserva che l’insieme degli stati, ad eccezione del Venezuela, presenta risultati favorevoli. Questo probabilmente favorisce la forte crescita economica sperimentata dalla regione negli ultimi anni ma pone in evidenza anche il basso indice di alcuni paesi della zona.

Tabella 3: “Indice di Libertà Economica”. Fondazione Konrad Adenauer

Osservando questi livelli di libertà economica nazionale, bisogna sottolineare che i paesi stanno facendo grandi sforzi per continuare a crescere economicamente ed è necessario considerare che gli ultimi espropri delle imprese private rappresentano solo alcune eccezioni. Tuttavia, alla fine, non possiamo affermare lo stesso riguardo agli indici di percezione della corruzione e della garanzia dei diritti politici, in quanto questi forniscono dati molto negativi. La seguente tabella mostra che solo tre paesi: Perù, Uruguay e Cile ottengono buone recensioni sulla corruzione politica, a questi si aggiunge El Salvador per quanto riguarda la qualità dei diritti politici.

Tabella 4 “Indice di Percezione della Corruzione e dei Diritti Politici”. Fondazione Konrad Adenauer

Tutti gli elementi raccolti nella tabella costituiscono la colonna vertebrale delle strutture politiche degli stati e sono il riflesso della situazione esistente nella regione. Analizzati insieme, permettono di considerare che la regione è stabile a livello democratico, anche se ci sono paesi che si ritrovano all’interno del “gruppo minimo di sviluppo democratico”: Guatemala, Repubblica Dominicana, Nicaragua, Ecuador, Bolivia e Venezuela. Tuttavia, resta ancora molto da fare; gli approcci globali di sicurezza nella regione dovrebbero includere piani nazionali e regionali che permettano di affrontare con determinazione le sfide che ancora esistono. Così sarebbe possibile migliorare la stabilità istituzionale nei paesi latinoamericani, dove la certezza del diritto si converta in un pilastro fondamentale per lo sviluppo dello stato e faccia in modo che gli investimenti stranieri possano permettere il progresso economico nazionale.

Relazione Governo-Settore Privato

Tenendo a mente l’attuale contesto economico regionale, la relazione tra governo e settore privato è, ora più che mai, necessaria e imprescindibile. Le economie degli stati sono direttamente vincolate all’investimento privato nei suoi rispettivi settori impresariali. Così, la fluidità nel dialogo e nelle negoziazioni tra i due diventa fondamentale, dato che è chiaro che qualsiasi cambiamento nelle politiche pubbliche influisce nel tessuto impresariale.

Per questo motivo, gli stati latinoamericani devono stabilire momenti di dialogo con le imprese private che gli permettano uno scambio permanente di informazioni e interessi, con l’obiettivo di beneficiare non solo delle sue rispettive economie nazionali ma anche di incrementare l’impiego dei suoi cittadini. Tuttavia, secondo uno studio condotto dalla società di consulenza Llorente e Cuenca, di origine spagnola, ma con una forte presenza in America Latina, i rapporti tra il settore pubblico e privato nella regione devono migliorare. Questo studio, denominato “IV studio sulle relazioni impresa-governo in America Latina, Spagna e Portogallo” fu pubblicato nell’ottobre del 2012 e alla sua realizzazione collaborarono l’Istituto d’Iberoamerica e la CEOE. Tra i vari dati, emerge che il 42,8% degli imprenditori intervistati considera scarsa o nulla la collaborazione dei governi nelle attività del settore impresariale. Più concretamente, gli imprenditori peruviani sono coloro che hanno la percezione più bassa del rapporto con il proprio governo, dato che il 56,6% ritiene che essa sia praticamente inesistente, seguiti dai colombiani, con un 48,3% e dagli argentini, con un 42,2%. Un altro aspetto rilevante di questo studio è che gli imprenditori nazionali non ritengono di influire nelle politiche economiche dei propri governi: il 47,1% degli intervistati sostiene che la sua influenza sia scarsa o nulla.

Tuttavia, come dato positivo, questa investigazione mostra un leggero miglioramento rispetto al livello di preoccupazione per la certezza del diritto da parte delle imprese, sebbene sia necessario migliorare in questo ambito. Nel 2011, il 43% degli intervistati aveva una percezione negativa a riguardo, mentre nel 2012 la tendenza è diminuita al 38,4%. Tuttavia, ci sono paesi in cui la maggior parte dei datori di lavoro considerano i livelli di sicurezza della legge bassi o molto bassi: in Messico, con il dato più basso della regione, è così per il 60% degli intervistati, per un 58,7% in Argentina, e per il 58,3% in Ecuador.
In conclusione, questo studio rivela, ancora una volta, che la situazione in America Latina attraversa momenti di profondo cambiamento strutturale, nei quali l’interrelazione dei differenti attori della società e dello stato democratico è un momento necessario e imprescindibile e deve essere una base essenziale per garantire lo sviluppo nazionale e regionale. Qualsiasi progresso regionale passa, in tutti gli ambiti, per la forza dei suoi sistemi economici e, conseguentemente, per la sicurezza giuridica di uno stato. Pertanto, questi approcci dovrebbero essere presenti nelle strategie globali di sicurezza dei paesi latinoamericani, sia a livello nazionale che a livello regionale.

