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L' arte al mausoleo della bela rosin

Creato il 20 ottobre 2019 da Angeloferito
In un luogo carico di memoria, il silenzioso  dialogo tra Fotografia e Pittura degli artisti Antonio Attini e Giuseppe Attini. Un invito alla   riflessione sulla transitorietà della vita, con il suo processo di continua dissoluzione e rinascita di energia di vita, attraverso anche ogni atto creativo.
L' ARTE  AL  MAUSOLEO  DELLA  BELA  ROSIN
    ALL’OMBRA DELLA REGINA
   Vita mutatur non tollitur
  Testo di Antonio Miredi

In “Essere e Tempo”, Martin Heideger ci ricorda che il nostro essere nel mondo è, in sostanza, un essere per la morte. Una verità che trova una sua più compiuta consapevolezza di senso rovesciando la prospettiva.

Vita e morte non sono tappe conclusive e inseparabili ma, per paradosso, convivono come la

luce e la sua ombra. La vita, nata dall’acqua, reca in sè il mistero di una origine attraverso la dissoluzione (una specie di morte) di un corpo celeste carico di energia.

Vita e morte ritrovano il loro apice quando l’essere primitivo comincia, a differenza di altri esseri viventi, a guardare in faccia la morte in un suo simile. E’ questo il passaggio decisivo per la celebrazione di un rito, la sepoltura che in nuce è già, allo stesso tempo, un rito religioso e artistico.

Un luogo carico di Memoria, come il Mausoleo che la tradizione popolare, ancora oggi chiama “Il Mausoleo della Bela Rosin”, pur non conservando più i resti di quella figura di donna che fu prima l’amante più fedele del Re Vittorio Emanuele II e infine moglie in un matrimonio morganatico, che non lasciava cioè titoli ereditari reali ai figli, testimonia il suggello di un amore capace di superare le ragioni della Storia.

Il Mausoleo infatti riproduce a distanza, in dimensioni più ridotte il Pantheon di Roma dove si conserva il sepolcro del re Vittorio Emanuele II.

Un legame simbolico d’amore a distanza che fa uscire Rosa Vercellana (la bella Rosin) dall’ombra della vera Regina, Maria Adelaide d’Austria, di cui tra l’altro pochi conservano precisa memoria. Ben viva e radicata, soprattutto nel territorio periferico di Torino del quartiere Mirafiori, è invece il ricordo della Vercellana, nominata Contessa di questo luogo che un tempo poteva vantare un altro castello fra le tante incantevoli residenze di Casa Reale.

Un Mausoleo riqualificato dalla Città di Torino, dopo anni di incuria e abbandono, oggi con un punto prestito delle Biblioteche civiche torinesi, e divenuto anche spazio per eventi culturali, teatrali, musicali ed espositivi. Lontano quindi il tempo in cui l’abbandono e il degrado ne avevano fatto un luogo un po’ sinistro, alla mercé di scritte blasfeme e sacrileghe. E tuttavia sempre carico di suggestione, pronto a far nascere leggende, misteri e paure in grado di accendere la fantasia di tanti ragazzi e curiosi che qui venivano in visita.

Fra gli adolescenti che vi hanno potuto trovare le prime ispirazioni per un già innato estro creativo, due fratelli gemelli, Antonio e Giuseppe ATTINI, divenuti negli anni artisti con una loro personale cifra espressiva. Il primo, Antonio, lavorando soprattutto con la Fotografia, celebrata anche in tanti importanti reportage internazionali, ma trattando anche il Collezionismo ( Cartoline per lo più, con Pinocchio sempre nel cuore, al punto da dedicarvi importanti mostre di successo) e avventurandosi anche nel difficile ma entusiasmante campo dell’Editoria; l’altro fratello, Giuseppe, dedicandosi invece prevalentemente alla pittura, vissuta con totale immersione di anima, e che ha toccato varie fasi e linguaggi.

Due artisti in apparenza molto diversi, ma entrambi con un sottile filo pronto ad unirli. Il filo che li unisce è soprattutto una dolente e allo stesso tempo lieta riflessione sulla transitorietà della nostra vita, quel processo di trasformazione e iniziazione che tocca il mistero della morte.

Non a caso quindi, per la prima volta insieme ad essere festeggiati con una loro mostra, proprio nel quartiere che li ha visti crescere, dentro lo spazio espositivo del Mausoleo della Bella Rosin, la scelta di esporre opere che di questa riflessione escatologica ne evidenziano la presenza.

Antonio Attini riproponendo un originale ed evocativo viaggio fotografico realizzato lungo i viali silenti del Cimitero Monumentale, dove sopra o davanti a rappresentativi sepolcri scultorei, un altro artista, il pittore Mario Gramaglia, ne diviene interprete facendosi riprendere in una sorta di mimesi fra tempo e attualità, memoria e sogno.

Creando dei tableaux vivantimpreziositi con interventi pittorici dello stesso Gramaglia che dimostrano come la presenza di un atto creativo sia capace di dare un afflato, un respiro di vita, a quello che in apparenza sembra solo il luogo di un silenzio assoluto. Un viaggio di morte e di vita, epifania di visione, fastosa nostalgia.

Giuseppe Attini, in coerenza con questa stessa cifra in cui luce ed ombra, vita e morte vengono esaltate e rovesciate attraverso una, in apparenza inquietante ma fortemente visionaria e apocalittica, rappresentazione speculare e doppia di un teschio. Sintesi perfetta e culmine di un dignitoso percorso artistico iniziato anni addietro con una pittura figurativa neogotica, ancora debitrice alla esperienza torinese Surfanta, quella stagione esaltante e libertariamente folle di surrealismo e fantastico, testimonianza di una Torino non scontatamente tutta castrum, rigore ed ordine urbano e mentale.

Un teschio che ci appare anche spettro di una clessidra, simbolo nel tempo di quello scorrere inesorabile della vita fra polvere che ritorna alla polvere, energia e materia ridotte a sabbia, e infine liquidità gloriosa di un ciclo perenne.

Giuseppe Attini conosce in profondità il mistero che unisce passione e tormento, attraverso il processo di dissoluzione della materia, pronta a farsi vitale materiale per un lavoro artistico.

Una lezione di filosofia orientale in cui la materia non è altro che sostanza spirituale ed astratta, appresa anche grazie a un lavoro e un soggiorno in Cina, accanto a maestri che hanno subito riconosciuto in lui un talento di artistica impronta internazionale.

La vita vive le sue mutazioni ma solo conservando nell’ignoto una energia di nuova vita. Via mutatur non tallitur, la vita è solo mutata non tolta.

(Antonio Miredi)

L' ARTE  AL  MAUSOLEO  DELLA  BELA  ROSIN
Mausoleo della "Bela Rosìn" (Rosa Vercellana), moglie morganatica di re Vittorio Emanuele II, Torino. Fotografia scattata da Andrea Ferrero (Fonte Wikipedia)
L' ARTE  AL  MAUSOLEO  DELLA  BELA  ROSIN Il 23 ottobre 2019,al Mausoleo della Bela Rosin(Torino, Strada castello di mirafiori 148) alle ore 18.00, nella cornice degli eventi culturali ed artistici proposti dalla rete delle Biblioteche della città di Torino, verrà presentata la mostra dei fratelli Antonio e Giuseppe Attini All'ombra della Regina”La mostra durerà fino al 3 novembre 2019

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