L’Australia torna a vendere uranio all’India.

Creato il 17 novembre 2011 da Basil7

di Beniamino Franceschini

A sinistra il primo ministro australiano Julia Gillard, a destra il premier indiano Manmohan Singh. | abc.net.au, ©AFP: M. Asokan

L’Australia potrebbe sollevare il divieto di vendita di uranio all’India. La proposta è stata lanciata dal primo ministro di Canberra, la laburista Julia Gillard, che, dopo aver scritto direttamente al presidente indiano Manmohan Singh, durante una conferenza stampa ha annunciato l’avvio di un dibattito interno al proprio partito circa un possibile cambio di rotta nei rapporti con Nuova Delhi. A spingere l’Australia a riaprire il commercio d’uranio con un Paese non aderente al Trattato di non-proliferazione sarebbero state due situazioni ben precise.

Innanzitutto, la conclusione dell’accordo per lo sviluppo del nucleare a uso civile tra la stessa India e gli USA: «Questo patto, – ha detto Gillard, – ha de facto sospeso il divieto per gli Stati dell’area (indo-pacifica, n.d.a.) di cooperare con la Repubblica indiana. In tale contesto, escluderci dalle nuove prospettive di relazione sarebbe solo controproducente, senza alcun guadagno. Credo che l’opinione pubblica australiana dovrebbe considerare lo stato dei fatti».
Dello stesso parere è il ministro degli Esteri di Canberra, Kevin Rudd: «Da un lato ci sono, certo, le preoccupazioni e gli impegni di molti per la non-proliferazione delle armi atomiche; dall’altro lato, tuttavia, ci sono profonde considerazioni riguardo all’importanza strategica dell’India e il modo con il quale intendiamo rafforzare questa relazione. Sicuramente, per un laburista la decisione di aprire nuovamente il mercato dell’uranio è molto difficile».

In secondo luogo, la ripresa delle esportazioni verso l’India è fortemente auspicata dall’industria mineraria australiana, la quale da qualche mese non vanta ottimi rapporti con il governo di Canberra. L’imposizione della carbon tax, infatti, ha costretto uno dei principali settori produttivi australiani a ingenti sacrifici e a una dura battaglia che ha diviso l’opinione pubblica tra i sostenitori della priorità dello sviluppo economico e quelli della difesa ambientale. L’Australia rappresenta il 12% sul mercato globale dell’uranio, ma si stima che sotto i suoi rossi deserti possano trovarsi riserve equivalenti al 40% della quantità totale mondiale. Julia Gillard potrebbe pertanto essersi convinta a concedere all’industria mineraria una sorta di compensazione alle ristrettezze e alla linea dura della scorsa estate. Il primo ministro non ha fatto mistero di voler riprendere i rapporti con l’India anche per recuperare le perdite generate dal crollo del prezzo del metallo dopo i fatti di Fukushima: «Vendere uranio all’India, – ha spiegato Gillard, – sarà vantaggioso per l’economia e per i lavoratori australiani, poiché per la sua crescita, New Delhi avrà bisogno di molta più energia, e il 40% di quella energia arriverà dal nucleare. È fondamentale per l’Australia non perdere un tale mercato in ascesa».

Mappa delle miniere di uranio in Australia. Il Paese è il terzo esportatore mondiale dopo Canada e Kazakhistan, ma si stima che nel suo sottosuolo si trovi il 40% delle risorse globali. | Fonte: australianuranium.com.au

La questione rappresenta tuttora un importante vulnus nelle relazioni tra i due Paesi: l’India, infatti, contesta all’Australia di interdirle il mercato dell’uranio in quanto non aderente al TNP (le esportazioni sono bloccate anche per Israele), salvo poi, al tempo stesso, intrattenere un flusso continuo d’affari con la Cina, accusata di contribuire allo sviluppo dei progetti nucleari in Iran, Corea del Nord e, soprattutto, Pakistan. In questo senso, il primo ministro indiano Singh si è posto molto duramente nei confronti dell’Australia, limitando in risposta altri commerci e, addirittura, disertando il vertice di Perth dei capi di governo del Commonwealth a ottobre.

I maggiori oppositori della proposta, alcuni dei quali sono nello stesso partito del premier, sostengono che Julia Gillard stia privilegiando un’ottica utilitaristica di breve periodo, ossia che stia ricorrendo a misure di realpolitik che tendono a sottovalutare le criticità legate ai diritti umani in India e alle potenziali intenzioni ostili di Nuova Delhi sia verso il Pakistan, sia per il predominio dell’Oceano Indiano.

Secondo Rory Medcalf, già ambasciatore australiano in India, «la posizione discriminatoria tenuta sin qui dal Partito Laburista non è più sostenibile. L’Australia sta ormai diventando una voce solitaria tra tutti i fornitori d’uranio, rifiutandosi persino di discutere con l’India una forma legale di commercio in materia di nucleare. Questa apertura era attesa da tempo e mostra che l’Australia ha preso consapevolezza della necessità di un’alleanza strategica con l’India verso quello che si prospetta come il secolo “indo-pacifico”».

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