Riflessioni finali

La percezione della “sicurezza” degli stati esige la pianificazione strategica al fine di potersi confrontare con le minacce esterne ma senza dimenticare la necessità di superare, allo stesso tempo, le debolezze delle proprie strutture pubbliche e dei governi democratici. Tale approccio della sicurezza regionale mantiene, come uno dei suoi pilastri fondamentali, “la promozione economica e sociale” degli stati, in cui la certezza del diritto deve garantire la protezione attiva del tessuto impresariale da parte dei governi, come strumento principale per la difesa dei propri sistemi economici.

Come mostrano tutti gli studi analizzati, la regione tuttavia presenta carenze importanti nelle strutture pubbliche e democratiche che possono rendere più difficile qualsiasi approccio regionale di sicurezza globale. Se la “sicurezza giuridica” regionale può considerarsi stabile, esistono casi specifici che possono fare in modo che gli investitori stranieri mettano in dubbio l’affidabilità dell’America Latina come luogo sicuro per fare affari economici; ciò rappresenta qualcosa che, senza dubbio, ha una ripercussione negativa nello sviluppo nazionale e regionale. A questo punto, l’apertura di vie di comunicazione permanenti tra la diverse amministrazioni pubbliche e il settore privato permetterà la creazione di sinergie che favoriscano l’instaurazione e il mantenimento di un tessuto industriale di qualità. Senza dubbio, gli imprenditori sono canali importantissimi per la comunicazione di politiche governative e, allo stesso tempo, sono i rappresentanti principali del tessuto sociale. Pertanto, la classe politica deve soddisfare i seguenti canali di comunicazione per stabilire nuove politiche economiche e dell’occupazione. Gli Stati non devono dimenticare che qualsiasi approccio comune di sicurezza e di crescita regionale deve portare ad importanti investimenti stranieri che possano beneficiare al tessuto impresariale nazionale.

Nel contesto attuale di globalizzazione, mantenersi lontani dal sistema economico internazionale non è una buona strategia per raggiungere una crescita notevole. Un chiaro esempio di questa affermazione è rappresentato dall’Asia, dove gli stati con un diverso livello di sviluppo, come la Cina, Singapore, Hong Kong, Taiwan o la Corea del Sud, hanno aperto le loro porte al sistema economico internazionale e, con ciò, hanno conseguito, in alcuni casi, indici di crescita economica superiore al 5%. Grazie all’apertura delle loro economie al sistema internazionale, i loro governi sono stati capaci di ridurre gli indicatori di povertà e si sono convertiti in referenti economici all’interno della loro regione. Il termine “sicurezza giuridica” non significa che gli stati aprano le proprie porte senza limiti e controlli al sistema economico, ne tanto meno che le imprese abbiano libertà assoluta per fare affari senza considerare con assoluto rigore le legislazioni nazionali. Al contrario, si tratta di stabilire una direzione comune per l’investimento impresariale, al riparo di un sistema giudiziale che garantisca la sua protezione contro qualsiasi aggressione esterna.
In ultimo, bisogna puntualizzare che una definizione comune di sicurezza, come segnalato dalla Conferenza di Sicurezza di Messico 2013, esige l’implementazione di strumenti di appoggio per gli stati più deboli al fine di rinforzare le loro strutture pubbliche. In questo aspetto, bisogna contemplare le diverse percezioni e le diverse sensibilità nazionali, dato che le società latinoamericane sono sempre sovrane per eleggere i propri governi e il loro futuro. Se da una parte il maggior numero dei paesi hanno sistemi elettorali stabili, ci sono ancora casi in cui le elezioni sono contestate dalla presunta manipolazione dei risultati. Tutte queste situazioni non beneficiano ne alla stabilità dei diversi governi ne alla percezione della sicurezza della regione che, invece, è realmente minacciata dal terrorismo e dalla criminalità organizzata. Questi sono i veri problemi che colpiscono la sicurezza nazionale e costituiscono una delle principali preoccupazioni della società che esige che i propri rappresentanti pubblici e dirigenti politici le affrontino con priorità e determinazione. Se da una parte è chiaro che l’eradicazione totale di queste problematiche è molto complicata, la crescita economica della regione e lo sviluppo della società aiuteranno a incrementare la forza delle singole nazioni. Per questo motivo, è imprescindibile che tutte le amministrazioni pubbliche statali s’impegnino nella promozione della stabilità e della certezza del diritto. Indubbiamente, la sostenibilità economica delle nazioni latinoamericane sarà sempre la soluzione migliore per eliminare o neutralizzare le debolezze strutturali che influenzano, in percentuali eccessive, molti paesi della regione.

(Traduzione dallo spagnolo di Martina Zannotti)


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