L'Angolo di Matesi: "UN AMORE LITIGARELLO: ADELE VIERI CASTELLANO"

Creato il 12 maggio 2015 da Blog

L'amore non è bello se non è litigarello. Scoprite gli alti e bassi della relazione tra Teresa Siciliano e i libri di Adele Vieri Castellano!
Sono laureata in lettere classiche e per 36 anni ho insegnato Italiano e latino per lo più nel liceo Aristofane di Roma. Quindi ho sempre adorato il mondo greco-romano: su questa scelta credo abbia avuto molta influenza il film Quo vadis? di Mervyn LeRoy del 1951 (ma che naturalmente io vidi molti anni dopo in seconda visione, come usava allora) e soprattutto il romanzo di Sienkiewicz, che lessi nell’adolescenza durante un memorabile viaggio in treno verso la casa di mia nonna in Calabria, viaggio che allora durava non ricordo più se 12 o 14 ore. Come è noto, Sienkiewicz ambienta la vicenda dell’amore impossibile fra una cristiana e un romano pagano sullo sfondo dell’epoca neroniana, ricostruita sulla base di Tacito, ma dando rilievo soprattutto alle figure di Petronio da una parte, di Pietro e Paolo dall’altra, a detrimento in particolare dell’importanza di Seneca.Per molti anni ho cercato invano romanzi storici di ambientazione romana: se rammento bene, nella collane dei Romanzi Mondadori ne uscì soltanto uno, di certo non memorabile.Poi nel 1994 (nel 1994!) incappai per caso in un giallo Mondadori, Vacanze romane, che raccoglieva tre romanzi di Danila Comastri Montanari, Mors tua, In corpore sano e Cave canem. In essi l’autrice presentava, sullo sfondo del regno di Claudio, l’aristocratico Publio Aurelio Stazio, stranamente simile a Petronio, che dimostrava notevoli abilità investigative e che sarà il protagonista di molti romanzi successivi. Ma, nonostante l’accattivante sfondo storico, sempre di gialli si trattava. E all’epoca quel genere non mi attraeva particolarmente. D’altra parte non ho mai gradito i romanzi romani di origine anglosassone che mi sembrano sempre un po’ falsi. Per esempio mai mi è piaciuto, a differenza del film, il libro Ben Hur di Wallace.Solo nel 2012 emerse finalmente una nuova scrittrice italiana: Adele Vieri Castellano con Roma 40 d.C. Destino d’amore. Ammetto che all’inizio mi colpì negativamente il grande battage pubblicitario sul web, che all’epoca per me era una novità. Frequentavo allora con piacere il sito della Leggereditore, che era molto migliore di adesso. E osservai con un po’ di sconcerto molti interventi di persone che avevano già letto un libro non ancora pubblicato. Come si capirà, non sapevo ancora dell’esistenza di blogger e beta-reader. E neppure che caratteristica dell’autrice è quella di avere un gran numero di amiche e sostenitrici appassionate. Inoltre rimasi un po’ sconcertata dal nome del protagonista, Marco Quinto Rufo, ed espressi queste perplessità. Ne derivò una piccola polemica, che comunque cercai di smorzare, dal momento che il romanzo stuzzicava il mio interesse. All’epoca Fanucci pubblicava l’ebook con molto ritardo: quindi lessi il romanzo solo quando ne trovai una copia usata. Si trattava di un esordio molto promettente, perché l'azione era ricca e spesso avvincente e alcune scene, per esempio il tentativo di Messalina di sedurre Rufo e il finale con una specie di giudizio di Dio, mi sembrarono ben scritte. Però criticai le numerose descrizioni e in genere la lunghezza del libro (418 pagine): com’è noto, sopra le 300 pagine, per me non si tratta di un romanzo, ma di un’iliade. Ho il sospetto che la recensione a quattro stelle su Leggereditore e Ultima books scontentò alcune persone.D’altra parte fin dall’inizio mi è piaciuto molto Cuore nemico (cinque stelle): certo anche lì avevo da ridire su quella che chiamavo prolissità