L'amore a Roma: Catullo

Creato il 05 agosto 2014 da Lucia Savoia

L'impero romano fu una delle maggiori potenze politiche che la storia dell'uomo ha conosciuto. 

Ogni cittadino romano agognava d'intraprendere quel Cursus Honoruom che lo avrebbe portato al potere. Ignorare gli impegni politici dunque era sinonimo di debolezza e fiacchezza fisica. A Roma non c'era spazio per l'amore, né per la poesia disinteressata; non c'era spazio per l'arte e la filosofia: i Mores Maiorum (i costumi degli antichi), l'onore e la forza, la rigidità  e l'intransigenza, erano le forze dominanti.
Catullo, invece, fu l'unico ad estraniarsi totalmente dalla vita politica e dalle infamanti lotte per il potere, il primo a disinteressasi della carriera: egli fu l'unico autentico poeta di Roma.
Le sue poesie sono un inno all'amore, alla bellezza, alla sensualità ; non c'è spazio per l'onore e la politica.
Egli canta l'amore per una donna, Clodia, una cortigiana romana lasciva ed inquieta, chiamata nei componimenti col nome di Lesbia. Lo pseudonimo fu creato come omaggio alla poetessa greca Saffo, abitante dell'isola di Lesbo,la quale pativa gli stessi tormenti del cantore romano. Lo pseudonimo è un topos della letteratura, che serviva a celare l'identità della donna, per proteggerla da chiacchiere e pettegolezzi inutili, largamente utilizzato nel corso della storia da diverse correnti letterarie: dai Trobador francesi ai poeti siciliani, da Dante a Petrarca: Catullo fu quindi il primo ad inaugurare un genere poetico che andò avanti per secoli. Egli dedica alla sua donna un liber intero, il Liber Catullianus, in cui è delineata la storia del loro amore. Lesbia è una donna ideale e romantica, un'amante taciturna e dolce, una cortigiana dai mille amanti, un essere scostante e camaleontico. Catullo la descrive in mille modi, la ama e ne è affascinato, ma è perfettamente consapevole di essere solo uno dei tanti amanti della donna. Egli non può fare a meno dei suoi baci e delle sue carezze, di quell'affetto camuffato d'amore che lei regala a molti uomini:

"ODI ET AMO. QUARE ID FACIAM, FORTASSE REQUIRIS. NESCIO, SED FIERI SENTIO ET EXCRUCIOR"

L'odio e l'amo. Perchè faccio ciò, forse ti chiedi. Non so, ma sento che ciò accade e mi tormento. 

Le poesie scritte da Catullo sono tra le più belle che la letteratura conservi, dei piccoli capolavori di stile, che letti in latino rendono tutta l'intensità  del sentimento. Il poeta inaugurò a Roma un genere che in Grecia era largamente sperimentato, la poesia Neoterica, ovvero la poesia d'amore. Il termine "Neoterico" venne coniato da Cicerone con effetto dispregiativo, per delineare una poesia di poco conto. L'oratore conosceva la situazione di Catullo, era a conoscenza della lascivia  di Clodia e non si lasciò sfuggire l'occasione di attaccarla in pubblico durante un processo ai danni del fratello.

Nonostante l'intransigenza romana, nonostante l'eccessivo rigore e la paura per le arti e il pensiero diverso, l'esperienza di Catullo è stato indispensabile per l'intera letteratura italiana ed europea

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