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L’apocalisse? Un mondo senza donne

Creato il 21 novembre 2019 da Gaetano63
L’apocalisse? Un mondo senza donne Nel film «Light Of My Life» di Casey Affleck lo straordinario rapporto tra un padre e una figlia

di Gaetano ValliniUn uomo e una bambina, padre e figlia, sono stesi l’uno accanto all’altro, illuminati da una semplice torcia. Il primo racconta una storia, inventata sul momento.La cinepresa li riprende dall’alto in primo piano. Una sequenza iniziale di dieci minuti che già nella favola narrata — una fantasiosa rivisitazione della storia dell’arca di Noè — introduce metaforicamente quello che sarà lo sfondo del film Light Of My Life, prodotto, scritto, diretto e interpretato da Casey Affleck: un mondo post-apocalittico in cui le donne sono state sterminate da un misterioso morbo. Presto si scopre che i due vivono in tenda in una foresta, isolati dagli altri uomini: in un mondo senza donne, violento e senza più regole, quella bambina sulla soglia della pubertà è preziosa. Padre e figlia — capelli corti coperti da un berretto e indumenti da maschietto — vannonella più vicina città solo per rifornirsi. Ogni sospetto diventa il pretesto per una fuga, costringendoli a un continuo, solitariovagabondaggio.Ma se questo è il contesto di Ligth Of My Life — presentato alla Berlinale e passato anche alla Festa del cinema di Roma nella sezione Alice nella Città — l’originale regia si smarca dalle classiche pellicole catastrofiste, per virare sul genere “survivor”, ma anche qui tenendosi intelligentemente lontana dai cliché. Pur avendo presenti film come La stradatratto dall’omonimo romanzo di Cormac McCarthy, Affleck con un altro spessore contenutistico punta decisamente l’obiettivo sul particolarissimo rapporto tra padre e figlia. Infatti, sebbene la tensione sia sempre mantenuta alta — il pericolo è incombente, la cautela non è mai troppa e l’uomo sembra talvolta eccedere nella sua ansia di protezione — il contesto è appena accennato, dominato da una natura maestosa,incurante di ciò che accade. Un minimalismo descrittivo e anche di azione compensato però dagli intensi, intimi dialoghi tra i due protagonisti e dai ricordi dell’uomo, brevi, drammatici flashback nei quali compare la moglie (Elisabeth Moss) morta un anno dopo il parto, della quale cerca di tenere vivo il ricordo anche nella figlia. L’apocalisse? Un mondo senza donneNei panni del padre premuroso e comprensibilmente iperprotettivo, Affleck — premio Oscar meritatissimo come miglior attore perManchester By The Sea — riesce con efficacia a far emergere le difficoltà di dover crescere da solo una bambina che sta per diventare donna, il goffo imbarazzo di lui in certe situazioni, la preoccupazione di prepararla a cavarsela da sola qualora gli accadesse qualcosa, nella dolorosa e angosciante consapevolezza che non potrà difenderla per sempre.Così, in un mondo imbarbarito e un’umanitàincattivita dalla mancanza della sua parte femminile — la vera apocalisse sarebbe un mondo senza donne, sembra dirci Affleck — l’amore di un padre diventa l’unico argine possibile al male. Il tempo che i due protagonisti trascorrono insieme è il racconto di un duplice percorso di crescita.E se per Rag, questo il nomignolo dell’undicenne, è un itinerario naturale, per quanto condizionato dalle circostanze — bellissima la scena in cui lei, sempre costretta a vestirsi da maschio, indossa indumenti femminili trovati in una casa abbandonata suscitando l’ira del padre — per quest’ultimo non è altro che la progressiva presa di coscienza di un distacco avvertito come inevitabile e imminente. Con Light Of My Life, nelle sale da questo fine settimana,Affleck, al suo secondo lungometraggio da registadopo il falso documentario Joaquin Phoenix - Io sono qui!, confeziona un’opera personalissimache, nonostante alcune imperfezioni, racconta una storia intrisa di tenerezza, con personaggi in grado di suscitare sincera empatia, senza cedere al facile sentimentalismo. Un film che affronta temi rilevanti; non solo il rapporto padri figli, ma anche la capacità di lasciarli andare per la loro strada, la perdita dell’innocenza, la violenza.Un filmdove le parole riescono ad avere la meglio sulle immagini. E non importa se talora appaionosovrabbondanti: Affleck e l’esordiente Anna Pniowsky sono talmente bravi da far perdonare quasi tutto.

(©L'Osservatore Romano, 22 novembre 2019)

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