della Castellano, ma la maturazione della scrittrice mi pareva indubbia e alcuni episodi erano davvero di alto livello.Qualche perplessità in più, invece, mi suscita tuttora l’operazione prequel Roma 39 d.C, di cui mi piace (molto) solo il flashback sulla morte di Manio Valerio, il padre di Rufo.In ogni caso, come lettrice aspettavo un altro romano. Invece uscì Il gioco dell’inganno. Premetto che avrei preferito diversamente (e stiamo ancora aspettando il libro di Messalla), ma l’ambientazione a Venezia nell’epoca napoleonica mi sembrava molto accattivante e l’autrice, incontrata di persona alla Libreria Fanucci, mi riuscì molto simpatica. Il prezzo del cartaceo è stato sempre troppo alto per me e quindi cominciai ad aspettare l’ebook (sempre rompendo l’anima alla casa editrice perché si sbrigasse), ma, come succedeva allora (perché la Leggereditore ha sede a Roma), trovai prima il romanzo alla mia bancarella dell’usato. Purtroppo rimasi molto delusa e, come è mia abitudine, ci andai giù pesante su Amazon: “Mi aspettavo qualcosa all'altezza di Rufo o di Aquilato. Delusione più grande non poteva capitarmi! Infatti si tratta di un romanzo davvero sconcertante: quasi 500 pagine per una storia senza capo né coda, lenta e piuttosto noiosa, dove l'autrice affastella intrigo su intrigo, secondo i modi del vecchio romanzo d'appendice all'italiana, senza logica (vedi il duello con uno dei cattivi o tutto l'episodio del processo di Jacopo), senza approfondimento psicologico dei protagonisti (un falso eroe e una stupida oca), per cui le figure più interessanti risultano alcuni personaggi secondari, benché appena abbozzati, e ahimè! Napoleone. Copertina fastidiosa, più adatta ad un romanzo erotico che ad uno storico d'avventura.”Lo so, sono un po’ polemica a volte. Tanto più drastica quanto più ammiro l’autrice di turno.Seguì uno scambio polemico di battute sempre su Amazon con un’altra lettrice (pseudonimo Scarlett King) e, dal momento che in Italia ci si divide sempre fra guelfi e ghibellini, la platea delle lettrici si divise, parteggiando per l’una o per l’altra. Ancora oggi la recensione sul Gioco dell’inganno detiene il mio record negativo di stroncature: 14 a 10.Archiviata tutta questa polemica, mi piacque invece molto La legge del lupo, l’antologia di racconti in cui l’autrice, secondo me, trova il giusto equilibrio fra azione e brani descrittivi.Ormai siamo arrivati al tempo presente. L’implacabile,pubblicato da Emma books, insieme con i libri della Lombardi e della Taroni Dardi, si presenta come l’inizio di una serie RS e, nonostante qualche difetto, mi è piaciuto molto. L’appunto più grave che ho da fargli è di ordine puramente contenutistico: come ormai succede di regola nel genere, il protagonista Damiano, per neutralizzare i “cattivi” di turno e salvare la sua donna, applica la tortura (anche se l’autrice pudicamente usa l’ellissiper attenuare l’effetto). Però io sono seguace di Beccaria e socia di Amnesty International, quindi mi rifiuto di accettare la cosa perfino in letteratura e ripeto continuamente (rompendo anche un po’ l’anima a tutti, soprattutto ai numerosi giustizialisti sbrigativi da facebook): NON in mio nome.Meno bello il recentissimo Canto del deserto, che presenta qualche prolissità di troppo, ma anche una seconda parte efficace, ricca di eventi e di azione.In conclusione, siamo in presenza di una scrittrice molto prolifica (sette libri in meno di tre anni), sempre interessante e, mediamente, di buon livello. Certo, come, credo, tutte le altre lettrici, stiamo sempre aspettando il Messalla e, alla presentazione del Canto, l’autrice ci ha promesso che farà presto.
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